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Covid: “Il ritardo nell’esito del tampone compromette il mio futuro lavorativo”

La denuncia di una cittadina in scadenza di contratto. Tanta angoscia e preoccupazione per la sua famiglia: "Ci hanno abbandonato"

Ritardo nell’esito dei tamponi, l’ennesimo, che costringe le famiglie in attesa a vivere tra paura e ansie blindate in casa. La denuncia arriva dalla signora R.F che lo scorso 7 novembre, a seguito di una febbricola, per scrupolo, ha fatto un tampone rapido, risultato positivo. Da lì l’attivazione della procedura tramite l’ASL che l’ha sottoposta a tampone giorno 10 novembre: “Avrei dovuto ricevere il risultato dopo 48 ore ma ad oggi nessuno sa darmi una riposta – ha raccontato – Mi hanno abbandonato. Non è giusto, ho il diritto di sapere il risultato del test per proteggere mio marito, mia figlia con seri problemi di salute e mia madre, malata oncologica da sei giorni con febbre e della quale i sanitari sono stati informati ma nessuno, ad oggi, si è preoccupato per lei. E’ vergognoso.”

La signora, dipende precaria e in scadenza di contratto di una struttura sanitaria privata, è molto provata per l’assenza di risposte e angosciata per il suo futuro lavorativo: “Ho contattato tutti i numeri a disposizione il 7833510/511/509/515 e il 731219 e nessuno mi risponde, perché? Ho diritto di sapere se sono guarita o meno, se posso tornare a lavorare – ha chiosato – Tra 14 giorni mi scade il contratto di lavoro e temo che se continuerò con le assenze non mi sarà rinnovato, per me sarebbe un danno nel danno – ha proseguito – viviamo con questo unico stipendio e il mancato rinnovo sarebbe un duro colpo.”

Il Covid e tutte le conseguenze pratiche che ne conseguono tolgono respiro alle famiglie colpite che non sono supportate adeguatamente nella gestione dell’emergenza: “Siamo abbandonati, nessuno si preoccupa per noi ma la cosa più grave è l’assenza di risposte. Che fine ha fatto il risultato del mio tampone? Perché questo ritardo? A questo punto pretendo che mi sia fatto un nuovo tampone, non posso permettermi il lusso di stare a casa inutilmente, ne va del mio futuro lavorativo e delle sorti della mia famiglia. Sto a casa perché qualora fossi ancora positiva ho l’obbligo morale di proteggere gli altri – ha concluso – ma se fossi già guarita sarei più serena e con me la mia famiglia, ma soprattutto potrei tornare a lavoro e magari evitare di compromettere il mio potenziale rinnovo di contratto.”