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Avvocati. Ritratti di una professione, l’omaggio di Gianluca Bellacoscia ai professionisti del nobile foro di Catanzaro

Un percorso fatto di immagini, di volti, storie ed aneddoti di quell'antica tradizione che rese il capoluogo della Calabria punto di riferimento importante del diritto

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“Avvocati. Ritratti di una professione” è un reportage fotografico dal Foro di Catanzaro al tempo della pandemia con più di cento ritratti di altrettanti avvocati immortalati dalla fotocamera di Gianluca Bellacoscia, avvocato di profesisone, fototografo per passione.

Oltre ai ritratti cinquanta foto di paesaggio con un occhio di particolare riguardo per i due palazzi di giustizia catanzaresi. Ed è proprio uno scorcio di Palazzo Blasco, sede della Procura e della Corte d’Appello, a figurare sulla copertina del libro.

Ma non è solo un libro di fotografia: le sue 316 pagine, suddivise in dodici capitoli, ospitano infatti una raccolta di brani curati dagli stessi avvocati fotografati che si soffermano, con i loro scritti, sulle tante sfaccettature della professione forense. Aneddoti, racconti, memorie, approfondimenti tecnici ed anche poesie si alternano alle immagini fornendo un ritratto attualissimo dell’avvocatura.

Un capitolo del libro, interamente curato dall’avvocato Ferrari, racconta la storia dell’avvocatura catanzarese dal 1874 ad oggi, corredata dalla foto (l’unica a non essere stata scattata dall’autore) della prima donna iscritta all’Albo degli Avvocati di Catanzaro, l’avvocato. Bona Barbieri, ritratta in una foto della sua laurea risalente agli anni Trenta dello scorso secolo.

Un altro capitolo (“Le città del Foro”) è dedicato  ai comuni che furono sede delle ormai soppresse Preture (Badolato, Borgia, Catanzaro, Chiaravalle, Cropani, Davoli, Gasperina, Squillace, Taverna e Tiriolo).

La scelta dei professionisti fotografati non è stata ovviamente determinata da criteri di “merito” essendosi l’autore affidato, in prima battuta, alle persone con cui aveva condiviso il suo più che ventennale percorso lavorativo e dunque intessuto rapporti di cordiale colleganza; altri criteri sono stati quelli della “territorialità” e della “rappresentatività”.

Si legge nell’introduzione : “Fotografare più di cento colleghi mi ha consentito di osservarli sotto una luce diversa, più lieve ed interiore rispetto a quella con cui ero abituato a vederli in udienza: un’esperienza che mi ha indubbiamente arricchito a livello umano e professionale. Ho scorto un’etica ed un’estetica dell’avvocatura: ovunque cortesia, ospitalità ed eleganza, tutte qualità che hanno un riscontro anche visivo nella naturale compostezza assunta dai soggetti fotografati davanti all’obiettivo. Mi sono quindi affidato, credo con risultati soddisfacenti, al sensore della fotocamera perché percepisse e registrasse – laddove la mia retina non fosse riuscita a coglierla – la Bellezza che avvolgeva quelle figure fascinose votate alla difesa dei loro simili dai soprusi di altri simili.”

E ancora: “Perché, piaccia o no, insieme ai magistrati, ci sono gli avvocati, ogni giorno, a difendere i diritti e le libertà dei cittadini dai soprusi, dagli abusi e dalle ingiustizie.”

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