A Scolacium trionfa “Titan”, il mito conquista il pubblico foto
Lo spettacolo nell'ambito del Venitinda Fest 2026. L'opera è di Luigi La Rosa, diretta e interpretata da Salvatore Venuto con la compagnia Graecalis
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Lo scorso 31 luglio 2026, alle ore 21:00, il suggestivo scenario del Parco Archeologico Nazionale di Scolacium a Roccelletta di Borgia si è trasformato in un crocevia millenario di emozioni, accogliendo il debutto dello spettacolo TITAN – I Fuochi di Prometeo. Inserito all’interno della rassegna culturale estiva “Venitinda Fest 2026” – promossa direttamente dal Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium (afferente alla Direzione Regionale Musei Nazionali Calabria del MiC) – l’evento ha offerto al numeroso pubblico intervenuto un’esperienza artistica di rara intensità, immersa nella magnifica cornice degli ulivi secolari.
Firmato nei testi dal prof. Luigi La Rosa (autore di questa opera inedita) e portato in scena dalla compagnia “Graecalis“, lo spettacolo si configura come un viaggio profondo e stratificato tra mito, filosofia e umanità. L’opera imbastisce un dialogo audace e affascinante: il Prometeo di Eschilo si confronta e si fonde con figure apparentemente distanti nel tempo ma profondamente affini nello spirito ribelle e visionario, come San Francesco d’Assisi e Cyrano de Bergerac.
Il risultato è un racconto che rifugge la mera rievocazione storica per farsi specchio critico del presente. Attraverso la forza atavica del teatro classico, Titan interroga le coscienze sul ruolo dell’uomo, sul fuoco della conoscenza, sul conformismo e sulla libertà, dimostrando quanto i grandi archetipi della cultura occidentale sappiano ancora parlare con sconcertante attualità, soprattutto se valorizzati in un contesto monumentale e paesaggistico di inestimabile valore.
Il successo della messinscena poggia saldamente sulla forza interpretativa di un cast affiatato e di alto profilo. Accanto ai talentuosi MariaRita Albanese, Marta Parise, Nicola Muraca e Antonio Parisi, capaci di dare corpo e anima alla visione drammaturgica con rigore e sensibilità, spicca la monumentale performance di Salvatore Venuto (anche regista dell’opera).
Definito giustamente un “autentico mattatore”, Venuto dà prova di un talento istrionico, poliedrico e di debordante espressività. La sua transizione scenica — che nel giro di pochi istanti lo vede mutare volto, voce e gestualità per incarnare figure scomode, antitetiche e “contro” come Prometeo, San Francesco e Cyrano – cattura e incanta lo spettatore. Una recitazione scrupolosa fin nel dettaglio, che incendia la scena e riflette un’indole artistica profondamente libera e inquieta.
La serata ha confermato il valore del Venitinda Fest 2026 come appuntamento imperdibile dell’estate calabrese, capace di coniugare la valorizzazione del patrimonio storico con le arti performative. Un plauso va all’intera macchina organizzativa, a partire dalla Direttrice del Parco, Elisa Nisticò, e al supporto logistico di Concetta Procopio (Ecomeeting), che hanno permesso a pubblico e artisti di vivere una serata in cui il teatro è tornato a essere il luogo eletto dell’incontro, della bellezza e della riflessione collettiva.
TITAN – I Fuochi di Prometeo lascia negli occhi e nella memoria di chi era presente il segno indelebile di un “folle volo” che, attraverso l’inganno salvifico della tékne teatrale, continua a illuminare le coscienze.
(Le foto sono di Cosimo Simonetta)








