Catanzaro Sala, vent’anni di promesse, vent’anni di degrado (CON FOTO) foto

Dall'edificazione di Parco Romani e del collegamento mobile con il centro ad oggi solo abbandono e declino

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    Chi ha circa 20 anni penserà che quella balena bianca di cemento spiaggiata nella prima periferia a Sud della città faccia parte del contesto urbano. Perchè chi ha circa 20 anni, passando da lì, ha sempre visto una delle tante cose della città che potevano essere e non sono state. Il cemento bianco di parco Romani, il ferro, oramai arrugginito, di quel collegamento mobile che avrebbe dovuto, nella visione moderna di 20 anni fa, l’anello di congiunzione tra la marina e il centro cittadino.

    Chissà se i padri di chi adesso ha circa 20 anni hanno mai raccontato e detto ai loro figli che tutto questo non è normale, che quella conurbazione pensata addirittura nel 1998 era iniziata con c’era una volta ma non si è mai conclusa con un vissero felici e contenti.

    A volerla davvero raccontare come una storia si potrebbe dire che  è proprio dall’edificazione di quel Parco Romani che è iniziato il declino di un quartiere popoloso e tutto sommato anche funzionale che avrebbe potuto essere la cerniera tra la periferia sud e il centro della città.

    Un declino lento, ma non per questo meno doloroso.

    Catanzaro Sala è oggi, quasi più di ogni altro luogo della città, il concentrato di promesse non mantenute. La riqualificazione di un parco, immediatamente dietro la chiesa, iniziato, interrotto e non ancora completato, la chiusura della stazione ferroviaria e il conseguente degrado che dallo stato di abbandono ne è derivato, i lavori infiniti per un pezzo di muro crollato dopo un’ondata di piogge eccezionali.

     

     

    Tutte cose lasciate a metà o, peggio, lasciate e basta. Soldi di privati, ma anche pubblici, di cittadini che pare che al brutto e al caos abbiano talmente fatto l’occhio da non farci più caso.

    Per non parlare mai del fatto che a Catanzaro Sala non si vede mai un vigile urbano. Non nelle ore di punta, non a giorni alterni. E così quel divieto all’incrocio con viale dei Bizantini, che impedirebbe ai mezzi pesanti di transitare in un’arteria stretta a doppio senso di marcia, viene puntualmente ignorato al punto da creare ingorghi alimentati da chi  parcheggia su entrambi i lati della carreggiata.

    Chi ha circa 20 anni penserà che tutto questo è normale perchè non ha visto altro e forse andrà via da questa città convinto che questa sia la regola. Ma chi di anni ne ha molti di più, con conseguenti responsabilità, dovrebbe iniziare a pensare che rubare  l’identità di un quartiere e dei suoi residenti significa, pian piano, cancellare l’intera città.

    Giulia Zampina

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