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Il Premio Caccuri debutta a Catanzaro con quattro importanti nomi foto

I protagonisti: il presidente di giuria, Giordano Bruno Guerri, il giornalista Paolo Mieli, il comico Dario Vergassola e l’attore musicista e scrittore Moni Ovadia

La prima volta del Premio Caccuri a Catanzaro porta quattro nomi. Quello del suo presidente di giuria, Giordano Bruno Guerri, del giornalista Paolo Mieli già direttore de La Stampa e del Corriere della Sera, del comico Dario Vergassola e dell’attore musicista e scrittore Moni Ovadia.

La serata, che si è svolta ieri al Teatro Comunale, è cominciata infatti con una piacevole intervista proprio di Guerri a Mieli, per presentare il suo ultimo libro “Il tribunale della storia”. L’intervento dell’autore si è concentrato sulle falsificazioni della storia che non emette mai sentenze definitive: gli esempi posti da Mieli sono stati relativi al vaccino di oggi, al progresso della tecnologia in generale che affonda le sue radici nel lavoro che svolgevano i bambini nel ‘700. «E’ una ipocrisia ignorare quella storia – ha affermato il direttore -, perché è quella che ci ha permesso la vita di oggi. Tutti coloro che hanno deciso di non vivere in una capanna, devono sapere che la loro scelta ha origini lontane, in decisioni e fatti che con la mentalità di oggi sarebbero dei peccati, ma non ha senso guardare alle colpe del passato». «Rinnegare Cristoforo Colombo, Winston Churchill, Thomas Jefferson oggi sono cose senza senso – ha aggiunto -. Che ragione c’è nel cancellare, nel demolire statue, nel distruggere? Chi lo vuole fare è un reo che vuole nascondere le prove».

La stessa dinamica emotiva vale per i buoni e i cattivi della storia: «Riabilitare un cattivo può essere interessante, lodare i buoni non è meritevole», ha detto portando come esempio Napoleone Bonaparte che seppe ribaltare la sua immagine negativa negli ultimi anni a Sant’Elena proprio dopo una vita da perdente.

A presentare gli ospiti che sarebbero di lì a poco saliti sul palco c’era Rossella Galati: la giornalista ha raccontato di questa versione autunnale del Premio che a dieci anni dalla sua nascita ha deciso di uscire dai suoi confini con manifestazioni anche a Crotone oltre che nella stessa Caccuri, prima di Catanzaro. Per i ringraziamenti di rito è stato quindi il turno del presidente del Premio Caccuri,  Adolfo Barone, che non ha potuto non salutare i vicepresidenti Roberto De Candia e Olimpio Talarico e le due persone che hanno creduto fin da subito nel progetto, il maestro orafo Michele Affidato – sue le torri che vengono donate in premio -, e lo stesso Giordano Bruno Guerri , «a loro oggi si è aggiunta una terza colonna del Premio, Emanuele Bertucci» ha concluso Barone.

E’ stato quindi i turno di “Un ebreo, un ligure e l’ebraismo”, la chiacchierata semi seria di Dario Vergassola e Moni Ovadia. Con la sottile ironia che da sempre accompagna le sue esibizioni, il comico spezzino ha interrogato l’attore e scrittore per capire se può esistere un tratto comune tra l’umorismo yiddish e il “cazzeggio” nostrano, «quell’abitudine da bar che abbiamo a La Spezia e Catanzaro», ha detto. Ovadia, nella collaudatissima formula, ha così sostenuto che un secolo fa del resto avrebbero potuto anche prenderlo per un ebreo, a Vergassola, poiché all’epoca gli ebrei venivano ritratti sui manifesti come «piccoli, nasuti, pelati, smunti», ha scherzato. Poi, tra risate talvolta amare, aneddoti e storielle prettamente yiddish, Ovadia ha accennato alle similitudini tra l’Ebraismo e un’altra grande religione monoteistica, l’Islamismo, e ha anche parlato di spirito talmudico, circoncisione, sesso, della figura della mamma, e del cinismo che può essere salvifico.

Difficile dare anche solo un’idea in un’oretta circa sul palcoscenico di quello che è un patrimonio culturale di oltre 4mila anni, ma di certo, tra il serio e il faceto, Ovadia e Vergassola hanno centrato il punto – a dire il vero già dalla primissime battute -, cioè dimostrare che non è una realtà così distante e che a tutti, indifferentemente dal credo, fa bene riderci un poco sopra.