Infermiera accusata di omicidio colposo: assolta per non aver commesso il fatto

Accusata per la morte di un anziano in cura presso la casa di cura “Rsa Madonna di Porto” di Gimigliano

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    Assolta per non aver commesso il fatto. Stamattina, il Gup del Tribunale di Catanzaro, dottoressa Maiore, al termine di una camera di consiglio durata circa un’ora, ha scagionato da ogni accusa l’infermiera (all’epoca dei fatti) Saveria Romagnino (difesa dagli avvocati Giacomo Maletta, Vittorio Ranieri e Rosa Lamanna), nel corso di un procedimento celebrato con le firme del giudizio abbreviato. Ricordiamo che la Romagnino rispondeva di concorso in omicidio colposo per la morte dell’anziano Giuseppe Nesticò, in cura presso la casa di cura “Rsa Madonna di Porto” di Gimigliano, deceduto nel dicembre 2009 dopo essere caduto dal divano sbattendo la testa prima sulla propria sedia a rotelle e poi sul pavimento. Cinque dei sei imputati, invece, dovranno comparire dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Catanzaro, il prossimo 4 marzo, per l’inizio della fase dibattimentale. Si tratta del dottore Domenico Galasso (responsabile dell’organizzazione sanitaria) e dei quattro operatori socio sanitari Dolores Colazzo, Orlando Colosimo, Gasperino Scalise e Maria Luisa Cantafio in servizio presso la casa di cura “Rsa Madonna di Porto” di Gimigliano.

    La prima udienza del processo un abbreviato si era tenuta la scorsa settimana e, al termine della stessa, il PM (per l’Ufficio di Procura era presente in aula il dottore Dominjianni) aveva chiesto l’assoluzione dell’imputata per non aver commesso il fatto. E ciò in virtù sia delle conclusioni presenti nella consulenza tecnica d’ufficio che per la condotta della Romagnino che non era presente al momento del fatto (trovandosi in altra stanza per adempiere alle proprie mansioni) e che comunque aveva prestato un primo soccorso. Il tutto era stato poi ribadito e approfondito nella discussione dei difensori dell’imputata e del responsabile civile (l’avvocato Antonella Canino per il legale rappresentante della struttura, Massimo Poggi). Dal canto suo, le parti civili costituite (e rappresentate dall’avvocato Grisolia) avevano insistito per la condanna della Romagnino. Il giudice, al termine dell’udienza aveva fissato per il prosieguo a stamattina. E questa prima trance processuale si é conclusa con un’assoluzione.

    I fatti risalgono al dicembre del 2009 allorché un anziano, non deambulante, Giuseppe Nesticò, è morto, dopo essere caduto dal divano, sul quale era stato lasciato solo (secondo la tesi accusatoria), sbattendo la testa prima sulla propria sedia a rotelle e poi sul pavimento. “Trauma cranio-encefalico con ematoma subdurale a carico dell’emisfero cerebrale sinistro” a seguito di “ematoma intracranico post traumatico”, la causa del decesso diagnosticata dal medico legale, Federica Colosimo, nominato all’epoca dei fatti dal sostituto procuratore Elio Romano, che, su segnalazione dei familiari dell’anziano paziente aveva avviato un’inchiesta. Il collegio difensivo degli imputati è composto dai legali avvocati Gioconda Soluri, Paola Parentela, Antonio Gigliotti Tiziana D’Agosto e Simona Cavalieri. Secondo la ricostruzione dell’ufficio di Procura, la mattina del 6 dicembre di due anni fa gli operatori Colosimo e Colazzo, su disposizione del dottore Galasso, avrebbero collocato il paziente Nesticò sul piano di seduta “senza particolari cautele tali da impedire l’involontaria e repentina caduta, come ad esempio accomodare il paziente su una sedia a rotelle dotata di apposita cintura”, per poi ciascuno di loro dedicarsi ad altro, piuttosto che controllare l’anziano. Quest’ultimo era così caduto sbattendo la testa senza che nessuno se ne accorgesse, nonostante la presenza di Scalise nella sala comune, mentre la responsabile di sala, Maria Luisa Cantafio, era impegnata insieme alla collega Colazzo a sistemare per la notte le camere da letto degli ospiti della struttura, con Saveria Romagnino che si trovava in infermeria per la somministrazione di una terapia. A contattare il medico di turno era stato il dottore Galasso, ma ogni tentativo di soccorso si era rivelato inutile. L’anziano ospite della struttura era deceduto, a causa della cooperazione colposa degli indagati, ha sostenuto al momento della chiusura delle indagini il Pm procedente dell’epoca, Elio Romano, che ha ipotizzato l’accusa di omicidio colposo in concorso, sulla base degli accertamenti che erano stati portati avanti dagli uomini del Nisa, al comando dell’ispettore capo Francesco Santoro e dell’ispettore Domenico Merante, affiancati dai carabinieri della stazione di Gimigliano, guidati dal maresciallo Francesco Mazzone.

    “La sentenza di assoluzione emessa dal Gup Majore di Catanzaro – commentano gli avvocati Maletta, Ranieri e Lamanna – dimostra la bontà delle tesi sostenute da questa difesa sin dai primi vagiti dell’inchiesta. Infatti, subito dopo l’emissione dell’avviso ex art 451bis cpp, questi difensori con una serie di memorie hanno evidenziato all’Ufficio di Procura come il castello accusatorio presentasse diverse pecche, anche e soprattutto alla luce delle conclusioni presenti nella CTU. Per ben tre anni, la nostra assistita, persona onesta, madre di famiglia dedita da sempre al lavoro, è stata sottoposta ad un vero e proprio incubo giudiziario e mediatico che solo chi non ha mai avuto problemi con la giustizia può comprendere. In sede di abbreviato, abbiamo apprezzato e lodato la grande onestà intellettuale del rappresentante dell’Ufficio di Procura, Dominijanni, che ha chiesto l’assoluzione prendendo atto di quanto presente nell’incarto processuale ed abbracciando così tesi sostenute, già in passato da questa difesa. Al contempo, in sede di discussione abbiamo fatto notare il clima di caccia alla streghe che si è scatenato nel corso dell’inchiesta e che ha portato sul banco degli imputati chi, proprio come nel caso della Romagnino, non doveva esserci”.

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