Celebrazione per il centocinquantesimo anniversario della morte del “Dottor Fisico” D. Domenico Pyrrò

L'evento si è svolto ieri a Montepaone

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    Si è svolta ieri, nella cornice del settecentesco palazzo Pyrrò di Montepaone, la celebrazione per il centocinquantesimo anniversario della morte del “Dottor Fisico” D. Domenico Pyrrò, illustre figlio di questo antico borgo dell’alto Jonio catanzarese.

    La sala convegni dell’odierno Municipio, posta in quello che fu il palazzo di D. Domenico Pyrrò, dallo stesso costruito nel 1858 in adiacenza all’antico palazzo avito nell’antico Rione Castello, ha ospitato, infatti, l’importante evento celebrativo organizzato da “L’Occhio del Pavone – Studi – Ricerche – Archiviazioni” presieduto da Massimiliano Cappuccino con il Patrocinio del Comune di Montepaone, della Libera Associazione Culturale “L’ARCA” e dell’Associazione Culturale “L’Orsa Maggiore”. I lavori, moderati dal giornalista Francesco Pungitore, sono stati preceduti dai saluti del Sindaco Mario Migliarese e da quelli dei presidenti delle associazioni culturali coinvolte nel progetto, Salvatore Pirrò e Giovanna Vecchio, mentre l’approfondita relazione storica intorno alla figura di Domenico Pyrrò è stata curata dall’architetto Oreste Sergi Pyrrò.

    Era il 9 aprile del 1872 quando il nobiluomo D. Domenico Pyrrò, “Dottor Fisico” di Montepaone, confortato e circondato dall’affetto della moglie D. Marianna Cefaly De Rinaldis, dei suoi figli e dei suoi colleghi più cari, «nella fede della seconda vita, passò sicuro dal tempo all’eterno». La sua morte, quel giorno, fu rimpianta con “pubblico lutto” perché ogni cittadino montepaonese e tutti coloro i quali dai paesi vicini erano ricorsi da sempre alle sue amorevoli cure, furono privati dell’uomo, del professionista e dell’intellettuale. Un epitaffio dell’epoca ricorda che il “medico principe”, così venne definito Domenico Pyrrò (Montepaone 24 Giugno 1787 – 9 Aprile 1872) fu «tenero di domestici affetti, di costumi soavi e gentili… e crebbe lustro alla patria ma anche splendore alla sua famiglia, superando la stessa fortuna che tanto gli arrise». Il bianco marmo di scuola serrese con il quale nel 1872 fu realizzato il suo monumento funebre nell’antica cappella di famiglia, oltre ad immortalarne la sua austera figura, ne celebra ed eterna le doti scientifiche e ne esalta, ancor più, le virtù umane e filantropiche.

    Pyrrò

    Ebbe la sua prima formazione, come molti giovani di famiglie nobili e notabili di quel tempo, presso l’arciprete montepaonese D. Saverio Pollinzi e, successivamente, nel Seminario di Squillace. Allievo del celebre medico e anatomista Domenico Cotugno (Ruvo di Puglia, 29 gennaio 1736 – Napoli, 6 ottobre 1822) si laureò a Napoli, ma volle, conclusi gli studi, nonostante le insistenze del suo mentore, ritornare a Montepaone e lì consacrò tutta la sua vita non solo al bene della propria famiglia ma anche dello stesso paese nel quale, tutt’oggi, è ricordato come uomo e medico che, con sensibilità d’animo e amorevole dedizione, rese meno difficile la vita di molti assistendo chiunque gli si avvicinasse per necessità o bisogno. Fu membro della Società Economica della Calabria Ultra II, presieduta a quel tempo dall’Avv. Luigi Grimaldi, per la quale produsse diverse relazioni “sulla geologia, idrografia, popolazione, industria agricola e manifatturiera” del circondario di Montepaone e fu un grande estimatore delle opere letterarie di Saverio Mattei.

    L’evento, che ha visto anche lo scoprimento di una lapide marmorea realizzata dal Comune di Montepaone e a lui dedicata, nell’intento degli organizzatori, mira a rafforzare gli studi intorno alla storia di questo antico borgo dell’alto Jonio catanzarese che fu terra natale, in particolare tra il Sette e l’Ottocento, di personaggi di spicco della storia locale e meridionale in genere. Saverio e Gregorio Mattei, Luigi Rossi, Gregorio Di Siena, Cesare Pyrrò, Gregorio Pelaggi e, non ultimo, lo stesso Domenico Pyrrò, che legarono il loro nome e quello delle loro stesse famiglie, al territorio dando, ognuno nel proprio campo, eccelse testimonianze di amor patrio e importanti attestazioni culturali in merito alle arti, alla letteratura, all’avvocatura e alla medicina, lasciando profonde tracce del proprio operato nell’ambito della società locale e del proprio paese natale.

     

     

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