Evan Penny

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    Evan Penny, scultore canadese, discepolo della corrente Iperrealista fondata alla fine degli anni 60 da Duane Hanson, supera i suoi predecessori e contemporanei, nella quasi maniacale minuziosità dettagliata del particolare  dell’ umana immagine. Che cosa di Evan Penny colpisca, rimane un mistero, prova ne è  che nell’osservare alcune sue opere si viene colti  da un inspiegabile, ma sensazionale brivido ! Le sue opere raffiguranti,  persone comuni abbigliate con vestiti veri fatti su misura,  sono composte di  strati di colore pigmentato, tessuto, resina ,silicone, alluminio e argilla.

    Sculture a grandezza naturale o ingigantite, lavorate in digitale e poi terminate con l’infaticabile minuzia , propria, di coloro che ricercano la perfezione nell’imperfezione.

    Mescolando astrazione e figurazione le sculture iperrealiste di Penny si allineano sul confine tra oggetto e immagine, ritraendo il corpo umano sia nella forma reale che come potrebbe essere quando lo si immagina attraverso le distorsione  create dai potenti strumenti digitali di ultima generazione.

    Ciò che maggiormente attrae di Penny è la sua teoria in relazione al tempo,  contraria  per alcuni aspetti  a quella del filosofo francese Bergson. E’ dunque interessante osservare come venga resa da Penny la continuità temporale , rappresentata attraverso un ricordo del passato e la previsione di un possibile futuro: se stesso da giovane ( Young Self ) e successivamente da vecchio ( Old Self ). Per Bergson, autore di un autorevole saggio sulla concezione del tempo ,” La Teoria del Tempo “( prima metà del Novecento ), la memoria,  vive nella temporalità della durata, essa è “conservazione e accumulazione del passato nel presente” e conserva nello stesso tempo, l’intera esperienza della coscienza. Tale esperienza  è il risultato dell’interazione tra l’immagine-corpo e le immagini-oggetto che sono presenti nel mondo .  Per cui La realtà è dunque per Bergson una esteriorizzazione delle immagini che albergano nella memoria,  mentre per  Penny la realtà, è sì un’esteriorizzazione delle immagini, ma che a differenza del filosofo, non albergano nella memoria, poiché frutto di una geniale intuizione proiettata nel tempo.

     

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