L’Assunta del Duomo sotto esame: il restauro può riscrivere la storia della grande tela
L’opera sarà visibile al museo Marca il prossimo 26 settembre
Più informazioni su

Ci sono opere d’arte che non sono soltanto opere d’arte. Sono pezzi di memoria collettiva. E la grande Pala dell’Assunta del Duomo di Catanzaro, con i suoi cinque metri per due e mezzo, è certamente una di queste.
Per secoli ha dominato l’altare maggiore della Cattedrale, prima di essere allontanata da quel luogo che ne aveva segnato la storia. Oggi è custodita al MARCA, in attesa di un restauro che dovrebbe restituirle leggibilità, valore e, forse, anche qualche risposta ancora sospesa sulla sua storia artistica.
Ma, mentre l’opera attende che la macchina amministrativa faccia il proprio corso, una certezza c’è: per il recupero della Pala dell’Assunta e della Madonnina del Campanile sono previste due gare distinte per l’affidamento dei lavori.
La burocrazia, dunque, procede. E nel frattempo la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha scelto di non tenere il patrimonio chiuso dietro le porte dei depositi o dei cantieri.
Il prossimo 26 settembre è infatti in programma al MARCA una nuova visita aperta alla cittadinanza, pensata per consentire di avvicinarsi a opere che troppo spesso sono rimaste lontane dagli occhi dei cittadini, pur appartenendo pienamente alla storia e all’identità di Catanzaro.
Un primo appuntamento si è già svolto lo scorso 5 settembre, quando è stato possibile ammirare da vicino proprio la grande tela dell’Assunta.
Ed è difficile immaginare un modo migliore per comprendere quanto patrimonio artistico della città sia rimasto, negli anni, quasi invisibile.
Un’opera e un mistero
La tela è datata 1750 e fu commissionata dal vescovo Ottavio da Pozzo, che guidò la diocesi di Catanzaro dal 1736 al 1751.
La sua attribuzione resta uno degli aspetti più interessanti della vicenda. La grande pala è riconducibile all’ambiente della pittura napoletana del Settecento e una ricerca storico-artistica ha ipotizzato un collegamento con Tommaso Martini da Bivongi.
Un’attribuzione che, tuttavia, non può essere considerata definitiva.
Ed è proprio il restauro a poter offrire nuovi elementi. Nel corso dei decenni la superficie pittorica ha infatti subito interventi e ridipinture che possono avere modificato la percezione dell’opera originaria.
Il recupero della tela, quindi, non significa soltanto eliminare il degrado.
Significa anche provare a capire quanto dell’Assunta che oggi vediamo appartenga realmente alla mano del suo autore e quanto sia invece il risultato delle trasformazioni subite nel tempo.
Una domanda che rende il cantiere particolarmente interessante anche dal punto di vista scientifico.

Tre secoli di storia davanti agli occhi
La Pala ha attraversato tre secoli di storia catanzarese.
Ha conosciuto il Duomo prima delle trasformazioni più recenti, le vicende che hanno segnato la Cattedrale, le devastazioni della guerra e la successiva ricostruzione.
Poi è arrivato il tempo in cui l’opera ha lasciato il suo posto originario.
Oggi, paradossalmente, è proprio la sua lontananza dal Duomo a consentire alla città di riscoprirla.
Perché guardare una tela di quelle dimensioni da pochi metri di distanza, cogliendo particolari che dall’altare maggiore sarebbero rimasti quasi invisibili, significa cambiare prospettiva.
E significa anche interrogarsi su quanto patrimonio artistico Catanzaro abbia perso dalla propria quotidianità.
«La comunità deve tornare a fruire del suo patrimonio»
Tra i primi a visitare il costituendo cantiere è stato il neo assessore comunale Salvatore Bullotta, che ha sottolineato la necessità di costruire una strategia condivisa di valorizzazione del patrimonio culturale cittadino.
«La grande tela dell’Assunta che fu nel Duomo e che oggi è ospitata dalla Provincia al MARCA in attesa di restauro, così come i reperti custoditi dalla stessa Soprintendenza, non possono lasciare indifferente il Comune», ha evidenziato Bullotta.
Il messaggio è chiaro: non basta conservare.
Bisogna restituire.
Restituire alla comunità la possibilità di conoscere, vedere, comprendere e riconoscere come proprio un patrimonio che spesso è rimasto lontano dalla città.
L’assessore ha parlato di una collaborazione sempre più stretta con la Soprintendenza e della volontà dell’amministrazione guidata dal sindaco Nicola Fiorita di lavorare sulla tutela e sulla valorizzazione dei beni culturali, pur facendo i conti con le difficoltà finanziarie che gravano sui Comuni.
La sfida è adesso
Il restauro dovrà dunque attendere i tempi delle procedure di gara. Ma intanto qualcosa è già cambiato.
La Pala non è più soltanto un’opera custodita lontano dagli occhi.
È diventata un cantiere visitabile, un oggetto di studio, una possibile scoperta.
E soprattutto è tornata a far parlare di sé.
La domanda resta quella che accompagna la tela da tempo: chi ha dipinto davvero l’Assunta del Duomo di Catanzaro?
Forse la risposta è ancora nascosta sotto le ridipinture.
Forse sarà il restauro a riportarla alla luce.
Di certo, però, c’è una seconda domanda che riguarda direttamente la città: quanto ancora del patrimonio culturale di Catanzaro deve essere riscoperto prima di tornare a essere patrimonio vissuto, e non soltanto conservato?
Perché restaurare un’opera è importante.
Restituirla alla memoria della città lo è ancora di più.




