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L’ultimo libro di Raffaele Iaria dedicato a don Salvatore Pannullo

Quando il confessore di Padre Pio insegnava a Catanzaro

Non c’è abitazione di Catanzaro, ricca o umile che sia, in cui non sia custodita un’immagine di Padre Pio da Pietrelcina, il primo sacerdote stimmatizzato della storia: un santino, una statuetta, una medaglia, un libro. Una statua del Santo campeggia nel piccolo piazzale di Conventino di Sant’Antonio, a pochi passi dai giardini di San Leonardo. Altre sono disseminate dovunque, in tutti i quartieri, perfino nei centri commerciali.

Quasi nessuno però sa che esiste un trait-d’union tra Francesco Forgione, il “frate con la barba” che sarebbe diventato Padre Pio, e la Città di Catanzaro.  Lo rivela, in un libro che è già diventato un piccolo best seller in pochi giorni, il giornalista e scrittore Raffaele Iaria, portavoce della Fondazione “Migrantes” e uno dei più autorevoli commentatori dei fatti religiosi del nostro Paese.

Il libro è intitolato “Zi’ Tore. Il “parroco” di Padre Pio”. Ma chi è “Zi’ Tore”? E’ l’affettuoso nomignolo di don Salvatore Pannullo, parroco di Pietrelcina dal 1902 al 1928, uno dei riferimenti spirituali del giovane Francesco Forgione, suo parroco e soprattutto dal 1915 suo confessore e quindi custode degli segreti più intimi del sacerdote che sarebbe diventato Santo.

Ma che c’entra don Pannullo con Catanzaro? Ebbene, le minuziose e non facili ricerche di Iaria sulla vita di “Zi’ Tore” lo hanno condotto in Calabria e nella nostra Città dove il giovane sacerdote insegnò nel Seminario Diocesano per otto anni, dal 1983 al 1901, durante l’episcopato di Monsignor Bernardino De Riso.

Don Pannullo si era laureato in “Belle Lettere” e prima di Catanzaro aveva insegnato a Benevento.

Iaria, per ricostruire la presenza di Zi’ Tore a Catanzaro, si è rifatto anche alle ricerche di Monsignor Antonio Cantisani, lo storico per eccellenza della Chiesa catanzarese. Non è stato facile, perché i documenti riferibili a Pannullo sono rari o quasi inesistenti.

Si sa solo che il Seminario era stato affidato in quegli anni ad un sacerdote piemontese, don Giovanni Cocchi, probabilmente su consiglio di San Giovanni Bosco. Nel 1886 i seminaristi era settantacinque e pagavano una retta di trenta lire. Don Pannullo era un docente di rigorosa preparazione, ma che amava molto il contatto con i giovani.

La ricostruzione di Raffaele Iaria ci restituisce l’immagine di una Catanzaro che a cavallo tra Ottocento e Novecento era un formidabile centro di formazione e di cultura, ambito anche fuori dai confini regionali.

La figura di don Pannullo si staglia in questo panorama e la parentesi catanzarese risulterà fondamentale nel percorso spirituale di questo parroco che dalla Calabria farà poi ritorno a Pietrelcina dove il suo destino s’incrocerà con quello di Francesco Forgione, divenendone uno dei più grandi sostenitori nel delicato periodo di preparazione alla vita monastica.

Il libro di Raffaele Iaria – calabrese di Scala Coeli, saldamente trapiantato a Roma – costituisce un nuovo contributo originale alla conoscenza della figura e della vita di Padre Pio, ma ci consente anche di riflettere sul ruolo che Catanzaro ha storicamente avuto nella cultura e nella spiritualità del Meridione.