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Ordinanza di chiusura scuoIe, Comune soccombe davanti al Tar ma preannuncia appello

Emesso il giudizio di merito, sproporzionate e non congruenti le misure adottate. L’ente condannato alle spese legali. Il sindaco Abramo: se necessario andremo oltre la giustizia amministrativa

È un contenzioso a puntate quello che oppone Sergio Abramo a un ristretto ma caparbio gruppo di genitori catanzaresi in merito all’ordinanza del sindaco di Catanzaro che a marzo 2021 aveva firmato l’ordinanza di chiusura di tutte le scuole cittadine di ogni ordine e grado comprese asili e prima infanzia come misura contingente contro l’epidemia di Covid. L’arbitro chiamato a giudicare, il Tar di Catanzaro, è entrato nel merito ed ha deciso per l’accoglimento del ricorso dei papà e delle mamme, annullando l’efficacia dell’ordinanza condannando l’ente comunale, in concorso con l’Asp, anche al pagamento delle spese quantificate in euro 4.600 in favore dell’avvocato Gaetano Liparioti che ha patrocinato i ricorrenti davanti al giudice amministrativo.

A dire il vero le ordinanze annullate sono due, successive di pochi giorni l’una dall’altra. In grande sintesi, già il 19 marzo, su segnalazione dell’Asp di Catanzaro che in una nota ufficiale aveva sottolineato “l’aumento dei casi di positività al Covid 19 all’interno delle varie scuole”, il sindaco aveva emanato una prima ordinanza, la 2119, disponendo la chiusura delle scuole dal 22 al 31 marzo 2021.

C’era stato un subitaneo ricorso al Tar patrocinato dall’avvocato Liparioti, accolto dal giudice amministrativo il 24 dello stesso mese che aveva ritenuto priva di adeguata istruttoria la nota dell’Asp di Catanzaro che suggeriva l’adozione della misura.
Dopo una prima acquiescenza al verdetto, Abramo aveva reiterato la sua volontà, firmando una nuova ordinanza, la 2225, dopo sole 12 ore, in vigore dal 25 fino al 31 marzo, che disponeva la chiusura di tutti gli istituti di ogni ordine e grado, asili compresi, procrastinandone l’apertura in pratica al 6 aprile, dopo le vacanze pasquali. Una decisione maturata alla luce di “informazioni chiave fornite dall’Asp, Unità operativa Igiene e salute pubblica, a seguito di una risposta a richiesta di chiarimenti da parte del sindaco”.

Questa volta il presidente del Tar, denegando la domanda di tutela cautelare monocratica, fissava la camera di consiglio per la trattazione della domanda cautelare ordinaria per il 5 maggio 2021, ritenendo necessario individuare un giusto bilanciamento fra il diritto alla salute e quello all’istruzione. La Camera di consiglio del Tar, Giancarlo Pennetti presidente, Francesca Goggiamani referendario estensore, Domenico Gaglioti referendario, puntualmente si è riunita e ha deciso nel merito, richiamando in sostanza le ragioni già evidenziate nelle precedenti sedute, considerando “che le ordinanze impugnate, di cui non può non sottolinearsi il patologico sviluppo cronologico ed istruttorio, soffrano delle censure proposte e che, conseguentemente, i ricorsi vadano accolti”.
Come si diceva, il contenzioso è destinato a continuare: contattato da Catanzaroinforma, il sindaco Abramo ha già anticipato il ricorso in appello all’istanza superiore della giustizia amministrativa, e anche oltre se necessario.

Nel dispositivo la prima sezione del Tar della Calabria nota che “nel conflitto tra i diritti alla salute ed all’istruzione l’esito non è di necessaria ed automatica soccombenza dell’istruzione a danno della salute, ma in primo luogo di bilanciamento con praticabilità di adozione di misure di contemperamento e solo a fronte di impossibilità di tale “mediazione” la soccombenza del diritto all’istruzione (in presenza) è ammissibile”, e “che neppure il principio di precauzione possa giustificare tout court l’intervento del Sindaco in esame in quanto esso è giustificato solo all’esito dell’esame dei vantaggi e degli oneri risultanti dall’azione o dall’assenza di azione e deve essere proporzionale e non discriminatorio”.

Il Tar considera che “il prodotto Report dell’Istituto superiore della Sanità non riporta per la Calabria nella settimana antecedente la chiusura delle scuole di Catanzaro il ricorrere delle situazioni di allerta legittimanti l’adozione di misure più restrittive da quelle dettate dal Governo; che, del pari il Comune di Catanzaro o l’Asp non hanno dimostrato neppure in sede processuale il loro ricorrere; che i dati istruttori raccolti in entrambi gli interventi, per come si andrà ad illustrare, non hanno fotografato la sussistenza di tali margini di intervento”