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Catanzaro, la memoria e il sogno in ‘Gli alberi delle libellule’ di Marcella Condorelli

Immagini del passato e un intreccio di storie nel primo romanzo dell’autrice catanzarese

Via Osservanza, gli anni ’60, la caserma Pepe con i fiori di acacia che esplodono di profumi, la piccola chiesa, parte della struttura ospedaliera militare, e il convento delle suore con le loro cuffie bianche e alate.

Immagini della città di Catanzaro fanno da sfondo continuo in ‘Gli alberi delle libellule’, per i tipi di Albatros, libro di Marcella Condorelli, autrice catanzarese. Un romanzo che è un sottile prolungato elogio al ricordo, una memoria  che si confonde spesso con la poesia e il sogno.

E’ il ricordo, a volte amaro, a volte luminoso, come quello di un amore ‘tra trasparenti libellule illuminate e colorate dai raggi del sole’, a volte caldo come il profumo del latte in casa al mattino e il braciere, in via Osservanza, di una grande famiglia che fiduciosa, ‘andava tutta verso una stessa direzione’,  il filo conduttore di un romanzo che prosegue nella narrazione come un lungo racconto per immagini.

E in questo si vede la formazione artistica dell’autrice, il libro parte da un luogo, una bottega di orafo in via Osservanza, Cristina varca nuovamente quella soglia, e tra i coralli di una collana si cominciano ad intrecciare tutti i ricordi di una vita.

Un ricordare in cui lo spazio, gli spazi, si intrecciano ai tempi, ei tempi sono quelli del dopoguerra, di una vita fatta di semplicità di affetti, di sguardi che si intrecciano davanti alla fermata del bus per arrivare a scuola, di persone, e tanti sono i personaggi che affiorano, soprattutto femminili, tracciati come schizzi: da Annina, a Enrichetta e il suo cupo destino, a Esterina la sciantosa, a Ninetta nel suo basso, e poi gli anni della contestazione, l’università, il ’68, l’emancipazione delle donne, ma di contro un maschilismo assai diffuso.

Due uomini importanti nella vita della giovane donna: quello incontrato nel laboratorio orafo, che diventa complice di un lungo racconto, e la cui storia a sua volta avrà importanti risvolti nel libro anche legati alla vita della protagonista, e quello che segna di più la vita di Cristina, Paolo,un amore giovane che avrà negli anni le sue evoluzioni.

Nell’andare a ritroso nel tempo riemergono anche immagini misteriose, ‘la casa della paura’, che poi ritorna ne libro in un intreccio di storie che continua a infittirsi fino alla conclusione del romanzo.

‘‘Può la vita essere vissuta con cotanta vastità di ricordi?’ E Greg a me: “I ricordi sono frammenti, echi della memoria, lampi imprigionati nel tempo infinito dei sogni, del resto la vita non è un sogno? Tutto ciò che muore è un sogno. Nella poesia della vita si nasconde il sogno più bello. Gli umani seguendo i sogni possono fare cose straordinarie”.