Soverato: una fiaccolata per Catia Viscomi foto

In coma per un parto cesareo, Caso archiviato ma la famiglia non ci sta 

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    di Antonella Rubino

    Una vicenda triste e dolorosa, che ha unito tutta la città di Soverato. Sembra quasi irreale ma purtroppo, invece, è la drammatica realtà di Catia Viscomi. Una ragazza solare, dolce che tutti conoscono per il suo sorriso, per la sua bontà, ragazze che non si incontrano più ogni giorno. A lei è stata dedicata una fiaccolata a cuore aperto da tutti i cittadini, un accorato appello, per urlare lo sdegno, da quando il pm di Catanzaro ha deciso di archiviare il suo caso. Sentenza a cui ovviamente la famiglia dice incisivamente NO! Ma facciamo un passo indietro. Era il 7 maggio 2014 quando Catia, entra in coma durante il parto cesareo. Da allora purtroppo, non si è mai più risvegliata. Una gioia, quella di diventare mamma, che aveva sempre desiderato ma che il destino non gli ha permesso, ad oggi, di assaporare. Non ha potuto provare l’emozione di conoscere il suo piccolo Aldo, di ascoltare il battito del suo cuoricino, di allattarlo, niente di niente; niente d tutto ciò. La vita non gliel’ ha concesso. Ad oggi, un finale crudele che invece doveva lasciare spazio ad un lieto fine, ad una gioia immensa.

    La rabbia della famiglia è tanta, chiedono che si faccia luce, chiedono giustizia, com’è giusto e doveroso che sia. La fiaccolata, partita da Soverato superiore ( dove Catia ha sempre vissuto) si è conclusa in piazza Maria Ausiliatrice, ed è stata accompagnata da preghiere e da frasi di speranza ”Catia non mollare, non sei sola”. Il suo bambino sta crescendo tra l’amore della famiglia, dei nonni, e del padre, Paolo Lagonia, ma non sta ricevendo l’amore della sua mamma. L’anestesia riconosciuta come responsabile del dramma, non esclude possibili responsabilità ulteriori sulle quali varrebbe la pena di indagare. La storia di Catia non può finire qui, non può finire così. La fiaccolata, promossa da un comitato spontaneo di cittadini del borgo in cui è cresciuta, ha visto tanta commozione dei numerosissimi partecipanti; cittadini, familiari, anche gente che non la conosceva ma che ha imparato ad amarla, amministratori, tutti insieme per dire no all’archiviazione del caso e per trasmettere un po’ di calore, affetto e solidarietà alla famiglia che sta vivendo un incubo. E dal profondo del cuore di ognuno, la speranza che Catia possa riaprire gli occhi e svegliarsi c’è… quegli occhi pieni di amore che avrebbe nel conoscere il più grande regalo che la vita le ha donato e che però le ha strappato ancora prima che potesse conoscerlo. Cosa c’è di più bello per una donna che mettere al mondo un bambino? Ma a volte la vita è crudele, una crudeltà che in questo caso, lascia senza parole, solo l’amaro in bocca. In questo momento c’è solo tanto, troppo, dolore. Una donna che da sempre ha avuto la passione e la dedizione verso gli altri, verso i malati, ed è per questo che dopo gli studi eccellenti in medicina, è diventata un’oncologa ineccepibile. Una storia assurda, ma che nella sua paradossale assurdità purtroppo è vera, è la storia della nostra Catia!!! A conclusione della manifestazione la madre ha intonato una canzone chiedendo a Gesù di rimanere sempre accanto alla figlia. Il direttore dell’opera salesiana, don Gino Martucci ha delineato come si sia trattato di un “Momento che ha parlato molto e dove le parole sono state i vostri passi , i vostri cuore, le vostre labbra, con le quali avete pregato. Chiediamo un’incessante preghiera”. Rivolgendosi poi ai piccoli dell’oratorio ha spiegato “In queste circostante capiamo le cose importanti a cui di solito non pensiamo. Bisogna dare valore ai valori essenziali”. Accanto a lui il sindaco Ernesto Alecci, anch’egli commosso il quale ha messo in evidenza come in tali momenti sia difficile parlare “Siamo tutti impotenti, dobbiamo affidarci alle preghiere. Questo lo dico da uomo, mentre da amministratore posso affermare che queste situazioni non si possono accettare; Soverato e tutti noi lotteremo”. Presenti ovviamente tutti i fratelli. Giacomo, il maggiore ha espresso il suo pensiero “Un anno e sette mesi molto tristi. Un dolore troppo grande da vivere, pensando a Catia , com’ era, chi era e cosa faceva per la gente. Un danno personale, familiare e sociale perché Catia dava tutto per i pazienti, per il suo lavoro. Speriamo che nelle aule di tribunale riesca a ritrovare quell’amore che non ha trovato il 7 maggio durante il cesareo, per mani di colleghi. Speriamo che nelle aule si comportino in modo diverso. Catia merita tanto e merita giustizia. C’è la strada della speranza che Catia ritorni in mezzo a noi, quella della legalità perché è giusto che certe cose non accadano. Le ragazze ormai hanno paura anche di partorire. Nel 2015 vedere distrutta la vita di una ragazza in salute dopo una gravidanza perfetta, è difficile da accettare. Catia non è sola e mai lo sarà, speriamo che sia forte e che anche noi riusciamo a mantenere una forza e una dignità che possa permetterci di aiutarla e a venir fuori da questo incubo”. L’augurio di tutti è che presto possiamo ritrovarci nuovamente a scrivere un’altra pagina: quella del suo risveglio!

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