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La lettera di una mamma alla Santelli: “Faccia tornare i nostri figli in Calabria”

Le chiedo di non dimenticarsi di queste persone che rispettano le norme non solo da un punto di vista prettamente legale ma anche, e soprattutto, morale ed etico.

Riceviamo e pubblichiamo lettera firmata. 

Sono una madre separata di due figli che si trovano attualmente a Bologna. Lavoro presso il Dipartimento Tutela della Salute della Regione e vorrei esporre la mia situazione, comune a tanti altri cittadini calabresi.

Mia figlia ha lasciato la specialistica in medicina appena poco prima che venisse disposto il lockdown; mio figlio è rimasto a casa perché non è neanche iniziato, ovviamente, lo stage che doveva frequentare a conclusione di un corso di formazione professionale.

Entrambi quindi sono rimasti chiusi in casa senza svolgere alcuna attività lavorativa.

Sebbene fossi già da tempo a conoscenza degli eventi a venire in merito alla chiusura territoriale e sebbene anche io, come tante madri calabresi in apprensione, avrei potuto organizzare per tempo il rientro dei miei figli, ho consigliato vivamente ai miei ragazzi di rimanere a Bologna, per il rispetto di tutto e di tutti. Mio figlio, tra l’altro, esattamente un anno fa, è stato ricoverato un mese nel reparto di Malattie infettive a Catanzaro a causa di un virus, essendo un ragazzo spesso di salute cagionevole.

Ora, a Maggio scade il contratto di fitto del loro appartamento, per cui i ragazzi hanno bisogno di rientrare, anche dal punto di vista economico la situazione non è più sostenibile.

Per cui, alla luce di questo problema e considerando che tante persone si trovano nelle stesse condizioni, ossia della necessità di rientrare, Governatrice Santelli le chiedo di non dimenticarsi dei nostri figli, come calabrese, come madre e come massimo esponente di tutela e di rappresentanza delle nostre Istituzioni, di non dimenticarsi di queste persone che rispettano le norme non solo da un punto di vista prettamente legale ma anche, e soprattutto, morale ed etico.

Le chiedo, pertanto, di non disporre la chiusura per il rientro di questi ragazzi ma anzi di disporre una corsia preferenziale, con tutte le opportune tutele che la situazione generale richiede, per il rientro presso la loro sede di residenza.