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Cosa vivono le persone in emergenza coronavirus? Cosa fare per stare meglio?

Stress e trauma: effetti psicologici su individui e famiglie in tempi di Coronavirus

Quello che sta accadendo in quest’ultimo periodo che riguarda l’emergenza Coronavirus impatta in maniera preponderante sulla vita delle persone causando cambiamenti improvvisi e importanti del vivere quotidiano.

Si assiste a stress per i cambiamenti in tutta la popolazione e veri e propri traumi per alcune persone in difficoltà, per le persone contagiate, per le loro famiglie e per gli operatori sanitari che in questo momento stanno affrontando in prima linea l’emergenza.

L’impatto emotivo e le conseguenze psicologiche sulle persone possono essere importanti ma possono essere gestite se si hanno le risorse interne e familiari per affrontare eventi critici nella propria vita.

Tutte le persone e tutte le famiglie, nell’evoluzione naturale della loro vita, affrontano degli eventi che possono modificarne l’equilibrio. Esistono eventi normativi, quegli eventi naturali appartenenti al ciclo vitale e che quindi possono essere previsti  ed eventi paranormativi e cioè tutti quegli eventi che non possono essere previsti, situazioni che si presentano all’improvviso davanti al soggetto e alla sua famiglia e da quel momento in poi modificano profondamente il modo di vivere e di relazionarsi tra i membri.

L’emergenza Coronavirus rientra tra gli eventi paranormativi perché si è presentata in maniera repentina cambiando lo stile di vita e le relazioni familiari e sociali di ognuno di noi.

Fattori stressanti del Coronavirus

Vediamo ora più nel dettaglio  quali sono gli aspetti  e le conseguenze che quest’emergenza comporta sia a livello pratico che psicologico:

Velocità di espansione e pericolosità del coronavirus. Ognuno di noi può vivere con intensità diverse questo fattore,  provando  sentimenti di paura di contagio,  ansia,  incertezza  e preoccupazione. Per alcuni  possono trasformarsi in angoscia e panico con il rischio di attuare dei comportamenti che possono mettere in pericolo  sé  stessi e gli altri. Ne sono un esempio la calca ai supermercati o  le partenze in massa per ritornare nei luoghi di origine.  La cattiva gestione di questi sentimenti può portare al contrario anche la negazione del problema continuando a vivere come se il pericolo non esistesse e dunque a non rispettare le norme di sicurezza,  non proteggendosi.

Limitazione della libertà personale e dei rapporti sociali. La limitazione della libertà impedisce di poter scegliere come gestire la vita di tutti i giorni , cosa fare e chi frequentare  diventano scelte obbligate nell’organizzazione della propria giornata,  causando sentimenti di impotenza rispetto alla propria vita e ancor di più se dalla propria vita dipendono altre persone come ad esempio i figli.

Limitazione o diminuzione dell’attività lavorativa. La diminuzione dell’attività lavorativa ed in alcuni casi anche la sua perdita , crea non solo preoccupazioni ed ansie riguardo l’aspetto economico legate alla capacità di provvedere a sé stessi e alla propria famiglia ma anche la perdita di  aspetti della propria identità  legati al lavoro. Se non si può svolgere la propria professione, che normalmente occupa gran parte del tempo delle persone,  si ha bisogno di riscoprire o investire su  altri ruoli fino a questo momento poco o affatto ricoperti.

Isolamento forzato.  Vivere isolati, lontano dai propri affetti, provoca sentimenti di mancanza e dispiacere. Non poter condividere emozioni e sentimenti con le persone care può causare il rischio di rinchiudersi in sé stessi pensando in maniera ossessiva e rimurginando su proprie fantasie e paure che vengono amplificate dal non poter utilizzare l’altro come specchio per le proprie emozioni.  Potrebbero verificarsi espressioni di aspetti depressivi. Casi particolari a rischio sono quelle persone soggette già ad isolamento ed emarginazione come per esempio le persone anziane,  le persone con patologia psichiatrica, i senza fissa dimora o le persone tossicodipendenti.

Convivenza forzata.   La convivenza forzata può essere altrettanto difficile, infatti, nelle famiglie conflittuali o nelle coppie in crisi il rischio più forte è che sentimenti di rabbia, rancore,  irritabilità e fastidio  prevalgano su sentimenti più positivi di affetto o condivisione causando l’esplosione di una crisi ingestibile. I minori sono quelli più a rischio in questa situazione, essendo spesso invisibili nei conflitti di coppia. La convivenza forzata diventa realmente problematica e pericolosa per le vittime di violenza che però possono continuare a rivolgersi ai servizi specifici in caso di necessità.

Effetti traumatici del Coronavirus

Chiusura delle scuole. La chiusura delle scuole implica una nuova riorganizzazione familiare. I bambini, prima impegnati in attività didattiche,  devono restare a casa e, quindi,  i genitori, se continuano a lavorare,  devono organizzarsi in turni o trovare delle persone a cui affidarli, non potendo spesso nemmeno più contare sui nonni la cui salute deve essere maggiormente protetta. Se i genitori non lavorano o sono in smart working dovranno trovare attività che coinvolgano i figli ma che consentano a loro stessi di avere i propri spazi.

Limitazione delle attività di svago. Le attività di svago, artistiche e sportive,  spesso,  non possono essere praticate. Queste attività consentono maggiormente il contatto con sé stessi e/o con gli altri, sono spazi di riflessione o di evasione dalle problematiche quotidiane e consentono di esprimere delle parti di sé più intime secondo il linguaggio simbolico o corporeo .  L’impossibilità di svolgere di queste attività può provocare sentimenti di confusione o di mancanza di contenimento di emozioni che non vengono più utilizzate in maniera produttiva ma restano inespresse.

 

Le persone colpite dal virus, i loro familiari, le persone in quarantena, gli operatori sanitari, e le persone  particolarmente in difficoltà, oltre a dover vivere tutti i fattori stressanti che vive la popolazione in generale, si trovano a dover affrontare veri e propri traumi.

Un evento traumatico è, per definizione, potenzialmente dannoso per l’essere umano e può generare profonda sofferenza, anche a lungo termine. Con la parola trauma ci si riferisce quindi ad una situazione che mina gravemente l’integrità psicofisica della persona e che può portare a gravi conseguenze se non viene compresa ed elaborata.

L’emergenza Coronavirus si configura come evento traumatico in quanto si presenta l’esposizione ad un evento imprevisto, improvviso e imprevedibile che minaccia la vita o l’incolumità propria e/o altrui e che, superando le capacità dell’individuo di padroneggiarlo, induce emozioni di paura, collera e dolore accompagnate da un sentimento di impotenza. La persona può vivere quest’esperienza come destabilizzante e devastante. Qualsiasi persona che si senta in grave pericolo, sia esso reale o percepito, o che avverta il suo equilibrio vitale a rischio di rottura, è potenzialmente esposta a un trauma.

L’evento traumatico domina la capacità di risposta della persona, rimanda a una condizione d’impotenza, pertanto non è il dolore, ma l’impotenza che dà origine al trauma. In tal senso non tutti gli eventi sono “traumatici” per tutti, ma dipende da come l’evento viene elaborato dal soggetto che lo subisce e dagli strumenti a disposizione per padroneggiarlo.

Quindi le persone che più direttamente si scontrano con il Coronavirus sono maggiormente soggette a paure ancor più forti di contagio, di perdita delle persone care e di impotenza per non poterle assistere o star loro vicino.

Gli operatori sanitari nello specifico vivono, in un altalena continua, sentimenti di vincita e di perdita per persone che hanno salvato dal virus o su cui il virus ha avuto la meglio. Vivono in maniera frenetica la propria vita lontano dai propri affetti in apparente contrapposizione con la vita fuori dagli ospedali che scorre lenta e senza vitalità. I familiari delle persone colpite, e le persone colpite, non possono attuare quei comportamenti, come la compartecipazione alla malattia, che in qualche modo consentono di alleviare il dolore ed il senso di impotenza. Anche i riti che normalmente sono utili all’elaborazione dell’evento traumatico, a livello personale e sociale, come ad esempio i funerali, non sono attuabili.

Cosa fare per vivere al meglio questa emergenza?

Le parole chiave in questa situazione emergenziale sono fermarsi, organizzarsi,  fare squadra.

Fermarsi per limitare il contagio emotivo.  E’ di fondamentale importanza in questo periodo fermarsi per ascoltarsi. Riconoscere le proprie emozioni ci consente di utilizzarle al meglio nella loro specifica funzione e cioè quella di rendere più efficace la reazione dell’individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta in termini di sopravvivenza.  Il riconoscimento della paura, ad esempio, ci consente di attuare tutti quei comportamenti protettivi per evitare il contagio fisico. Riconoscere le proprie emozioni favorisce anche la possibilità di poterle esprimere e quindi di poterle condividere con gli altri e la possibilità di autoregolarle.  Se ci si ferma ad ascoltarsi si ha la possibilità di non essere contagiati emotivamente da chi non riesce ad entrare in contatto con sé stesso e non riesce ad autoregolare le proprie emozioni. La confusione con le emozioni dell’altro è ciò che rende più difficile riuscire attuare comportamenti adeguati e ad elaborare al meglio i propri vissuti.

Per questo motivo, in questo momento, è importante dedicarsi un po’ di tempo in solitudine,  se possibile, mantenendo vive quelle passioni che si svolgevano in precedenza o trovandone altre maggiormente attuabili, riadattandole al nuovo stile di vita.

Organizzare le proprie giornate in modo che il tempo a disposizione possa essere ben strutturato e non si abbia la sensazione di inutilità. Organizzarsi con i propri conviventi, stabilendo  tempi e spazi per le attività di ognuno e di quelle in condivisione significa trovare accordi rispetto ad una convivenza forzata ed allontanare possibilità di conflitto. Mantenere i propri ruoli o trovarne di altri all’interno della propria famiglia significa riappropriarsi di un senso di identità che in questo momento sta vacillando per i cambiamenti repentini. Imparare a gestire i confini del proprio ruolo favorisce la possibilità di non essere invasi dalle emozioni incontrollate dell’altro.
Fare squadra con gli altri lenisce il senso di solitudine, favorisce la compartecipazione con gli altri che si trovano nella stessa situazione. Ognuno, può mettere a disposizione le proprie risorse, favorendo la sensazione di essere utili e il senso di  solidarietà .

Fare squadra  dentro casa con la propria famiglia aiuta a riappropriarsi di aspetti nelle relazioni  affettive che spesso nella normale vita quotidiana vengono trascurate. La possibilità di stare più a contatto con i propri figli è un’opportunità che in questo momento può essere sfruttata al meglio, il contatto con i bambini in particolare aiuta a mantenere il senso di vitalità che quest’emergenza sta vedendo sfumare. E’ importante però mantenere i propri ruoli, sono i genitori a dover rassicurare i figli e non viceversa. La possibilità di fare squadra con i propri vicini favorisce le relazioni sociali e lenisce il senso di solitudine.
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha pubblicato un vademecum per evitare il panico e proteggersi con comportamenti adeguati, sottolineando queste tre buone prassi:

“Evitare la ricerca compulsiva di informazioni : Abbiamo visto che è normale e funzionale, in chiave preventiva, avere paura davanti ad un rischio nuovo, come l’epidemia da coronavirus: ansia per sé e i propri cari, ricerca di rassicurazioni, controllo continuo delle informazioni sono comportamenti comprensibili e frequenti in questi giorni. E tuttavia la paura si riduce se si riflette sul suo rapporto con i pericoli oggettivi e quindi si sa con chiarezza cosa succede e cosa fare. Usare e diffondere fonti informative affidabili
E’ bene attenersi a quanto conosciuto e documentabile.

Quindi: basarsi SOLO su fonti informative ufficiali, aggiornate e accreditate.
– Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus
– Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

Al Ministero della Salute, alla Protezione Civile, e al Sistema sanitario nazionale e regionale lavorano specialisti esperti che collaborano per affrontare con grande rigore, attenzione e con le risorse disponibili la situazione in corso e i suoi sviluppi.

Un fenomeno collettivo e non personale. Il Coronavirus non è un fenomeno che ci riguarda individualmente. Come nel caso dei vaccini ci dobbiamo proteggere come collettività responsabile. I media producono una informazione che può produrre effetti distorsivi perché focalizzata su notizie in rapida e inquietante sequenza sui singoli casi piuttosto che sui dati complessivi e oggettivi del fenomeno. E’ importante tener conto di questo effetto”.

Quando tutte queste indicazioni non bastano e lo stress, il trauma, l’ansia, il panico, la paura e i conflitti diventano ingestibili è fondamentale rivolgersi a personale specifico per queste problematiche come gli psicologi.

Il Decreto 11 marzo sull’emergenza non cambia nulla per quanto riguarda le attività effettuate da professionisti sanitari , tra cui gli Psicologi.

Le attività professionali degli psicologi rimangono in essere, con l’adozione delle precauzioni indicate dalle autorità competenti,  e così gli spostamenti delle persone per motivi di salute.

L’Ordine degli Psicologi  ha tuttavia già consigliato ai professionisti di passare alla modalità di intervento a distanza quando applicabile e possibile, contemperando le esigenze dell’utenza, valutate caso per caso (es. situazione specifica, distanza dallo studio, tipo di trattamento, ecc.), con l’esigenza generale di protezione collettiva.

 

Vedi: https://www.carmencapria.com/stress-e-trauma-effetti-psicologici-del-coronavirus/