Sanità Calabria, Mancuso e Chiefalo: “Non possiamo abbassare la guardia sulle altre patologie”

Il cancro rappresenta non solo un problema sanitario ma anche un problema sociale che impatta sulla sopravvivenza e qualità della vita

Sulla sanità in Calabria intervengono Anna Mancuso, impegnata da anni sul territorio calabrese e nazionale sui temi della salute e delegata per la predisposizione del programma della Lega per Salvini e Antonio Chiefalo, Dirigente del Ministero della giustizia e candidato, sempre per la Lega, alle ultime elezioni regionali.
“La pandemia in atto ha catalizzato ogni tipo di attenzione e l’emergenza che ne è discesa ha distribuito crisi in tutti i settori, a partire dalla sanità. Eppure la ‘normale’ pressione sui sistemi di cura esercitata dalle patologie ‘classiche’ non si è certo allentata con l’insorgenza delle infezioni da covid-19, con il risultato che si continua ad ammalarsi di malattie cardiovascolari come di cancro, e via dicendo, e ciò non ci consente di abbassare la guardia su nulla.
Il cancro rappresenta non solo un problema sanitario ma anche un problema sociale che impatta sulla sopravvivenza e qualità della vita.
Ogni anno, in Calabria, si ammalano di tumore circa 4.500 donne e circa 5.600 uomini per un totale di oltre 10.000 casi e con un tasso di incidenza per le donne pari a 408/100.000 e per gli  uomini 559/100.000 .
Il tasso di mortalità sfiora il 50% di cui il 19% donne quasi il 27% uomini. Numeri elevatissimi che danno il senso della questione.

Degli oltre 10.000 pazienti affetti da neoplasia, oltre il 37% sceglie di andare fuori regione soprattutto per la fase chirurgica, ed una piccola percentuale vi resta per le successive cure.
(dati estratti da volume ‘i numeri del Cancro in Italia 2019’ da AIRTUM  (associazione italiana registro tumori)  e AIOM (associazione italiana oncologia medica).
Abbiamo osservato che la struttura ospitante, che accoglie senza particolari problemi il paziente da trattare chirurgicamente, non lo ‘incentiva’ ad eseguire le successive cure al suo interno, bensì tende a restituirlo al territorio di provenienza, probabilmente per uno sfavorevole rapporto costi/benefici.
I pazienti oncologici ‘fuori regione’, soprattutto per la chirurgia, sono una importante entrata economica per le strutture Ospedaliere che li ospitano e difatti la Calabria spende 300 milioni annui per questo tipo di prestazioni.
Ciò ha generato una sorta di ‘pescaggio’ dei pazienti messo in atto da professionisti provenienti da altre realtà regionali (e che generalmente lavorano nel privato) che periodicamente svolgono prestazioni di ‘visita’ sul territorio calabrese, per poi trasferire gli eventuali pazienti proprio presso le cliniche del nord, delle quali sono dipendenti.
La Regione, riteniamo, dovrebbe aprire un indagine sul meccanismo di marketing sanitario che coinvolge la Calabria: dove visitano i professionisti che arrivano dal centro e dal nord? A che titolo? In quali strutture? A quali costi per il paziente calabrese? E a quali costi per le nostre casse regionali?
La ragione del fenomeno è argomento conosciuto: la Calabria ha una sanità devastata da anni di cattiva gestione politica ed amministrativa, e purtroppo, ove anche vengano eseguite prestazioni di qualità, la scarsa fiducia nel sistema spinge l’utenza ad essere debole e, spesso immotivatamente, affascinata proprio dall’appeal ‘venduto’ dalle strutture nel nord Italia.
Occorre porre rimedio a questo circolo vizioso che reca detrimento alle tasche pubbliche come a quelle della povera gente.

Una strada per interrompere questo deleterio circuito è senz’altro il miglioramento della fiducia e della reputazione del nostro sistema sanitario garantendo al paziente un livello elevato qualità che scoraggi la singolare forma di migrazione in commento. Ciò non è utopistico ed anzi conseguibile con la valorizzazione dei nostri eccellenti professionisti, con l’incentivo al rientro di altri dislocati un po’ dappertutto in Italia e nel mondo, con la realizzazione, ad esempio, di un IRCSS oncologico a Catanzaro-Germaneto.
Gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) sono ospedali di eccellenza che perseguono finalità di ricerca, prevalentemente clinica e traslazionale, nel campo biomedico ed in quello della organizzazione e gestione dei servizi sanitari. Essi effettuano prestazioni di ricovero e cura di alta specialità o svolgono altre attività aventi i caratteri di eccellenza di cui all’art. 13, comma 3, lett. d) del Decreto legislativo 16 ottobre 2003 n. 288 e s.m.i., il quale ha disposto il riordino degli IRCCS pubblici.
Come sempre è la politica a decidere e noi, sul punto, ci siamo ampiamente spesi nell’ultimo programma della Lega nel quale tanto è dedicato all’argomento. Alla Presidente Santelli, sempre sensibile alle varie problematiche che attanagliano la nostra regione, rivolgiamo l’invito ad avere polso per mettere ordine.
Prendere in considerazione la possibilità di realizzare un IRCCS oncologico presso la struttura del Policlinico di Catanzaro sarebbe un passo apprezzato da tutti i calabresi, dalle associazioni dei pazienti, dai medici che hanno deciso di restare a lavorare in Calabria con poche risorse.

Ponendo a sistema le competenze in materia oncologica e nella ricerca in un IRCSS, la nostra regione potrebbe polarizzare l’intero sud conseguendo collaterali economie, da risparmio, pronte per essere reinvestite nella nostra sanità: il cancro si cura anche così.
Non più tardi di un anno fa, l’onorevole Massimo Garavaglia (all’epoca viceministro all’economia) e Anna Mancuso hanno visitato il centro universitario, apprezzandone l’alto livello tecnologico ma anche la professionalità e preparazione dei ricercatori che vi lavorano, cosi come hanno avuto modo di apprezzare molti professionisti di strutture ospedaliere di altre provincie.
Al centro universitario ha fatto visita, sempre accompagnato da Anna Mancuso, anche Marco Votta, attuale presidente del primo IRCCS oncologico Italiano: l’istituto Tumori di Milano.
La Regione è autorità di programmazione ma tutti noi, cittadini, associazioni, medici e operatori nonché politici, abbiamo l’obbligo di aprire un dibattito per proporre idee costruttive e ridare alla Calabria la dignità sanitaria che merita di avere”.