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Coronavirus: “Non ci fanno i tamponi: senza non possiamo tornare al lavoro al Policlinico”

A parlare Giovanni Ritrovato che dopo la quarantena potrebbe rientrare al lavoro, ma nonostante la garanzia per lui e la nuora ancora attende. Insieme non se la sentono di rischiare

Non se la sentono di rischiare e di tornare al lavoro. Un lavoro che li metterebbe direttamente a contatto con il pubblico e con pazienti del Pliclinico Universitario “Mater Domini” di Catanzaro a Germaneto. Giovanni Ritrovato e la nuora entrambi attendono, lui il secondo tampone, lei ancora il primo, da parte dell’Asp, per capire se sono positivi al Covid-19. Dipendete da oltre 40 anni dell’Azienda ospedaliera universitaria, Giovanni dopo la positività del tampone riscontrata sul figlio con cui convive, che lavora come infermiere al Pugliese-Ciaccio, si è autodenunciato, cominciando una autoquarantena resa poi effettiva da una ordinanza del Sindaco.

Il primo tampone ha dato per lui e per la figlia esito negativo, mentre la moglie, debilitata da una serie di problematiche di salute è risultata contagiata dal Coronavirus. Oggi la quarantena stabilita dall’ordinanza di Sergio Abramo è finita “ma io – ha sottolineato Giovanni – non mela sento di rientrare al lavoro perché so che in questi giorni mio figlio potrebbe aver contagiato me e mia figlia, che stiamo vivendo un incubo quotidiano, in ogni momento”. Solo un secondo tampone, infatti può stabilire la negatività per Giovanni, consentendogli di recarsi serenamente in un ospedale, tra l’altro Covid, e la guarigione per il figlio. “Abbiamo vissuto questa condizione di isolamento e di malattia nella completa solitudine e dopo la pubblicazione dell’articolo ho ricevuto una telefonata dal direttore medico di Presidio, alla quale ho manifestato tutto il mio rammarico per l’abbandono, e che mi ha rassicurato che tra lunedì 30 e martedì 31 marzo sarebbero venuti a fare i tamponi a noi quattro (me e mia figlia negativi, mio figlio e mia moglie positivi) oltre che mio figlio Antonio Ritrovato e la moglie che lavora al policlinico nel centro prelievi. Anche perché senza quel tampone, mia nuora che è stata scrupolosa e si è autodenunciata, non può tornare al lavoro“.

Ad oggi i tamponi non sono stati ancora fatti

“Questa mattina, martedì 31 ho ricevuto una telefona dalla direzione medica di presidio del Policlinico. Mi avvisavano che in mattinata qualcuno sarebbe venuto per i tamponi da me e all’indirizzo dell’altro mio figlio Antonio. Non è venuto nessuno né qui, né lì. Abbiamo, sia io che mio figlio telefonato continuamente al numero della Regione 800767676, ma non abbiamo mai ricevuto dopo un primo contatto risposta. Non dobbiamo dimenticarci che ormai l’ordinanza di Sergio Abramo è ormai finita, io quindi potrei tranquillamente uscire? Non abbiamo ricevuto una sola telefonata da nessuno. Se non fosse stato per i nostri vicini senza poter andare a prelevare 100 euro al Bancomat come avremmo potuto fare la spesa? E’ così che ci si comporta con i propri cittadini? E’ così che si agisce con chi è al servizio della comunità e al servizio di una Azienda Ospedaliera Universitaria da più di 40 anni? Quando distribuivo i pasti all’inizio del mio lavoro a chi accudiva i pazienti, spiegavo a chi mi accompagnava che non si dava anche a loro perché non avevano la possibilità di acquistarlo, ma perché dovevano rimanere lì ad assistere il malato e non potevano muoversi. E’ questo il compenetrarsi nella sofferenza dei malati e di chi non può nemmeno uscire di casa per andare a buttare la spazzatura?

E se di spazzatura si parla, Giovanni Ritrovato ha anche un altro problema: “Dal prossimo mercoledì, infatti, gli addetti al ritiro gli hanno comunicato che non potrà più lasciare i rifiuti sul pianerottolo, ma dovrà portarli giù vicino al furgone. Posso farlo con mio figlio che è ancora ufficialmente positivo al coronavirus? A questo deve rispondermi il Sindaco. La porto a loro o la lascio accanto alla porta?”.

Ard