Tutti i cristiani uniti oggi nella recita del Padre Nostro

Preghiera, compassione e tenerezza nell’invito di papa Francesco davanti alla pandemia

Domenico Concolino*

Preghiera, compassione e tenerezza. Sono queste le tre parole che risuonano nell’invito che papa Francesco, durante l’Angelus di domenica scorsa, rivolgendosi a “tutti i Capi delle Chiese e i leader di tutte le Comunità cristiane, insieme a tutti i cristiani delle varie confessioni”.

Anzitutto pregare. La sua richiesta, affidata all’iniziativa della Rete mondiale di Preghiera del Papa, è una chiamata a raccolta, a stare stare uniti ed elevare l’invocazione del Padre Nostro, oggi, 25 marzo, alle ore 12,00

La data odierna è altamente significativa. In tale giorno, che precede il Natale esattamente di 9 mesi, la Chiesa ricorda l’annuncio dell’Angelo alla Vergine Maria. È l’evento contemplato come “l’inizio della nostra salvezza”, il momento in cui il Figlio di Dio assume la carne nel grembo della Madre e così realizza la possibilità di toccare e guarire realmente  la nostra umanità.

Nella tradizione millenaria della Chiesa, il “Padre Nostro” è la preghiera per eccellenza, la preghiera universale, quella uscita dalla bocca dello stesso Gesù quando ha insegnato ai suoi discepoli a pregare.

Oggi in quel ‘Padre Nostro’ ed in quel ‘libraci dal male’  si fanno presenti nuovi sentimenti e nuovi mali.

Il papa perciò invita a pregare per la fine della pandemia ma anche per riaccendere la speranza nei cuori. Per ottenere dal Padre Nostro la luce, la forza, la speranza, l’aiuto, ma anche la liberazione dal male,  con la protezione di tutti i malati, tutti i medici, tutte le forze dell’ordine, tutti i governati, tutti coloro che invisibilmente stanno esponendo la propria vita per salvare quella degli altri.

Nessuno infatti, proprio da questo Dio e Padre, perderà la sua ricompensa: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” dice il Signore.

Ecco perché il Papa chiede anche compassione e tenerezza.

In questo tempo cosi freddo, silenzioso, essenziale, un tempo in cui la parola della scienza diventa strada indispensabile  per l’esistenza dei nostri corpi, papa Francesco chiede di guardare anche all’altra Parola, quella che ha il potere di risvegliare in noi quella compassione e tenerezza di cui non possiamo fare a meno soprattutto oggi, davanti agli uomini e donne coinvolte in questa pandemia. Il Papa le invoca in ogni luogo di queste nostre città piagate, soprattutto negli ospedali, nelle case, nei condomini, sotto le tende, per le strade.

Ecco perché oggi sentiamo di invocare anche la Vergine Madre e chiedere la sua protezione.

Penso ad esempio alla ‘Madre della tenerezza’,  una immagine conosciuta fin dal XII secolo, che gli orientali di Costantinopoli chiamano Vladimirskaya. Sì, perché accanto alla parola della scienza noi abbiamo bisogno anche della Parola capace di toccarci interiormente e ci renda nella fatica compassionevoli,  dia ad ognuno calore, coraggio, forza, luce, tenerezza. A te, o Madre del Verbo incarnato, e sopra di tutto a te, Padre Nostro, la nostra invocazione unanime, perché ogni uomo creato a tua immagine e somiglianza, possa riscoprire nella luce del Verbo incarnato, le sue radici ed il suo destino.

Così, se vogliamo, possiamo dire, non solo oggi:

“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,

Santa Madre di Dio:

non disprezzare le suppliche di noi 

che siamo nella prova,

e liberaci da ogni pericolo, 

o Vergine gloriosa e benedetta “

Amen. Amen.

*Cappellano Università Magna Graecia