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Chiesa del Rosario di Catanzaro, luogo di culto e cultura dove tradizione popolare e fede si incontrano fotogallery

Catanzaroinforma ha compiuto un viaggio nella sagrestia di una delle chiese che conserva preziosi manufatti serici

Come si racconta , o come si dovrebbe raccontare una città? Attraverso ciò che è stata. La consapevolezza del passato è infatti  l’unico modo per non farsi rubare il futuro e per vivere in maniera cosciente il presente.

Un esercizio, quello della conservazione della memoria, che in questa città è passato troppo spesso per deliri nostalgici o recriminazioni di sorta, fermandosi lì dove era nato. Sussulti, che nell’era dei social si sono trasformati in qualche post utile a raccogliere autoreferenziali like.

E così, mentre padri e padrini “litigavano tra di loro”, l’arte della seta veniva “esportata fuori confine”, chiudevano i locali della socializzazione culturale della città, si distruggevano luoghi che avrebbero potuto essere riqualificati. Del glorioso passato che fu restano le cartoline e le litografie che ogni catanzarese ha appese in casa, i racconti popolari.

Oppure restano i tesori conservati nelle chiese, luoghi in cui la fede si fa culto, ma anche inaspettati scrigni in cui qualunque laico può respirare cultura.

Catanzaroinforma è entrato in uno di questi scrigni, la sagrestia della chiesa del Santissimo Rosario, dove oggi si terranno le celebrazioni per onorare la Madonna di Pompei.

Il viaggio di Catanzaroinforma tra i manufatti serici conservati nella Ciesa del Rosario

Un mondo fatto di arte, intriso di cultura catanzarese e di tradizioni popolari che non sono altro rispetto a quelle religiose, ma solo l’altra faccia di una stessa medaglia.

Tra popolare e mistico la storia del veggente Micarello, il perchè il quadro con San Domenico non ritragga anche Santa Caterina e la Madonna della Vittoria

Popolari sono i racconti che fa Andrea, il sagrestano, quando parla del veggente Micarello, che aveva un rapporto particolare con la Madonna, al punto che una donna che non poteva avere figli si rivolse a lui per chiedere intercessione e divenne madre di due gemelli. O come quel prefetto che cacciò in malo modo il veggente, che era un mendicante, e dopo poco stette male al punto da doverlo richiamare.

O anche del perchè in  quel quadro, di un pittore fiammingo, che ritrae San Domenico, non ci sia, come accade in tutta l’iconografia, Santa Caterina, come l’immagine ritratta a Pompei.

Forse perchè, racconta Andrea, in realtà quella ritrovata a Pompei non era l’immagine di Santa Caterina, ma della meno famosa Santa Rosa a cui qualcuno pensò di mettere in seguito una corona.
Anche perchè la statua di Santa Caterina presente nella chiesa del Rosario è in realtà quella d’Alessandria, da cui prende il nome il vicino comune Jonico che, ogni 25 novembre, può godere del vento caldo che arriva dall’Egitto.

E poi c’è il quadro della Madonna della vittoria che celebra la battaglia di Lepanto, di cui ricorrono i 450 anni 

Il quadro della Madonna della Vittoria conservato nella sagrestia del Rosario

I tesori serici

Le stoffe preziose, i  velluti catanzaresi, tra cui quello unico nel suo genere di colore blu, conservati in dei grandi cassettoni, rovinati dal tempo. Nel sentire da dove vengono e cosa hanno rappresentato sembra quasi di vederle le suore del convento della Maddalena che li ricamano li lavorano con amore e pazienza.

In quei cassetti sono custoditi manufatti serici realizzati tra il 1500 e il 1800, tra cui la Pianeta dei Borgia, paramento sacro ordinato da papa Alessandro VI in occasione delle nozze tra Goffredo di Borgia  e Donna Sancia d’Aragona, poi diventati Principi di Squillace. 

Esiste il “velo di cipolla” preziosissimo manufatto di una consistenza leggera, e poi i “candusci”, termine nobile (entrato nella lingua della tradizione) che indica lo strascico delle signore.

Il ruolo della confraternita e l’importanza di conoscere le origini e la storia di quei tessuti

I giornalisti Antonio Capria, Davide Lamanna e Giulia Zampina, accompagnati dalle telecamere di Giuseppe Cristiano e grazie alle immagini scattate da Antonio Moniaci, hanno raccolto e riportato la testimonianza storica di Sandro Scumaci sull’origine e la manifattura di quelle stoffe e sull’importanza della confraternita, oggi guidata da Mario Catalano, nel far si che la tradizione non vada persa per sempre.

La guida spirituale della Confraternita è oggi affidata a Don Andrea Perrelli.

Un piccolo viaggio in cui condurre chiunque abbia voglia di acquisire la consapevolezza del passato per proiettarsi con coscienza in un futuro che appartiene a tutti