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Il giallo dei tamponi “conservati” nelle celle frigorifere. Da quanto tempo sono davvero lì?

Intanto da ieri sono sospesi gli screening salvo quelli d'urgenza

C’è sicuramente un dato temporale da non trascurare nella comunicazione datata 12 maggio 2020 e firmata dal dirigente del Dipartimento salute della Regione Calabria indirizzata a tutti i responsabili delle strutture sanitarie, Ospedali ed Asp.

Per capire bene almeno la consecutio, senza ovviamente voler aggiungere altro che non attiene alle analisi fatte fuori dal campo sanitario, è necessario ricostruire i fatti che, probabilmente hanno portato all’emanazione di questa circolare di ieri.

Proprio ieri mattina  Sapia, esponente dei 5 Stelle, rende nota, tramite un comunicato stampa, un denuncia, allegando ad essa un audio, in cui in sostanza si dice che molti prelievi fatti a mezzo tampone alle persone rientrate da fuori Regione, sono conservati in alcune celle frigorifere.

Immediata arriva la risposta pubblica del dipartimento salute della Regione che, minacciando querele, specifica anche che la situazione è sotto controllo, poiché è normale che i tamponi ancora da processare siano conservati in celle frigorifere secondo una procedura standard e che comunque il numero medio di tamponi processati giornalmente è di 1.300.

Contestuale alla risposta pubblica, o forse anche poco dopo, questo chiaramente non è dato saperlo, viene diramata una circolare in cui testuale si legge : “Nonostante più di 1000 campioni siano stati fatti analizzare dall’istituto zooprofilattico  di Portici, che opera per Calabria e Campania, è emersa (non sono specificati i termini di questa scoperta n.d.r.) la presenza di  circa 1.500 tamponi in attesa di essere processati, conservati nei laboratori Pugliese (circa 500), Asp di Reggio (circa 500); Asp di Cosenza e centrale operativa 118 (circa 500). Sulla scorta delle direttive ministeriali – si legge ancora – gli stessi tamponi possono essere conservati per cinque giorni a 4 gradi”.  

Nonostante queste premesse, però la circolare dispone tre punti che non sembrano certo di poco conto: “La sospensione dell’attività di screening, fermo restando l’effettuazione dei test d’urgenza, che il laboratorio di microbiologia del Gom processi con immediatezza  i 150 tamponi conservati presso il laboratorio del Pugliese  e che lo stesso faccia l’azienda sanitaria di Cosenza con i 500 tamponi conservati presso la centrale operativa 118”

Per completezza di informazione c’è da dire che, allegato alla circolare inviata ieri,  c’è un altro documento datato 6 maggio in cui ad un certo punto, viene specificata la necessità di dare priorità all’esame dei tamponi fatti su persone rientrate da altre regioni, ma anche le difficoltà palesate dai responsabili dei laboratori di microbiologia della Calabria, per l’elevato numero degli esami effettuati.

Perchè in questo contesto sono importanti le date? Perché i rientri sono iniziati giorno 4, il primo documento in cui i laboratori palesano le loro difficoltà è datato giorno 6 maggio, e la circolare del Dipartimento salute in cui si dice che “è emersa” la presenza di tamponi è del 12 maggio. Dal 4 al 12 maggio i giorni trascorsi sono 8, e dal 6 maggio al 12 maggio 6.

Qualcosa in più di quei 5 previsti per la conservazione.

Oltre al fatto che ovviamente, chi è in attesa di screening, anche tra il personale sanitario ora dovrà attendere che venga smaltito questo lavoro e l’eventuale altro che andrà ad aggiungersi per i nuovi eventuali prelievi effettuati su persone che rientrano in Calabria.