Torna nelle edicole “La baracca delle aquile – twitter dal nido”, un libro di Geppino Martino

Il volume edito da Aldo Primerano uscito (nel 2012 e ancora attuale) nel racconto della squadra e della città diventa luogo della memoria

Torna nelle edicole di Catanzaro, Catanzaro Lido, Soverato, Satriano e Davoli “La baracca delle aquile – twitter dal nido”, un libro di Geppino Martino, edito da Aldo Primerano (pag. 136, tutte a colori, formato 15×21, anno di stampa 2012, costo 10 euro). Un vero e proprio atto d’amore per Catanzaro, e il Catanzaro, la storia di una squadra di calcio e di una comunità che si intrecciano. “La baracca delle Aquile” non è l’ennesima storia scritta sul Catanzaro: è invece la vicenda umana, professionale, di Geppino Martino, medico sociale per antonomasia, prima che primario di ortopedia. Una storia intrecciata, indissolubilmente, con quella dell’unione sportiva. Una società in cui per decenni non è mai stata fatta differenza tra presidente, massaggiatore, giornalista, medico, tifoso, allenatore o altro. Tutti parimenti importanti al fine di rendere unico, e quanto possibile vincente, il Catanzaro stesso, senza inutili protagonismi.

Un lavoro intenso e appassionato che il giornalista sportivo Carlo Talarico nella sua prefazione definisce “Un appuntamento con una squadra che è stata la giovinezza di tutta la collettività catanzarese (quella sportiva almeno). Ne ‘La baracca delle Aquile’ ci siamo ancora tutti. E questo è il luogo della memoria”.

A Geppino Martino va riconosciuto “l’arduo impegno di fissare con l’inchiostro i suoi ricordi, nitidi e ben scolpiti, di epoche in cui la pancia era vuota, i sogni tanti e si correva (con calzature rimediate alla meno peggio) appresso ad un pallone (fatto di stracci se si era fortunati). Una giovinezza che sprigionava energia e cementava amicizie vere, senza diffidenze o differenze, arrivando così fino all’altro ieri. Dal sottotitolo dell’opera, “twitter da un nido”, si intende immediatamente lo stile che caratterizza i 21 capitoletti di cui si compone. Bastano sempre poche pennellate per colorire personaggi e descrivere situazioni professionali in cui il dottore Martino si è imbattuto in mezzo secolo. E’ una macchina del tempo capace di azionare il fermo immagine – scrive ancora Talarico nella prefazione. E’ semplicemente il Catanzaro vissuto da Geppino Martino. Il nostro amato e intramontabile Catanzaro. In quella baracca che un tempo fungeva da spogliatoio non c’è solo il passato ma, come dice l’autore, abita anche il futuro “perché senza voglia di futuro, il passato non ha alcun valore”.

E per gustare un piccolo assaggio di questo libro tutto da leggere, affidiamoci direttamente alle parole di Geppino Martino. “Nella mia città, ad esempio, il calcio, o meglio la squadra di calcio, come fenomeno dai molti aspetti, non esclusi quelli culturali e sociali, ha caratterizzato un periodo che, una volta perduta la scena del calcio che conta, è divenuto passato glorioso, e, come tale, appunto perché lontano e mitico, rischia di diventare surreale, soprattutto nell’immaginario di chi non c’era ancora. Di quel tempo, che mi ha visto impegnato professionalmente ed emotivamente dalla squadra come e a volte più che della famiglia, ne ho vissuto oltre sei lustri: 33 anni. Per discorrerne mi ci vorrebbe quella macchinetta animata da quel giornalista! Ci proverò con umiltà: certamente con nostalgia per l’esperienza, rispetto per i personaggi che ne sono stati a vario titolo i protagonisti, affetto per la città e simpatia per coloro che, come succede allorché si perde uno status di eccellenza prezioso, non si rassegnano alla sua perdita a volte si illudono di continuare a vivere in quella dimensione (calcistica ovviamente) e/o sperano di tornarci. Ciò rientra nelle motivazioni collettive dello sport. Accanto alla squadra ne ho vissuto le ascese, le cadute e le risalite. Di quest’esperienza mi è sembrato giusto dare testimonianza, anche perché i ricordi non partecipati non servono a nessuno, tanto meno a chi se li porta dietro. A tale scopo, non ho inteso scrivere la storia di una squadra, ma solo parlare del mio rapporto con essa dal 1945 al 1995 e di come tale rapporto, anche nei suoi aspetti collaterali, tipo quelli legati all’Associazione dei medici del calcio, abbia influito sullo svolgimento della mia vita”.

La baracca delle aquile