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Covid, Mediass Catanzaro: “Calabria finirà in zona arancione a causa del piano di rientro”

Occhiuto chieda che il riparto dei fondi sanitari alle regioni venga fatto non come è adesso ma in base alla numerosità delle malattie più fondi dove ci sono più malati

“La Calabria è la regione che, a parità di contagi, in rapporto alla popolazione residente ha meno ricoverati affetti da covid sia in terapia intensiva che nei reparti ordinari rispetto alle altre regioni e alla media nazionale. Ma allora perché è la regione che per prima finisce in zona gialla e/o arancione? Ci finisce perché raggiunge più facilmente i livelli percentuali di saturazione covid previsti sia delle terapie intensive che dei reparti ordinari”. Lo ricordano in un intervento stampa alcuni medici di base aderenti a Mediass Catanzaro e precisamene: Rosa Bianco, Antonietta Greco, Ester Fabiano, Andrea Muscolo, Giacinto Nanci, Carmelo Rocci.

Raggiunge i livelli percentuali previsti per il passaggio alle zone gialla, arancione e rossa perché ha molti meno posti letto sia di terapia intensiva che di degenza ordinaria rispetto alle altre regioni e alla media nazionale. Ma perché la Calabria ha questa grave carenza?. E’ tutta colpa dei tagli alla sanità calabrese fatti in nome del piano di rientro sanitario cui è sottoposta fin dal lontano dicembre 2009. Doveva essere il contrario visto che il commissariamento dovrebbe essere sinonimo di velocità ed efficienza considerando anche il fatto che oltre al commissariamento regionale la Calabria fin dal 2018 ha commissariate tutte le sue 5 ASP e i tre maggiori ospedali di Catanzaro, Reggio Calabria e Cosenza. Se dopo 12 anni di piano di rientro e 4 di commissariamento ASP e ospedali la situazione di lotta alla pandemia è questa e il presunto deficit invece di diminuire è raddoppiato e le spese sanitarie fuori regione sono triplicate non possiamo pensare che tutti i commissari nominati siano stati dei buoni a nulla ma che c’è qualche altro motivo.

E il motivo c’è ed è il fatto che la sanità calabrese è da almeno venti anni a questa parte sotto finanziata, infatti la Calabria è la regione che riceve per la sua sanità i finanziamenti pro capite più bassi a causa degli errati criteri di riparto fatti dalla conferenza Stato-Regioni. Ma ad aggravare il tutto c’è il fatto che la Calabria è la regione dove ci sono molti più malati cronici della media italiana per come è riconosciuto da tutti gli istituti che si interessano di statistica sanitaria ma perfino dai ministeri dell’Economia e della Salute che hanno vidimato il DCA N.103 del lontano 30/09/2015 che con tanto di specifiche tabelle ha quantificato in 287.000 i malati cronici in più nei  due milioni di residenti della  regione Calabria rispetto ad altri due milioni  di altri italiani.

Ed è per questo che la Calabria ha dovuto sforare la spesa sanitaria, sono arrivati molti meno fondi proprio dove c’erano più malati cronici. I governi nei confronti della Calabria hanno fatto un ragionamento puramente economico “Calabria ti ho dato dei fondi tu hai speso di più e per questo ti impongo il piano di rientro”. Piano di rientro che vuol dire fare dei tagli alla spesa sanitaria per recuperare il presunto deficit.  Ed è questo il motivo per cui l’imposizione del piano di rientro alla Calabria non solo è ingiusto ma è anche dannoso perché con i suoi tagli ha fatto chiudere più di 10 ospedali, ridotto i posti letto e bloccato il turn over delle assunzioni. E’ questo il motivo per cui abbiamo pochi posti letto e poco personale per fronteggiare la pandemia.

Ma il danno è ancora più grave perchè i tagli del piano di rientro hanno impedito ai malati cronici calabresi di potersi curare e il malato cronico che non si cura poi costa molto di più e si complica a tal punto che poi per curarsi deve recarsi nei costosi centri di eccellenza del nord. E’ questo il vero motivo per cui dopo 12 anni di piano di rientro sono aumentati sia il deficit che le spese fuori regione. Inoltre l’imposizione del piano di rientro ha fatto un ulteriore danno alla Calabria perché ha imposto ai calabresi un aumento sia delle tasse che delle accise per circa 100 milioni di euro annui, per pagare un mutuo con tassi al limite dell’usura per 30 anni, cosa che fa danno non solo ai malati calabresi ma a tutta sua economia. Se a ciò si aggiunge il fatto che tra la regione meglio finanziata e la Calabria ci sono centinaia di euro pro capite di differenza e se si moltiplica questo dato per i due milioni di calabresi si può immaginare di quali importanti cifre si tratta.

Che fare allora? Bisogna chiedere che il riparto dei fondi sanitari alle regioni venga fatto non come è adesso ma in base alla numerosità delle malattie più fondi dove ci sono più malati. Per cui il neogovernatore Occhiuto invece di chiedere di diventare l’ennesimo inutile commissario al piano di rientro doveva andare alla Conferenza Stato-Regioni battere i pugni sul tavolo e bloccare la stessa commissione, e ne avrebbe avuto la possibilità, qualora non fosse stato accettato questo nuovo criterio di riparto. E’ la sola via di uscita.