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Palestre chiuse, lo sfogo di una dirigente sportiva: “Non abbiamo più forze per incassare colpi”

Caterina Donato: "Noi sportivi siamo abituati alle regole e alla disciplina. Ma ora si deve fare qualcosa o piano piano spariremo"

Ricordo bene la data in cui tutto è cominciato. Mi trovavo come sempre nel mio centro, il mio posto per eccellenza, il luogo che ho amato e desiderato più di tutti e che ho curato con tanta dedizione e sacrificio. Era il 23 febbraio 2020, quando, bruscamente siamo passati, per l’aumento preoccupante e incontrollato dei casi da Coronavirus, da una socialità piena, energica, fatta di abbracci, sorrisi e dal nostro immancabile allenamento in palestra, alla completa assenza di tutto questo dalla nostra vita e a chiudere porte e serrande dei nostri centri.

Una chiusura forzata, dolorosa e difficile da portare avanti. Ma noi sportivi siamo forti, abituati al sacrificio e incassiamo. Successivamente, iniziamo a tirare un sospiro di sollievo e noi Presidenti e titolari, nei nostri centri sportivi, che rientrano tra i luoghi di socialità e aggregazione per eccellenza, abbiamo cooperato fin da subito per diffondere le norme anti-contagio ministeriali, adeguando le strutture ad un opportuno utilizzo, vedendo però, ogni giorno le nostre sale vuote e prive di vitalità. Ma noi sportivi siamo forti, abituati al sacrificio e incassiamo anche questa.
Dopo aver speso tutto, i nostri risparmi e le nostre energie, ci ritroviamo di nuovo a combattere. Senza armi. Senza forze. Senza speranze.

Da mesi ormai il nostro settore è tra i più colpiti dalla crisi. Ci siamo trovati ad affrontare un evento totalmente impreparati. Da sportiva quale sono da anni, prima ancora di essere Presidente e titolare, posso dire che generalmente pianifico e porto a termine un obiettivo, tenendo conto anche dei possibili incidenti di percorso. Dei pro e dei contro. Ma tutti ci ritroviamo a rimane fermi di fronte ad una pandemia, dove bisogna mettere da parte il nostro essere sportivo e imprenditore e agire e reagire da cittadino. Siamo stati criticati per non essere scesi in piazza a protestare. Siamo stati etichettati come poco ribelli. Io non critico o giudico il comportamento di nessuno. Per fortuna il mio essere, i miei studi e il mio lavoro, mi hanno sempre portata a non avere parametri. A vedere e tener conto delle sfumature e a capire che per ogni cosa, comportamento o evento, c’è sempre un fattore scatenante. E un’azione o reazione, va valutata nella sua complessità. Noi sportivi siamo abituati alle regole e alla disciplina.

Il nostro modo di protestare, urlare il nostro vuoto interiore, le nostre sofferenze, saranno sempre diversi. Ma non per questo meno dolorosi. Un vero sportivo e un vero guerriero, difficilmente si arrendono. Ma ad oggi posso dire che siamo sul campo di battaglia distesi. Non abbiamo più forze per incassare colpi. E qui c’è bisogno di vincere una guerra non una battaglia. Potevamo continuare a combattere. Ma ci avete tolto pure l’unica cosa rimasta: la speranza di ritornare a praticare le nostre passioni.
Ringrazio i miei soci, allievi che anche solo con un messaggio, hanno ancora una parola di conforto per farmi continuare a sperare.

Credo che sia in questi momenti che riesci a capire se hai lasciato buon segno del tuo passaggio. Il nostro settore è profondamente colpito. Bisogna fare qualcosa o piano piano spariremo.E tutti abbiamo bisogno di sport. Che si possa presto tornare al profumo della ghisa. Al sacrificio. Agli obiettivi. E a riprenderci ciò che ci spetta”

Il Presidente e Dirigente sportivo dell’Asd Team Donato
Caterina Donato