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2 giugno, quello storico Monumento ai Caduti che dominava Piazza Matteotti

La sua inaugurazione nel 1933 alla presenza del Re d’Italia Vittorio Emanuele III, la sua storia

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La “Festa della Repubblica Italiana” viene tradizionalmente celebrata il due di giugno (data in cui nel 1946 venne istituito il referendum per decidere quale forma di stato attuare: repubblica o monarchia) per ricordare la nascita della “Repubblica Italiana”.

Generico giugno 2021

Il cerimoniale, per questa data, presuppone che in quasi tutte le città italiane venga deposta una corona di alloro al rappresentativo “Monumento ai Caduti”, quale omaggio ai tanti militi che persero la vita in guerra (le “rappresentazioni” si svolgeranno in maniera ridotta per via dell’emergenza sanitaria).

A tal proposito si vorrà ricordare qualche breve documentazione storica a riguardo del monumento dedicato ai caduti, posto in “Piazza Matteotti” nel centro storico di Catanzaro. L’opera è rappresentata da un “gruppo scultoreo bronzeo” che si sviluppa su di un basamento di granito a forma quadrangolare, nella composizione si distinguono cinque statue che esprimono un intenso momento di guerra.

Le prime tre figure poste in primo piano raffigurano tre fanti, di cui uno in piedi nell’atto di scagliare una granata, mentre gli altri due, posti ai lati, sono quasi in stato di “avanzamento”. Nella parte posteriore altri due fanti, di cui uno esamine in terra, l’altro, al contrario, in procinto di rialzarsi.

L’opera scultorea, come è noto, venne realizzata dal maestro calabrese Michele Guerrisi (data di realizzazione 1927-1933) e successivamente inaugurata nel 1933 fra gli applausi di una folla acclamante (l’inaugurazione avvenne il 26/11/1933 alla presenza del Re d’Italia Vittorio Emanuele III). Numerosi monumenti ai caduti della “Prima Guerra Mondiale” vennero realizzati dallo scultore calabrese, come ad esempio quelli di Siderno, Cittanova, Montecalvo Irpino e Palmi.

Ma ciò che è importante da ricordare a riguardo dell’opera di “Piazza Matteotti” del capoluogo, la presenza di una sesta statua come il progetto prevedeva, ovvero “la Madre piangente” posta in piedi e di spalle rispetto ai cinque fanti, con il capo chino in atto di dolore e prostrazione. La scultura bronzea venne danneggiata dai bombardamenti del 1943 inflitti sulla città, per tale motivazione pare che la statua della “madre” fosse andata distrutta.

Non si hanno notizie sull’epilogo di questa statua, ma si racconta che i frammenti bronzei forse siano stati utilizzati per realizzare l’opera “Giustizia e Libertà” (eseguita dallo scultore Giuseppe Rito) posta sulla scalinata interna del Palazzo di Giustizia.

Tuttavia, anche se le informazioni su questo particolare possono essere incerte, senza dubbio alcuno dalle foto che si hanno a testimonianza, si può cogliere la bellezza di questa “madre calabrese” nel suo dolore, nel sembrare quasi in “attesa” dei propri figli che nel frattempo combattevano al fronte. Un particolare nascerebbe anche dalla posizione della statua, precedentemente posta di spalle e successivamente poi girata con il viso rivolto verso i “fanti” dell’intera scultura bronzea.

La “Festa della Repubblica” segna una importante data e altrettanto importanti sono i monumenti eretti a ricordo delle guerre vissute. Le raffigurazioni che quasi sempre li contraddistingue sono rappresentate dalla figura di un soldato o di un fante che esprimono lo slancio o l’ardore dell’impegno in battaglia, a loro viene sovente associata una figura femminile che in genere è quella della “madre” che esprime il dolore della lontananza dei propri figli che si adoperano per il bene della “Madrepatria”.

“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, scriveva il poeta Giuseppe Ungaretti nella lirica “Soldati”, quasi paragonando la caducità delle foglie a quella della vita dei soldati, la precarietà umana vista come una fragile foglia in autunno. (foto dal web)

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