L’arcivescovo Bertolone in visita alla Provincia

Nell'imminenza della Santa Pasqua

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    Nell’imminenza della Pasqua, l’arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, mons. Vincenzo Bertolone, ha incontrato gli amministratori e il personale della Provincia di Catanzaro per uno scambio di auguri che si è rivelato anche un importante momento di confronto e riflessione.   

    L’arcivescovo mons. Bertolone ha ringraziato il presidente della Provincia, Wanda Ferro, ed il presidente del consiglio provinciale Peppino Ruberto per l’invito all’incontro – al quale hanno preso parte anche molti assessori e consiglieri provinciali e numerosi dipendenti dell’ente – e ha poi rilevato come “la Pasqua, a differenza del Natale, ove almeno le luci commerciali, il rito degli auguri e una certa memoria collettiva custodiscono ancora il ricordo di un evento cristiano, scivoli quasi invisibile nel calendario e nella memoria cristiana”.

    “Molti – ha detto mons. Bertolone nel suo intervento – relegano in un angolo il senso della morte e risurrezione di Cristo, del suo sacrificio: di fronte al buio di giorni futuri e di incertezze materiali e spirituali; di fronte alla dura e lancinante situazione di malessere, spesso non si è in grado di andare oltre gli occhi di carne, oltre i precetti e le regole, oltre i ragionamenti chiari e distinti, oltre le ultima oscurità della notte. «La spazzatura non c’è solo in diverse strade del mondo. C’è spazzatura anche nelle nostre coscienze e nelle nostre anime», ammoniva qualche tempo fa il papa emerito Benedetto XVI, prendendo atto con sconforto del venir progressivamente meno di sentimenti e valori condivisi e, per contro, della crescita del degrado sociale e della disaffezione nei riguardi delle Istituzioni. E se pure l’urgenza di fronteggiare una tale situazione è diffusamente avvertita, essa appare ostacolata dall’idea che quello di una vita buona sia un ideale irrealizzabile, anzi che non esista un modello di vita buona da proporre alle nuove generazioni. «Sventurata la terra che ha bisogno di eroi», scriveva Bertolt Brecht. Ma di eroi, di eroi sul serio, oggi c’è bisogno perché può ritenersi fortunato il Paese che, sviluppati gli anticorpi contro gli eccessi malati che si servono della retorica dell’eroismo per nutrire gli spiriti nazionalisti e fondare insensate pretese di superiorità, diventa capace di costruire un racconto condiviso, di dare un senso allo stare insieme, diilluminare gli obiettivi da raggiungere proponendo esempi e modelli.  Questa è una necessità vitale, garanzia del presente e dell’avvenire di una comunità, che impone a chiunque ricopra ruoli pubblici di sentirsi gravato, oltre che di un legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi, e riguardano tanto il linguaggio quanto lo stile di vita. Di ciò sono stati testimoni splendide figure di laici che hanno affrontato e risolto, non senza difficoltà, dubbi ed amarezze, il compito di servire Cristo e gliuomini: tra i molti, Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Vittorio Bachelet e tanti altri  che pur non dichiarandosi credenti hanno dato il loro contributo per il bene comune. Tutti esponenti di una visione non egoistica di quel mondo cattolico e non che ha dato un contributo importante alla costruzione della democrazia repubblicana ed alla rinascitadella vita politica e culturale italiana. La loro eredità morale ci rammenta che solo una rinnovata  Polis potrà generare dei veri cittadini depositari e custodi di ogni diritto e di ogni dovere verso la polis. Saranno questi cittadini a globalizzare il bene comune, scegliendo orizzonti più vasti nei quali siano inclusi la famiglia, la pace, l’ambiente, il rispetto della diversità e delle culture altre.  Un cammino ambizioso, ma possibile”. Mons. Bertolone ha quindi esortato a cogliere “il rinnovato invito  alla conversione  che la Pasqua ci offre. Apriamo la mente e il cuore in un solo grande abbraccio ai più deboli, agli emarginati, a quanti il meccanismo infernale di una società impietosa, di un economia   senza coscienza né anima costringe a parlare  di morti ed ai morti, perché nessun vivo si ricorda e pensa più a loro.  Questa è la morte contro la quale Gesù ha lottato sconfingendola, per noi. Non rendiamo vano il suo sacrificio. Non lasciamo che la croce non desti più scandalo, che ci lasci indifferenti, senza sentimenti.  Facciamo di questa Pasqua che viene, la nostra Pasqua”.  Infine l’arcivescovo ha rivolto l’augurio ai politici “a cui la speranza cristiana deve infondere sapienza, saggezza, coraggio e fiducia per perseguire il bene comune, mai dimenticando che la parola “potere” va sostituita con quella di “servizio”.

    Il presidente della Giunta Wanda Ferro, e quello del Consiglio provinciale, Peppino Ruberto, hanno quindi rivolto il proprio saluto e ringraziamento all’arcivescovo, per poi donare al termine dell’incontro due volumi a nome di tutti i dipendenti.

    “Ringrazio mons. Bertolone per avere accolto il nostro invito, trasmettendoci ulteriore forza e nuovi stimoli in un periodo di grandi incertezze per il futuro degli enti intermedi”, ha detto Wanda Ferro. “L’incontro con gli amministratori e tanti dipendenti – ha proseguito il presidente – rappresenta per noi un modo importante di celebrare la Pasqua e di riflettere sul suo significato. Mons. Bertolone esorta noi amministratori, ma anche i dipendenti pubblici, a proseguire sulla strada di una politica e di una amministrazione di qualità, intese come servizio allacollettività, un servizio umile e attento ai bisogni dei più deboli. Soprattutto in tempi in cui, di fronte ad una profonda crisi sociale oltre che economica, è più importante asciugare una lacrima che realizzare un’opera pubblica. Ringrazio mons. Bertolone – ha proseguito Wanda Ferro – per la sua capacità di stare molto vicino alle nostre comunità. Una presenza e una guida costante, disponibile, aperta al confronto con tutti, che non ci fa sentire mai soli. Nel nostro arcivescovo riconosco la stessa dolcezza e umiltà che ho apprezzato in Papa Benedetto XVI, il quale ha ricevuto in dono dal nuovo pontefice Papa Francesco, nel loro storico e commovente incontro, un’icona della Madonna dell’Umiltà”. Wanda Ferro ha rivolto un ringraziamento anche a Don Francesco Candia, segretario particolare dell’arcivescovo, per la sua collaborazione attenta e costante.  Infine il presidente Ferro, a nome di Giunta e Consiglio, ha espresso a mons. Bertolone la volontà di collaborare alle iniziative  avviate per la beatificazione di padre Pino Puglisi. L’arcivescovo di Catanzaro-Squillace è infatti il postulatore della causa di beatificazione del sacerdote ucciso dalla mafia a Palermo nel 1993. “La beatificazione di Padre Puglisi – ha detto Wanda Ferro –, come ha già affermato mons. Bertolone, rappresenta l’affermazione dell’incompatibilità assoluta tra le organizzazioni mafiose e il Vangelo. Un esempio luminoso non soltanto per la Chiesa, ma per tutta la società civile”.

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