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“L’afide e la formica”, regista e produttore incontrano il pubblico al Comunale foto

Film in trenta sale di tutta Italia da ieri

“Correre vuol dire anche scappare”. E’ il motto del film “L’afide e la formica” di Mario Vitale, in trenta sale di tutta Italia da ieri. E proprio nella giornata di uscita, il regista lametino insieme al produttore catanzarese Luca Marino della Indaco Film ha incontrato il pubblico alla prima al Cineteatro Comunale di Catanzaro. Sì perché Vitale come i protagonisti del suo film corre e scappa, ma non dalla sua terra dove ha girato il lungometraggio, dimostrando anche lui che perfino qui fare cinema è possibile. E pure con attori piuttosto noti come Giuseppe Fiorello, che nel film è il “professoricchio” Michele e Valentina Lodovini, sua moglie. Nella parte della protagonista Fatima c’è la luminosa Cristina Parku, reggina, di cui sentiremo certamente parlare anche in futuro; completano il cast Alessio Praticò, anche lui di Reggio Calabria, la francese Nadia Kibout, la “nostra” Anna Maria De Luca, ed Ettore Signorelli.

L’afide e la formica, tratto da un lavoro teatrale di Saverio Tavano – autore e regista squillacese del premiato “U figghiu” -, e scritto da entrambi insieme a Josella Porto e Francesco Governa , è stato interamente girato a Lamezia Terme. In una pellicola che va oltre gli stereotipi – la malavita c’è, ma è accennata e comunque in odore di redenzione per il reo -, la trama racconta una favola dolce dei nostri tempi, fatta di integrazione e affetti, in cui un’adolescente musulmana nata in Italia ma di origine marocchina lotta per vivere come gli altri. Però, allo scontro genitoriale – anche questo solo accennato, la madre si convince della bontà dei suoi progetti in breve -,  il film contrappone il supporto dell’insegnante di educazione fisica di Fatima, Fiorello, che seppure inizialmente restìo, accetta di allenarla per la gara scolastica di Sant’Antonio. Con riprese da angolazioni insolite e dialoghi ben fatti, il film si muove con forse pure troppa delicatezza sui personaggi: se in alcuni casi la psicologia degli stessi non sembra affrontata in maniera abbastanza esaustiva – così come i contesti in cui si muovono -, in altri sorprende proprio per la tenerezza e la sensibilità con cui affronta argomenti di non poca levatura. Da sottolineare la scelta, non completamente condivisa da parte degli autori nostrani, di far sentire l’accento calabrese anche da parte degli interpreti siciliani: lungi dal sembrare una forzatura, all’inizio suona strano ma funziona. Notevoli le musiche, molto particolari e d’effetto, di Francesco Strangis.

A presentare il film prima della proiezione ieri sera, è stato il direttore artistico del Comunale, Francesco Passafaro che ha fatto salire sul palco Vitale e Marino, parlando di «sogni, non semplici prodotti». Gli ospiti hanno raccontato dell’anteprima nazionale di Lamezia Terme, avvenuta il giorno precedente, e della partecipazione attiva di tutta la cittadinanza che ha abbracciato il regista lametino e durante le riprese – effettuate nel centro storico -, e adesso. Il progetto, è stato detto, è realizzato con il contributo della Calabria Film Commission, RaiCinema e il Ministero della Cultura.