Quantcast

Ludovico: “Calabria zona rossa? In fondo forse il virus è stato più clemente dei nostri governanti”

L'amara riflessione dell'avvocato sulla situazione contingente

Più informazioni su

di Antonio Ludovico *
Con una puntualità disarmante, atteso dai soliti squilli di tromba, è arrivato il nuovo decreto presidenziale, ultimo sussulto di un potere incontrastato che evoca tristi periodi passati. Amaro, beffardo, disperato, a tratti sarcastico, sicuramente evitabile e penalizzante in  toto per una regione – la nostra – che sembrava essere ai margini di questa maledetta pandemia.
Eppure, contrariamente a quanto diceva la Merkel qualche giorno fa, la Calabria rientra tra le cosiddette “zone rosse”, non tanto per numero di contagi, ma per mancanza di strutture.
Sappiamo benissimo che nel mondo ci sono agonie ben più dolorose di un “banalissimo” lockdown di un paio di settimane, prorogabile ad libitum.

E ora vallo  a spiegare a chi dovrà abbassare le saracinesche….

Eppure, vallo a spiegare a tutti quei commercianti che saranno costretti, non per colpa loro, ad abbassare le proprie saracinesche per la seconda volta in pochi mesi; vallo a spiegare a quei poveri ristoratori che, a fronte di adeguamenti costosi e forzosi, dovranno battere cassa; vallo a spiegare a tutti gli autonomi che non vivono di stipendio fisso e che dovranno cominciare a stringere la cinghia per sbarcare il lunario; vallo a spiegare a tutti i lavoratori saltuari che dovranno sperare nei soliti aiuti statali che non arrivano mai. Senza contare tutti coloro che vivono di arte, di musica, di teatro, di cinema, di sport minore, trattati peggio dei più incalliti criminali e banditi dalla contesa senza neanche essere ascoltati. Non ci resta, pertanto, che ringraziare i nostri governanti, i nostri politici di tutte le colorazioni; nessuno dubita che essi abbiano tutelato i nostri diritti, la nostra salute, il nostro futuro con competenza e disinteresse, in un’anomalia tutta calabrese.

Rammarico, amarezza e cattivi amministratori

Purtroppo non ci resta che il rammarico, unito all’amarezza di una regione splendida governata però da cattivi amministratori, una natura superba ma soppressa da una burocrazia disarmante, un clima incantevole ma controbilanciato da un’incompetenza che sfocia nel ridicolo. Tutti colpevoli, tranne quei poveri cristi che da domani dovranno inventarsi nuove strade in una terra bella e maledetta, governata dall’insipienza mista al malaffare. Peggiore connubio non ci poteva capitare.

Un baratro senza giustificazione

Grazie ancora per averci difeso da un provvedimento che anche ad un bambino apparirà clamorosamente ingiusto e inaccettabile, grazie per averci accompagnato silenziosamente in un baratro del quale non si trova alcuna giustificazione, grazie per aver trasformato le nostre vite in un incubo senza fine. A conti fatti, il coronavirus probabilmente è stato più buono di voi.

Più informazioni su