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Nello studio dell’artista. Luca Viapiana si racconta fotogallery

I diversi periodi, i cambiamenti, i fil rouge dell’artista di Catanzaro, tra i più apprezzati e ‘produttivi’. La tecnica e l’ispirazione. E le ultime tele, alcune ancora in fase di lavorazione

L’ultima serie di opere, quelle ancora inedite. I nove Pinocchi, nuove ispirazioni tra colori eterei, luminosi, bianchi, cipria, immagini geometriche e insieme morbide, che possono evocare De Chirico, e la materia protagonista, come sempre, quella con cui l’artista Luca Viapiana crea e si diverte.

Opere realizzate con gli scontrini fiscali, leit motiv del suo creare, e poi sorprendentemente: il caffè, la sabbia, l’acrilico, lo smalto, la cera paraffina sciolta, la pietra minerale polverizzata e unita all’olio. Altro ancora.

‘Mi piace molto lavorare con la materia  – spiega – l’elemento materico dà spessore fisico, prospettive distopiche, mi permette di curare la profondità’.

I Pinocchi, quindi, ma siamo solo all’inizio. Luca Viapiana, nel suo studio ampio e luminoso con panorama su ponte Morandi (“Quando mi sono trasferito qui – dice – avevo questo desiderio in particolare quello di un gran bel panorama”), si racconta.

Si aprono molte finestre, in questo racconto. E’ un racconto luminoso, come i colori delle sue tele. Periodi, luoghi doversi. Firenze, tanto importante per l’artista catanzarese, per lunghi periodi ancora città di ritorni, di vita, di ispirazione. Le serie degli anagrammi partiti dai manifesti per strada ‘Cosentino vattene’.

I mercanti in fiera, quello catanzarese e quello calabrese. La fase dell’audiovisivo, la scrittura, i cortometraggi. La sua esposizione a New York, nel 2014. E poi l’infanzia.

Senza smettere di divetirsi’, mai, racconta Luca Viapiana. ‘L’arte è per me curiosità, sorpresa, entusiasmo, quindi ‘divertimento’. Non voglio perdere questa dimensione che mi arricchisce profondamente. Forse anche per questo non voglio avere al momento una galleria’. Non smettiamo di divertirci quando siamo davvero noi stessi. Ma dietro ogni opera di Luca Viapiana c’è filologia. C’è molto studio.

Paradossalmente – racconta l’artista– Firenze mi ha dato, e parlo qui della mia arte, proprio per gli studi universitari, per quanto può sembrare strano: gli studi di Giurisprudenza. Mi ha fornito  un metodo analitico molto forte, quasi cartesiano direi, che come mia formazione anche umana mi sono ritrovato poi a trasferire nell’oggetto pittorico. Analizzare l’oggetto, è la cosa che trovo più interessante’.

Quell’analisi della figura, quell’ ‘istinto’ delle proporzioni che era già venuto fuori nei primi anni che Luca, bambino, comincia a frequentare lo studio dell’artista catanzarese Gioacchino Lamanna. ‘Ho sempre disegnato, creato. Anche negli anni dell’università. Tutti i giorni, credo’, racconta.

GLI SCONTRINI FISCALI

A Firenze, nel 2001, la prima tela fatta con gli scontrini. ‘Fu un viaggio in moto – racconta – raccolsi in quel viaggio tantissimi scontrini, era un mio rendiconto delle spese, una cosa mia’. Poi l’intuizione. Usarli per creare.

Adoro ancora oggi gli scontrini – spiega – sono fatti di carta termica trattata chimicamente. Lo scontrino da un punto di vista materico reagisce ai solventi molto bene. E reagisce bene anche agli agenti atmosferici, al calore, alla luce. Reagisce in maniera variegata, dà effetti sempre nuovi, imprevedibili e diversi, anche nel legame con gli altri materiali.

Producono un effetto ogni volta del tutto casuale, che non puoi prevedere. Questo continua a sorprendermi e a incuriosirmi’.

Lo scontrino, concettualmente nell’arte di Luca, non è mai ‘pop’. Non è materiale che destruttura. L’opposto, costruisce.

Gli scontrini sono moduli di sfondo. Sono poi legati a delle persone. Dietro molte tele vi sono scontrini fiscali raccolti e conservati per mesi da un’unica persona. Quella tela resterà per sempre il ‘racconto’ di un periodo di vita. ‘Un approccio quasi statistico – dice Viapiana – nel documentare una fase di vita’.

I PINOCCHI

Oggi Luca lavora su Pinocchio. C’è un’ultima tela che è ancora uno schizzo. Quattro anni fa ‘L’attesa’, il primo della serie. ‘Pinocchio come figura umile, personaggio che ha sempre e solo voluto essere uomo, mi piace svincolarlo dalla fiaba, Pinocchio come vita a se stante’. ‘La Castellana’ , un’immagine che ricorda una Madonna bizantina, è la Fatina che abbraccia Pinocchio. Un’immagine avvolgente, potente. ‘Collodi si ispirò per la Fata Turchina – racconta – a una ragazza di dodici anni che lavorava come cameriera, una persona vissuta davvero a Castello’. I capelli con la pietra minerale turchese polverizzata unita all’olio agli scontrini fiscali allo smalto, la tecnica.

La bellezza, la nicchia dietro, le stelline di smalto: una madonna classica bizantina.

Ecco allora ‘La Castellana’, e poi ancora ‘La grazia’, sempre tra i Pinocchi. ‘E’ la grazia, il miracolo della trasformazione – racconta – dalla mano umana si vede che Pinocchio si sta trasformando in uomo’. I colori hanno un effetto shock. ‘Proprio per dare il senso di questo miracolo – spiega Luca- che qui ha utilizzato  minerali di pietre polverizzate e tuorlo d’uovo.

GLI ANAGRAMMI /L’ULTIMO E’ WORK IN PROGRESS

Gli anagrammi sono nati in un giorno di qualche anno fa in cui ero a Lido, e di fronte alla fermata di un autobus vidi la strada tappezzata da questi manifesti: ‘Cosentino vattene’.

Un messaggio ‘calcistico’ rivolto all’allora presidente della società della squadra di calcio, un messaggio che aveva in sé questo diktat, questo contenuto comunicativo ‘violento’. Io ho pensato di rielaborarlo in chiave aulica.

E gli anagrammi sono statiTi sento vento cane’, ‘Sovente incanto tee altri ancora. Sono molto legato a queste opere. E’ materia raccolta per strada, da qui l’autenticità. Infine con l’ultimo anagramma ‘Niente contestavo’, una sorta di chiusa che porta a sovvertire il senso’. Una forma di estrema logica.

IL PERIODO DELL’AUDIOVISIVO

L’audiovisivo è stata una lunga fase, una fase espressiva che mi ha appassionato nella sua complessità. Mixa tanti canali, c’è la parte legata al tempo, quella legata al suono. Coinvolge tanti sensi. Ho prodotto in quegli anni diversi cortometraggi. E’ una fase della mia esperienza artistica legata al momento del mio incidente.

Ho cominciato a scrivere. Mi piaceva scrivere racconti, che poi divenivano sceneggiatura e cinema. Il primo è nato in chiave molto ironica, il titolo è ‘Forse quell’insalata di pollo’. E’ divenuto un cortometraggio di 24 minuti. Una fase particolare per me, non facile, avevo dubbi sul continuare a voler dipingere, avevo dubbi anche se mi piacesse più, anche per le difficoltà materiali che ho dovuto affrontare’. Una fase legata esclusivamente a quegli anni.

I ‘MERCANTE IN FIERA’

Quella delle carte è stata per me  – racconta infine– una delle esperienze più entusiasmanti tra i vari progetti che ho seguito. Perché ho potuto cogliere, anche durante le diverse esposizioni, tutto il ‘ritorno’ di entusiasmo dilagante che animava le persone, di aver tirato fuori sentimenti così vivi e esserne stato in qualche modo il catalizzatore’. Le carte del ‘Mercante in fiera calabrese’ di Luca Viapiana sono arrivate fino in Canada, dove è stato aperto il primo punto vendita estero. Fortissimo il messaggio identitario, in cui chi fruisce dell’opera come i tanti emigrati si ritrova anche sentimentalmente.

Quest’estate poi, l’esposizione a Montauro del Mercante in fiera calabrese, ‘a Montauro mi sento a casa perché ci sono cresciuto, l’idea di fare una mostra lì per me era impagabile, il bello di queste esperienze condivise è che ti scontri letteralmente con la lettura che ne danno le persone, un’esperienza ancora più arricchente –conclude Luca Viapiana- anche grazie alla presenza di persone non calabresi  quindi all’apporto culturale del confronto da visitatori venuti anche da lontano’.

Nel 2014 Luca Viapiana ha esposto diverse sue tele a New York. Viapiana  racconta di trarre ispirazione da tutto. Ma di non avere un ‘ispiratore’ consapevole. Ha avuto e continua ad avere scambi artistici a Catanzaro e in tanti luoghi d’Italia. L’anno scorso ha ricevuto il Premio Catanzaroinforma.

Per il Mercante in fiera calabrese ha voluto visitare dal vivo tutti i luoghi che ha poi riprodotto. ‘La percezione fisica rimane tra gli aspetti più belli, più coinvolgenti’, racconta. Con la luce negli occhi. Creando sempre ‘senza smettere di divertirsi’.