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Il San Giovanni ritrova la sua gente grazie alla mostra “Chagall. La Bibbia” fotogallery

Emozioni per la mostra in presenza. E' una selezione delle opere che il pittore russo – ma che visse a lungo in Francia – dedicò al Vecchio Testamento, soprattutto alle sue figure principali. Grande assente la Regione Calabria

Centosettanta opere, tra litografie e acqueforti, divise in tre sezioni, più due ulteriori sale dedicate all’Ebraismo in Calabria. E’ la nuova mostra allestita nelle sale del piano superiore del Complesso monumentale San Giovanni, inaugurata ieri sera, primo grande evento in presenza dopo mesi di chiusura a causa dell’emergenza pandemica. E prima mostra al San Giovanni dopo quelle, fortunatissime, dedicate al genio olandese di Escher e al Bernini e al Barocco romano.

Le sezioni di Chagall

L’entusiasmo per la riapertura di ieri sera era palpabile, nonostante i condizionamenti, anche per l’importante esposizione: “Chagall. La Bibbia” è una selezione delle opere che il pittore russo – ma che visse a lungo in Francia – dedicò al Vecchio Testamento, soprattutto alle sue figure principali. A spiegarne i tratti è stato il curatore della mostra Domenico Piraina che voluto anche ricordare Domenico Romano Carratelli al quale ha dedicato la mostra: «Nelle scuole si studiano l’Iliade e l’Odissea – ha affermato -, ed è giustissimo, ma perché non studiare la Bibbia? Non intendo dal punto di vista religioso, perché è un aspetto strettamente personale, ma proprio per il linguaggio universale che ha. Non dimentichiamo che in essa, nella parte di Abramo ad esempio, si riconoscono le tre grandi religioni monoteiste. E’ anche l’obiettivo di Chagall: lui non vuole semplicemente rappresentare la Bibbia, quanto l’attualità del messaggio biblico». Ecco allora i tre cicli che rappresentano le altrettante sezioni della mostra: il primo è quello “in bianco e nero”, costituito da acqueforti che «riflettono la fede e la vitalità dell’autore – nelle parole di Piraina -, l’intensa luce palestinese che lo illumina, la forza spirituale scaturita dal viaggio in Terra Santa» che il pittore fece con la famiglia negli anni ’30. Il secondo ciclo è quello di alcune delle litografie a colori che Chagall pubblicò tra il 1956 e il 1960 per la rivista Verve; ultimo ciclo è quello sulla Storia dell’Esodo: si tratta di una serie di 24 litografie che rappresentano la fuga del popolo ebraico dall’Egitto per raggiungere la Terra Promessa, ponendola come allegoria della persecuzione della seconda guerra mondiale, che aveva costretto anche lui a scappare da Parigi e trovare rifugio negli Stati Uniti.

Chagall – la Bibbia ed il San Giovanni torna a risplendere. Grande assente al taglio del nastro la Regione Calabria

L’Ebraismo in Calabria

La mostra poi si compone di un’ultima sezione  dedicata all’Ebraismo in Calabria: in esposizione si trovano alcuni frammenti d’anfora rinvenuti a Scolacium e a Bova Marina (dove ci sono anche i resti di una sinagoga), recanti un bollo raffigurante la Menorah, quindi testimonianze del coinvolgimento delle comunità giudaiche nei centri portuali, ma anche una ristampa anastatica del 2006 dell’unico antico e raro incunabolo conosciuto con il titolo “Commentarius in Pentateuchum” di Rashi, il cui originale, conservato a Parma, fu stampato nel 1475 a Reggio Calabria. Nell’ultima sezione trovano spazio anche un nucleo di opere di Max Marra, che sarà protagonista di una mostra a giugno al Marca, denominato “Il ghetto” e l’istallazione creata appositamente da Antonio Pujia Veneziano per la Giudecca di Bova “Pirghos, ceramiche parlanti”, con in esposizione appunto sette sculture in ceramica policroma invetriata, presentati dai rispettivi curatori Teodolinda Coltellaro e Gregorio Raspa.  Nelle sale della terza sezione, inoltre, è possibile ascoltare tre brani della cantastorie Francesca Prestia, intervenuta anche a chiusura della presentazione dell’evento con l’esibizione di “Shalom Adonài Shalom”, solo voce e chitarra battente.

Presenti e assenti

La mostra “Chagall. La Bibbia” è prodotta dal Comune di Catanzaro, assessorato alla Cultura, con la Regione Calabria – finanziata con i fondi del Pac Calabria 2014-2020 -, con il patrocinio della Provincia di Catanzaro, realizzata con il contributo della Fondazione Cultura e Arte, e organizzata da Arthemisia.

«L’emozione è tanta – ha ammesso nei suoi saluti in rappresentanza del primo cittadino, il vice sindaco Gabriella Celestino -, ed è dovuta sia all’importanza dell’evento, sia alla possibilità di inaugurarlo finalmente in presenza». Ha esordito poi ringraziando tutta la squadra comunale e la 4Culture che si occuperà dei servizi e delle attività didattiche, l’assessore alla Cultura Ivan Cardamone: «La cultura è il motore trainante della città e della regione – ha detto -. O dobbiamo dare ragione a Corrado Augias che ha detto che siamo irrecuperabili?». Sulle potenzialità anche dal punto di vista turistico si è soffermata l’assessore al ramo Alessandra Lobello: «Si tratta di marketing territoriale, è nostro dovere cogliere queste occasioni». «Questa mostra – è stato il turno di Iole Siena, presidente di Arthemisia – è segnata prima di tutto dalla grande volontà di farla – l’inaugurazione è stata programmata e rinviata più volte per cause facilmente immaginabili, ndr -, ma è soprattutto un bel segnale di ripresa». Nel corso dell’incontro, poi, è stato letto anche un intervento di Emmanuele Emanuele della Fondazione Cultura e Arte.

Grande assente alla presentazione della mostra la Regione Calabria, al contrario degli anni passati: «Non so per quale motivo – ha commentato a margine della conferenza l’assessore alla Cultura Cardamone -, ma c’è scarsa sensibilità nei confronti della cultura, il settore cultura è l’unica possibilità che ha la regione Calabria dal punto di vista sociologico ed economico. Questa sensibilità forse non si è percepita o capita, e me ne rammarico».