Quantcast

Le origini di Catanzaro, tra Costantinopoli e la Dalmazia foto

Durante i lavori per la nuova Procura scoperte nel complesso dell’Osservanza alcune sepolture dell’ottavo secolo: rivelerebbero l’esistenza di una comunità preesistente alla fondazione della città come centro amministrativo bizantino. L’archeologo Cuteri: “Ora un museo della storia cittadina”

Far nascere un museo che racconti la storia della città, “un polo di riferimento in cui ci si possa ritrovare e identificare”. La proposta è stata lanciata dall’archeologo Francesco Cuteri, protagonista dell’incontro sulla nascita di Catanzaro e il suo sviluppo nell’età medievale organizzato dall’Associazione “Catanzaro è la mia città” presieduta da Francesco Vallone, nell’ambito delle iniziative di “Buon compleanno Catanzaro”, la rassegna curata da Mario Mauro.

Cuteri storia catanzaro

“In questa città – ha spiegato Cuteri –  c’è bisogno di un luogo in cui la storia sia raccontata, protetta e proiettata nel futuro. Catanzaro ha bisogno di un suo spazio espositivo, in cui buona parte degli oggetti più rappresentativi finora ritrovati, che sono tanti e giacciono nei magazzini, devono trovare esposizione perché hanno una responsabilità, arrivano dal passato per raccontarci una storia che deve continuare, per darci una consapevolezza maggiore e una visione diversa del nostro futuro”.

La consapevolezza, secondo Cuteri, di una città che ha una storia importante, perché inserita in un contesto mediterraneo: “Il porto, le navi, gli amalfitani, lo sguardo lungo, la presenza degli ebrei, la capacità di accoglienza, il fatto che tutti i mendicanti trovassero posto nel 700, l’esplosione demografica tra il 500 e il 600, una città operosa in cui si sentiva il ticchettio dei mille telai”.  Una città coesa, con una classe produttiva dinamica, che dava lavoro a maestranze altamente specializzate, una città in cui ci si poteva affermare.

Cuteri storia catanzaro

Una storia ricca di fascino che l’archeologo ha ripercorso – catturando l’attenzione della folta platea che ha gremito la sala del San Giovanni – partendo dalle evidenze storiche sulla fondazione della città e sugli insediamenti abitativi preesistenti, che in molti casi si sovrappongono ai racconti “favolistici” tramandati nel tempo.

Gli albori della città e l’insediamento sullo Zara Potamo

La terrazza ampia e fertile che dominava il golfo di Squillace, ma anche l’istmo, era il luogo ideale in cui riunire e proteggere dalle scorrerie saracene la gente che abitava i villaggi circostanti – i koria – e le aree dei tanti monasteri.

Generico novembre 2021

La costruzione di questa città ha una tappa intermedia, un insediamento lungo il fiume, lo “zara potamo”, dove sorge l’attuale quartiere di Santa Maria. Gli scavi nella chiesa di Santa Maria, voluti da don Giovanni Godino, “hanno portato alla luce un impianto basilicare bellissimo, uno dei  monumenti più antichi della Calabria, perfettamente conservato, datato tra il sesto e il settimo secolo. La pagina più bella e più antica della nostra storia, che abbiamo l’obbligo di recuperare, rendendo accessibili questi spazi”, ha spiegato Cuteri.

Gli scavi dell’Osservanza

I lavori per la costruzione dei nuovi uffici della Procura nel complesso architettonico del Convento degli osservanti realizzato tra il 1400 e il 1700, che ha ospitato nei decenni scorsi l’ospedale militare, hanno consentito di effettuare delle ricerche archeologiche i cui risultati sono stati illustrati in un convegno a Savona. I saggi hanno consentito di scoprire, in alcune stanze della parte più scoscesa non intaccata negli interventi dell’800, i resti di una necropoli risalente ad un periodo tra la fine del settimo secolo e gli inizi dell’ottavo secolo.

“Queste tombe – di sei o sette individui –  ci consentono di dare una nuova lettura della storia della città”, ha detto Cuteri, che ha spiegato: “Nelle perforazioni a circa sei metri abbiamo trovato un fiume sotterraneo, ricco di acqua, che scorre perennemente. Questa collina in cui la presenza dell’acqua c’era, e in cui probabilmente c’era una piccola chiesetta, è un proto-villaggio. C’è una storia che va riscritta. L’altura di Catanzaro è frequentata in un periodo più antico, tra il settimo e l’ottavo secolo, da una comunità, che probabilmente non era isolata, ma c’era qualcosa di simile nella collina del castello così come a San Trifone.  Quando si fonda la città, quindi, non si occupa uno spazio disabitato, ma si trasforma una forma di piccoli nuclei abitativi in una città vera e propria, in una dimensione urbana”.

Una trasformazione che nasce da un progetto ben preciso.

 Flagizio e la città bizantina

In quella che era la periferia più occidentale dell’impero bizantino emerge la necessità di far sorgere un centro amministrativo. E’ a Costantinopoli che viene decisa la fondazione della città con la traslazione dell’insediamento abitativo in collina, in una zona più protetta. La “cronaca delle tre taverne” racconta il meccanismo di fondazione della città, intorno al 1040. Si disegnano su pergamena i luoghi prescelti, si descrivono, si raccolgono le informazioni, e dei messaggeri portano le informazioni all’imperatore. Il quale decide che il luogo più indicato è quello che porta il nome di Catanzaro, che dovrà avere il ruolo di catalizzatore del territorio. I bizantini, non immaginando che da lì a breve i Normanni avrebbero conquistato tutto,  programmano il futuro e rafforzano la loro presenza sul territorio.

“Dal punto di vista amministrativo – ha spiegato Cuteri –  tutto doveva convergere in questa città e tutto doveva partire da questa città. Catanzaro ha avuto questo ruolo già deciso in origine, e che magari è stato disatteso nel corso della storia”.

In questo iter di fondazione emerge il ruolo di Flagizio, un personaggio citato nella “cronaca delle tre taverne” e che si pensava immaginario, ma che è stato ritrovato dallo storico Filippo Bulgarella in alcuni manoscritti, alcuni conservati a Messina, altri in Spagna.

Flagizio è quindi un personaggio realmente esistito, Costantino Phaghitzes, stratega, importante comandante militare e abilissimo diplomatico della corte di Costantinopoli. E’ lui che, su incarico dell’imperatore, fonda la città e costruisce qui il praetorium, il centro di comando amministrativo.

Generico novembre 2021

“Questo dimostra che la città era destinata ad un ruolo di prestigio – spiega Cuteri – basti pensare che l’altro praetorium bizantino era a Bari”. E poi costruisce una chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo, probabilmente nell’area dell’attuale chiesa del Monte. “Catanzaro prende forma con un polo religioso e uno laico, così si svilupperà nel medioevo tra la cattedrale e il castello. Una città che ha la caratteristica dei castra bizantini, uno schema presente a Stilo, Santa Severina, Bova, Oppido, Briatico vecchia”, ha spiegato Cuteri.

L’età normanna

I normanni, che nel giro di pochi anni conquistano la parte meridionale della penisola, davano molto valore alla fedeltà, e assegnavano i possedimenti a persone di grande fiducia. Così i territori di Catanzaro passano dagli inaffidabili Falluc ai fidati Loritello, legati agli Altavilla. In particolare il conte Goffredo è legato a Ruggero II, insediato a Palermo. Così, per compiacere il sovrano normanno e catturare la sua benevolenza, i Loritello costruiscono alla maniera siciliana.

Sant’Omobono

L’esempio in città di questa riproposizione dell’architettura siciliana è Sant’Omobono, l’omaggio di Goffredo di Loritello a Ruggero II. Una costruzione che è oggi conosciuta come chiesa, ma che in origine era un edificio civile di rappresentanza, in cui ci si incontrava e si amministrava la giustizia. Era un edificio alla moda, con archi e almeno due livelli, realizzato con un mix tra il cotto, la pietra calcarea e la pietra lavica, come molti edifici palermitani. Gli scavi all’interno del piano roccioso di Sant’Omobono hanno rivelato anche la presenza di un silos preesistente alla costruzione, una fossa granaia tipica delle città bizantine.

Generico novembre 2021

Gli ebrei

Gli ebrei hanno un ruolo importante nello sviluppo della città. Non si occupavano solo della produzione dei tessuti pregiati, ma erano anche specializzati nella lavorazione dei metalli e nell’oreficeria. Gli ebrei non erano confinati in un ghetto, in una “giudecca” come quelle presenti in altre città, ma erano parte integrante della popolazione cittadina, con uno spazio principale, identificato nella sinagoga che sorgeva nel sito della chiesa di Santo Stefano nei pressi dell’attuale palazzo Fazzari, in pieno centro.  Una presenza che portava economia e benessere, ed esportava competenze anche in altri territori: i documenti raccontano del maestro ebreo Busacca de Aurifice che insegnò a Palermo l’arte del broccato e del velluto alla moglie di un rabbino di Palermo, e di un altro tessitore catanzarese che per i suoi meriti otterrà cittadinanza e straordinari privilegi dalla città di Messina. Tra questi la dispensa dal portare la “rotella”, contrassegno che all’epoca identificava gli ebrei. E forse non è un caso che Rotella sia un cognome che appartiene alla città, ed in particolare al centro storico

Il porto

Gli amalfitani garantivano i loro traffici e i loro commerci attraverso l’utilizzo di un porto, probabilmente alla foce del Corace. Ciò emerge da un documento del 1194 che attesta la presenza a Catanzaro dei protokaraboi, i capitani di nave. Le esportazioni delle stoffe avvenivano tramite nave, e dall’Archivio di Stato di Catanzaro è venuta fuori una Carta nautica di Catanzaro, realizzata nel ‘500 da un cartografo di Stilo, Vigliarolo, e salvata dalle vicende della guerra perché usata per la rilegatura di atti notarili.

Generico novembre 2021

Durante la seconda guerra mondiale, infatti, si decise di trasferire a Napoli, per metterle al sicuro, diecimila pergamene che raccontavano la storia della città. Fu una decisione infelice, perché quei documenti finirono nelle mani dei tedeschi e andarono distrutti.

La città medievale

“Le torri, le mura di cinta, le opere poligonali, gli slarghi, le viuzze  – ha spiegato Cuteri – rappresentano i ricordi della città medievale, che soprattutto negli anni ’60 è stata profondamente modificata senza tenere conto del patrimonio del passato. Ma questo processo di trasformazione è partito già alla fine dell’800, con il piano Manfredi. Ogni volta che si è proposto un piano di intervento nuovo non si è tenuto conto dell’antico, in ossequio alle esigenze politiche e amministrative del tempo. Questo restituisce una città che urbanisticamente è di difficilissima lettura, è molto complesso ricostruire l’origine e l’evoluzione della città. Non si è costruito secondo uno schema urbanistico, ma adattandosi all’orografia dei luoghi”. Quella che emerge anche dalla cartografia del tempo è una “città difendibile e con grandi spazi non urbanizzati al suo interno. C’era una normale compresenza di abitazioni ed orti, era un’idea di decoro e una concezione della città come qualcosa di vivo, con il verde destinato alla piccola rappresentanza produttiva del gelso”, ha proseguito Cuteri.

Generico novembre 2021

Segni della città medievale, ricostruisce l’archeologo, emergono in molti punti della città: un pezzo di colonnina usato come cantonale di una casa vicino alla chiesa di San Francesco, la presenza degli artigiani che lavoravano la creta con Santa Maria de Figulis e il culto della “Bambinella”, Santa Maria di Mezzogiorno, San Nicola, Sant’Angelo, il Convento di Sant’Agostino, l’insediamento in città degli ordini monastici testimoniato prima dalla basilica dell’Immacolata e poi dal convento di Santa Chiara, le ceramiche emerse durante i lavori in piazza prefettura, accantonate insieme a centinaia di altri reperti nel deposito di Roccelletta. Un patrimonio immenso di storia e identità che andrebbe riportato alla luce.

La cattedrale

Per i bizantini Catanzaro è un centro amministrativo, non religioso – non vogliono eccessive ingerenze ecclesiastiche – e non sarà sede vescovile fino all’arrivo dei Normanni.  Le fotografie della cattedrale realizzate dopo i bombardamenti mostrano gli archi, l’impiego della pietra, la pianta riportata nei documenti redatti dopo il terremoto del ‘700 restituiscono un’architettura normanna monumentale che sembra emergere in un portolano turco e nella “skyline” della città alle spalle della Madonna della Ginestra nel dipinto di Antonello De Saliba esposto nel museo Marca.

Generico novembre 2021

San Trifone

Spostandosi nella attuale zona di San Rocco si trova quella che sembra essere la più antica testimonianza concreta di insediamento ecclesiastico in città, la dedica è ad un santo veneratissimo in Grecia, come in Puglia e in Dalmazia: San Trifone. Il santo che protegge le piante dall’aggressione dei parassiti. “Immaginate quanto fosse importante scegliere un santo come San Trifone in una città che affida tutta la sua ricchezza alla produzione del gelso e quindi della seta”, ha spiegato Cuteri.

Generico novembre 2021

Da qui emerge un collegamento affascinante con la leggenda sulle origini della città.  Le reliquie di San Trifone, infatti, trafugate in oriente dai veneziani, sono conservate nella città di Cattaro, in Dalmazia. E anche nella vicina Zara c’è il culto di San Trifone. Per questo, secondo Cuteri, il racconto dei due generali bizantini – Cattaro e Zaro – che fondarono la città, avrebbe un fondamento di verità: “Quei nomi probabilmente nascondono la provenienza della popolazione che i bizantini spostarono per fondare Catanzaro. Come è avvenuto per altre città, Catanzaro non sarebbe nata soltanto raccogliendo la popolazione delle zone circostanti, ma con lo spostamento di altre popolazioni. Infatti gli imperatori bizantini davano in premio ai generali e ai contingenti interi territori. Sicuramente nel nostro dna c’è qualcosa che ci lega alla Dalmazia, il legame con Cattaro e Zara è qualcosa di concreto, che andrebbe ripescato”, ha detto Cuteri, che ha proposto di realizzare un’icona di San Trifone, primo santo della città, e silenzioso custode della sua storia più antica e della sua identità.