Buoni spesa: tanti cittadini in fila per la consegna delle domande al CSV

Gli uffici del Centro Servizi al Volontariato di via Fontana Vecchia sono stati eccezionalmente aperti fino a ieri

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Per molte persone in difficoltà inviare per e-mail il modello di autocertificazione, per accedere ai buoni spesa messi a disposizione del Comune, avrebbe comportato una difficoltà ulteriore.
“Ed è in virtù del rapporto di collaborazione con il Comune, ed in particolare con l’assessorato alle Politiche Sociali, alla base anche del servizio di consegna della spesa e dei medicinali a domicilio per gli over 75, che – per venire incontro a coloro che non possiedono computer, né tantomeno una stampante ed uno scanner per l’inoltro della domanda corredata di firma originale e di fotocopia del documento d’identità – gli uffici del Centro Servizi al Volontariato di via Fontana Vecchia sono stati eccezionalmente aperti fino a ieri”. Scrive in una nota il CSV Catanzaro.

“L’apertura, infatti, sebbene con le dovute precauzioni che l’emergenza sanitaria del periodo impone, si è resa necessaria per la distribuzione dei modelli in forma cartacea, da raccogliere e recapitare al Comune prima della scadenza per via telematica prevista (fissata alla mezzanotte di ieri, 7 aprile). Per giorni, quindi, alcune componenti dello staff, dotate di guanti e mascherine, hanno raccolto le domande recapitate a mano (circa centocinquanta) attraverso la grata di una stanza all’uopo predisposta: fuori, intanto, la fila di persone si faceva sempre più corposa, perché il “passaparola”, in questi casi, fa più effetto delle informazioni che passano sui normali canali, specie se si è stranieri o appartenenti all’etnia rom.

Ed è così che, al CSV, ci si è ritrovati a dover spiegare le varie voci del modello, e a dover mettere al corrente dell’assunzione di responsabilità che un’eventuale dichiarazione mendace (soprattutto laddove occorreva specificare di non ricevere altro sostegno economico, perché chi non percepisce altro reddito ha la priorità sugli altri) può comportare a livello penale. Le fasce più deboli della popolazione, quindi, se non avessero potuto contare sull’intermediazione delle parrocchie di riferimento, delle associazioni e del CSV, non avrebbero potuto accedere ai buoni spesa (del valore minimo di cento euro, che poi aumenta a seconda del numero di componenti del nucleo familiare), erogati dai comuni attraverso i fondi destinati appositamente dal governo.

Far comprendere poi i contenuti della domanda a molti stranieri, che non hanno alcuna dimestichezza con la lingua ed hanno anche difficoltà ad apporre una firma, è stata un’impresa a dir poco ardua: e ciò va a sottolineare quanto sia di primaria importanza pensare a soluzioni ben strutturate per contrastare la povertà e l’isolamento sociale di tanti cittadini, e non solo in fase di emergenza. Le domande saranno vagliate, una per una, dagli uffici del comune predisposti, ma intanto, al CSV, si fa tesoro dell’enorme bagaglio di conoscenza e umanità che è venuto fuori con la semplice compilazione di un foglio di carta”.

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