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Magna Graecia film festival, “Ostaggi” è il film protagonista della quarta giornata

Questa sera sarà consegnato il Premio Nocciola d’argento

E’ “Ostaggi” diretto da Eleonora Ivone il film protagonista della quarta giornata del Magna Graecia film festival. Girato a Rende, con un ricco cast di interpreti, da Vanessa Incontrada a Gianmarco Tognazzi, passando per Elena Cotta, il film è insolito, ambientato quasi esclusivamente all’interno di una panetteria.

Per presentare la pellicola questa mattina, in vista della proiezione di questa sera all’arena del Porto, c’è stata una nutrita delegazione formata dalla regista Eleonora Ivone, d allo sceneggiatore Angelo Longoni , e dagli interpreti Francesco Pannofino, Jonis Bascir e Alessandro Haber, ha raccontato aneddoti e obiettivi, presenti nella pellicola. Che non è un thriller, nemmeno un poliziesco, ma neanche una commedia. E’ “cinema allo stato puro”, ha detto il moderatore dell’incontro, Antonio Capellupo: «Alla base di tutto c’era un testo teatrale che mi ha permesso poi di approfondire tutto quando – ha spiegato poi la stessa regista, anche autrice della sceneggiatura -, già il titolo appartiene chiaramente a un genere, le possibilità che offriva erano veramente tante, guardandolo a teatro mi sono resa conto di quanto la forza dei contenuti sociali si sposasse con l’impianto teatrale che a sua volta dava una spinta ulteriore a una drammaturgia cinematografica. La commedia non prevale mai neanche in teatro in modo così smaccato se non attraverso le possibilità interpretative che il testo stesso e la sceneggiatura offrono agli attori. In questo senso – ha aggiunto – io ho chiesto ai miei meravigliosi attori di non spingere mai l’acceleratore sulla commedia perché i contenuti sociali potevano essere espressi dal mio punto di vista attraverso una recitazione più naturalistica che sposasse la psicologia dei personaggi e non strizzasse troppo l’occhio alla risata facile».

«Il film comincia con una dichiarazione di ognuno degli ostaggi e del protagonista che sequestra queste persone e nelle sue parole già c’è il senso del film: “Sono stanco”, «è la stanchezza di una società che non ce la fa più, perché porta sulle spalle un’indolenza che deriva dalla fatica – ha aggiunto Longoni -. E’ la storia di una popolazione stanca. Chi sta fuori da questa panetteria sono coloro che stanno sopra, fuori, due esempi di Stato con Eleonora che cerca di affrontare le esigenze della società, e l’altra parte che è quella rappresentata da Alessandro, che vorrebbe risolvere in fretta senza troppe discussioni. All’interno di questa comunità emerge una profonda umanità».

La parola è passata quindi agli attori, che hanno parlato per conto dei personaggi che interpretano nella pellicola. Jonis Bascir ha divertito parlando di “beige power”, ricordando i cambiamenti in quanto a integrazione di cui possiamo godere oggi, tutti. Francesco Pannofino ha invece ribadito l’importanza di una sceneggiatura scritta con attenzione, «bisognava solo seguirla», ha detto. L’intervento di Alessandro Haber, in chiusura, più che sul suo ruolo all’interno del film – «Il mio personaggio è ottuso e misogino», ha detto -, si è soffermato sulle dichiarazioni a margine che i primi due, Bascir e Pannofino, supportati anche da Ivone, avevano  fatto raccontando della straordinaria accoglienza calabrese ricevuta durante la lavorazione del film. «Alla fine le nostre camere d’albergo, dopo le riprese, erano ricolme di ogni bendidio, omaggi vari ricevuti durante la lavorazione – ha raccontato Pannofino -. Siamo dovuti risalire in auto per poterci portare tutto dietro». Un ultimo ringraziamento, oltre alla Calabria film commission tutta – le difficoltà da affrontare per questa produzione sono state tante, dalla pandemia globale, alla riassegnazione degli incarichi nella Film Commission stessa, alla scomparsa del presidente della Regione Jole Santelli, con le conseguenze che ciò ha comportato – è stato rivolto a Pasquale Arnone, il produttore e organizzatore cinematografico cosentino, «un pezzo di cinema della Calabria» hanno detto, che «ci ha preso per mano e ci ha fatto attraversare tutte le problematiche incontrate. E’ stato fondamentale».

“Perché l’arte è impegno e dedizione, è talento che si arricchisce e si consolida con l’esperienza, così come la pianta del nocciolo, che con il lavoro di chi l’accudisce e la coltiva porta a frutto.
Perché l’artista, interpretando personaggi, dà voce a tante storie, alle storie di uomini e donne che dal particolare divengono un racconto corale e patrimonio universale. Così come i noccioleti sono la testimonianza di generazioni di uomini e donne che con la loro fatica hanno voluto e vogliono tramandare cultura e paesaggio a chi c’è oggi ed a chi verrà domani. Nel loro esistere, nella loro biodiversità custodita e tramandata sono testimonianza di resilienza.
Perché come per l’artista contano i gesti, contano le scelte dei ruoli che si vogliono rivestire per essere protagonisti del proprio presente.
Anche noi agricoltori ci sentiamo artisti, artisti di un’agricoltura moderna che racconta il passato e guarda al futuro” (Giuseppe Rotiroti, presidente del Consorzio di valorizzazione della Nocciola Biologica di Calabria e Capofila dell’ATS Nocciola Bio di Calabria).