Cinema Orso, restano solo i ricordi

La storia di una delle tante strutture consumate dal tempo e dall'incuria

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    “La maschera faceva luce tra le file dei sedili del cinema, per trovare un posto libero …”. Non è l’inizio di un romanzo, ma è uno dei momenti che spesso ricorreva, nei tempi andati, quando ancora esisteva il vecchio Cinema Orso nel quartiere Lido di Catanzaro.

    I cassettini dei ricordi, a volte vengono aperti per rinnovare dei piacevoli momenti della gioventù, ma anche per diffondere quella storia, per chi non l’avesse vissuta, che rappresenta una parte fondamentale della città di origine. Saranno in molti a ricordare il tempo in cui, il Cinema Orso era nella sua piena funzionalità. Ora, purtroppo ci sono solo dei resti, e malgrado questa oramai atavica situazione, con un “amarcord” se ne vorrà ripercorrere, usando un termine epico, le sue “gesta”.

    A LIDO NON C’ERA SOLO IL CINEMA ORSO …..

    All’epoca, tra gli anni 50/60 circa, nel quartiere Lido esistevano anche altri cinema: il “Cinema Teatro dei Ferrovieri”, che in estate funzionava solo all’aperto, il “Cinema Aurora”, una arena all’aperto dove nei mesi estivi si programmavano i film ed infine per l’appunto, il Cinema Orso, notevole luogo di aggregazione, funzionante al chiuso. Quest’ultimo, aveva sede ove tutt’ora giacciono i resti delle sue vecchie mura, ovvero nel corso principale del quartiere ( Corso Progresso) e ad iniziare la sua attività fu il signor Luigi Orso, da cui il cinema prese il nome.

    QUANDO I FILM COSTAVANO 1 LIRA E UNA CARAMELLA…

    L’ingresso, al quale si accedeva da una breve ma larga scala, era ampio, ma ciò che molto attirava era la locandina posta fuori in una vetrina, con le ultime novità cinematografiche. Infatti il signor Orso, si preoccupava di portare i film più richiesti di quel tempo, legati alla cultura del miglior cinema italiano dell’epoca, anche se, molto seguito era il filone dei western. Nel piccolo atrio antistante la sala di proiezione, c’era la biglietteria, ove spesso lo stesso signor Orso staccava i biglietti, il cui costo variabile negli anni, era stato anche di 1 lira con un caramella data in omaggio. Nell’atrio, trovavano posto altre locandine, che annunciavano le prossime proiezioni e spesso motivo d’attrazione per i più piccoli, per i disegni ed i variegati colori. Sovente a programmazione iniziata, la “maschera”come prima accennato, a mezzo di una torcia indicava posti liberi a qualche ritardatario. La sala, ampia a dire il vero, era composta da file di sedili in legno, collocati in maniera tale che gli ultimi posti, erano in alto rispetto a quelli delle prime file, infatti il corridoio centrale era perciò in discesa. Il pubblico era prevalentemente maschile, formato da adulti e ragazzi, ma anche le donne erano spesso attirate per lo più da film sul genere “romantico”, sullo stile di quelli interpretati da Gianni Morandi, molto in voga negli anni 60/70 e definiti nell’ambiente cinematografico romano,“Musicarello”. I Musicarello, erano appunto quei film che avevano come protagonista un cantante, evidenziandone ilsuo album discografico ed avendo inoltre come tema principale, la moda e la gioventù del tempo. Nell’intervallo, qualcuno era sempre presente per vendere la classica “gazzosa” nelle bottigliette in vetro e quasi usuale era diventato da parte dei più giovani, dopo averla bevuta, far rotolare per gioco la bottiglietta lungo il corridoio in discesa, che era interposto centralmente fra i sedili.

    DEL CINEMA ORSO RESTANO SOLO I RICORDI

    Purtroppo, l’attività del cinema venne meno allorquando il signor Orso decise di chiuderne i battenti e col tempo il suo ripristino divenne sempre più una chimera. Ad oggi, il cinema Orso è in parte distrutto, rappresentando quasi una stonatura nel corso principale del quartiere, non considerando al momento nessun rifacimento. Ma i ricordi restano, poiché difficilmente possono essere rimossi. Ricordi rinnovati basandosi sul vissuto di quei tempi, facendo così rivivere particolari momenti, ma soprattutto ciò che il cinema rappresentò per il quartiere e per tutta la città.

    Elisa Giovene

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