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Rifiuti, tamponi in ritardo, telefoni che squillano a vuoto: muta il virus ma a Catanzaro non le criticità

La nuova ondata epidemica rimette a nudo lacune nell'assistenza domiciliare già conosciute e evidentemente non risolte

E’ un virus che muta. Epidemiologi, politici, medici di base, virologi reali e improvvisati, ormai lo annunciano, lo postano, lo confermano ogni giorno. Lo ribadiscono ossessivamente e con ogni mezzo mentre disquisiscono e/o pontificano sulle varianti del Covid 19 in particolare dell’ultima non benvenuta Omicron.

Amen, lo abbiamo capito ma è bene anche rendersi  non tutto è mutabile o mutato nel tempo.

Purtroppo ci sono a queste latitudini, situazioni legate a doppio filo con l’emergenza sanitaria che non cambiano nel tempo, ed è del tutto irrilevante la lettera dell’ostico alfabeto greco a cui associamo la sottomarca Covid 19 in vigore al momento.

Lasciamo per un attimo perdere i posti letto negli ospedali, le terapie intensive, il personale insufficiente.Ci sono problematiche serie di gestione dell’emergenza anche quando parliamo di assistenza a pazienti per cui non è necessario il ricovero.

Le segnalazioni in redazione sono giornaliere e l’impressione è quasi di vivere un dejavu.

Un primo esempio? Ricordate la vicenda della raccolta ritardata dei rifiuti dalle abitazioni dei cittadini che avevano contratto il virus?

Nell’autunno-inverno scorso se ne parlò parecchio. L’immondizia restava a per giorni a volte settimane davanti alle case. La loro raccolta doveva seguire una specifica procedura perché quei sacchi venivano considerati a tutti gli effetti rifiuti ospedalieri. Lo smaltimento spettava agli operatori Asp con la collaborazione di quelli Sieco. Andavano caricati sugli automezzi nelle apposite vasche covid prima di essere trasferite nella discariche dove, a loro volta venivano raccolte in aree ricavate ad hoc.

Un iter sicuramente farraginoso che garantiva, o comunque avrebbe dovuto garantire, un corretto smaltimento, ma che si inceppava aggiungendo una potenziale emergenza igienica a quella pandemica.

Oggi cambiano  i pazienti e il problema è sempre il medesimo. E talvolta i malati stessi non hanno indicazioni univoche su cosa fare. O non ne hanno proprio. Un difetto di comunicazione che si aggiunge a quello organizzativo a cui evidentemente, visto che rifiuti spesso restano all’addiaccio per notti e notti anche oggi, non sono stati trovati rimedi.

E dal punto di vista dell’assistenza sanitaria ai positivi le cose non vanno meglio. L’aumento dei contagi ha complicato anzi fatto saltare il tracciamento, è vero in tutta Italia, figuriamoci dalle nostre parti visto il sistema sanitario precario reduce da oltre un decennio di gestione commissariale esterna. Eppure davanti a criticità che si ripetono nel tempo difficile non chiedersi se negli ultimi mesi non si potesse fare nulla di più.

Riceviamo, e si moltiplicano, segnalazioni di soggetti positivi che dopo essersi quasi autodiagnosticati il Covid non un test rapido magari della farmacia sotto casa e che, dopo aver segnalato il fatto al medico di base, restano in attesa anche più di una settimana di una chiamata dell’Asp per essere sottoposti al tampone molecolare di conferma.

Nel frattempo, a volte famiglie intere devono avere a che fare con i sintomi che, grazie ai vaccini sono spesso più lievi ma che provocano prevedibile tensione ed apprensione. Ma anche fare i conti con telefoni che squillano a vuoto, con indicazioni imprecise, medici di base che fanno quello che possono, o peggio con un silenzio assordante e angosciante.

E cosa dire delle quarantene a contagiati e contatti stretti? Devono essere imposte e revocate dai sindaci dei vari comuni con apposite ordinanze ma causa di questi ritardi per forza di cose tutto slitta lasciando “agli arresti domiciliari” soggetti già guariti o formalmente liberi di circolare persone già contagiate ma per cui manca ancora il sigillo del tampone molecolare.

E ai sindaci a volte spetta in prima persona il compito di mettersi in contatto con i contagiati e cercando loro stessi di ricostruire la mappa dei contatti, per essere tramite e supporto di un sistema sanitario oberato e obiettivamente in difficoltà. Dove, dopo un anno sembra non sia cambiato quasi nulla. Tranne la variante del virus e la lettera ellenica ad esso associata.