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Fai, passeggiando per Girifalco e la sua storia

Dal vecchio manicomio alla piazza San Rocco

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    Girifalco, è stata questa la nuova meta delle visite guidate organizzate dalla delegazione FAI di Catanzaro: domenica 18 febbraio alle ore 9.00 davanti al Complesso Monumentale, ex Manicomio di Girifalco. Ad attenderci il Direttore della struttura, Salvatore Ritrovato, il quale ci ha illustrato la affascinante storia di quel luogo. Negli anni 80 dell’800, ogni regione d’Italia dovette attrezzarsi di un manicomio, visto l’alto numero di pazienti da ricoverare. In Calabria Girifalco fu scelta in virtù della presenza di manufatti adatti allo scopo, dell’aria salubre e delle caratteristiche del terreno. Secondo le conoscenze e gli orientamenti della psichiatria dell’epoca, “gli alienati si giovavano positivamente dei lavori dei campi”. Il convento dei Frati Minori Riformati fu trasformato in Manicomio e fu anche ampliato negli anni, poiché da ospitare solo una ventina di frati, la struttura arrivò ad accogliere fino a 1200 pazienti, una vera e propria piccola comunità all’interno del paese. Con l’evolversi della psichiatria nel 1904 il Manicomio diventò Ospedale Psichiatrico e nel 1978, con l’avvento della legge 180, quando fu imposto il superamento dell’O.P. la comunità locale si rifiutò di chiudere l’Ospedale, la cui funzione era ancora in essere nei primi anni del 2000. Nel 2015 furono create le Strutture Residenziali Psichiatriche a valenza riabilitativa e le Residenze Sanitarie Assistenziali, in cui sono stati collocati i pazienti più anziani o quelli affetti da sintomatologia psicopatologica. Oggi i pazienti ricoverati sono una quarantina e la missione dei medici è quella di recuperare psicologicamente gli ammalati per poter permettere loro di reinserirsi, nel giro di 12/24 mesi, nelle famiglie e nella comunità. Di notevole interesse l’Archivio storico dell’ospedale dove sono conservate tutte le cartelle dei pazienti dal 1881. Molti sono gli studenti universitari che si recano a consultare quei materiali e quattro anni fa il CNR ha cominciato un’opera di digitalizzazione del cartaceo. Dopo una interessante visita agli ambienti dell’Ospedale abbiamo assistito alla proiezione di un coinvolgente e toccante lungometraggio di Barbara Rossano: “Uscirai sano” , un film che vuole essere un modo di “ripercorrere il vissuto storico e culturale di una struttura importante ed imponente come l’ex manicomio, ma anche la storia degli uomini e delle donne che ne hanno fatto parte, ospiti ed operatori sanitari inclusi. Un viaggio nella memoria degli abitanti, degli operatori di questo paese, di quanti ricordano quello che è stato (e rimane). Eh sì, perché il manicomio a Girifalco è stato un modo per i pazienti di “vivere il paese” di fare amicizia, dialogare, giocare, confrontarsi con la gente del luogo. Il film vuole essere una traccia per chi verrà dopo per capire le storie di chi c’è stato dentro a questa porzione di mondo”.(Vito Fabio) Lasciando l’Ospedale, ancora con quelle storie di vita vissuta nei nostri occhi e pensieri, siamo usciti per le strade del paese, direzione Pioppi Vecchi, guidati dalla prof.ssa/arch. Francesca Ferraro.

    Lungo il tragitto abbiamo ammirato una bellissima fontana a pianta ottagonale del ‘600 in piazza San Rocco. Su di essa l’iscrizione “Carlo Pacino sindico”. È un manufatto di grande pregio artistico, di grande maestria: tutti i pezzi sono incastrati tra loro e i suoi protomi antropomorfi da cui sgorga l’acqua creano un effetto scenografico tipico del barocco. La fontana, restaurata nel 2003, viene alimentata da un’acqua che passa attraverso vasche di decantazione e scorre in tubi di pietra, un’acqua dalle ottime qualità organolettiche. D’altra parte Girifalco era famosa per la grande quantità d’acqua disponibile nel suo territorio, ottima da bere ma anche preziosa per i numerosi mulini della zona. Oggi nel territorio si trovano gli stabilimenti dell’acqua Calabria e della Brasilena. Il nucleo più antico della città è quello così detto dei Pioppi Vecchi. Corso Teodosio lo attraversa e continua in quella che una volta era la navata centrale della Chiesa Matrice, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, distrutta durante il terremoto del 1783. L’edificio, di epoca medievale, era a navata centrale con due navate laterali e terminava con tre absidi. Qualche decennio dopo il terremoto tutto il materiale rimasto in loco dopo il crollo fu utilizzato dagli abitanti per costruire delle abitazioni: i pedamenti della chiesa fecero da base fondante per l’autocostruzione di queste case sorte sulle navate laterali e l’asse della chiesa diventò il prolungamento di corso Teodosio. Ma quella pietra povera era facilmente deperibile per cui nel corso degli anni, negli anni ’60, gli abitanti hanno ricevuto degli alloggi di edilizia popolare nel rione dei Pioppi Nuovi. Di conseguenza il quartiere abbandonato è andato sempre più in degrado. Dal 2003/2004, sotto la direzione della prof.ssa/arch. Francesca Ferraro, è iniziato il restauro dell’area. Secondo il progetto approvato dalla Soprintendenza, non si è voluto ricostruire ex novo, ma preservare e mettere in sicurezza il sito rendendolo fruibile come luogo di intrattenimento, come location per concerti o rappresentazioni teatrali e allo stesso tempo come luogo che “narra” la storia di Girifalco. Scavi archeologici condotti nell’area hanno portato alla luce testimonianze bizantine, reperti che sono oggi al museo di Reggio Calabria insieme allo scheletro più antico trovato in Italia. E ancora resti di muraglioni enormi che secondo Teodoro il Siculo erano stati eretti al tempo dei Romani per proteggersi dai Bretti e sette tombe ricoperte con lastre recanti il segno della menorah, testimonianza di una presenza ebraica.

    Lasciato il paese di Girifalco ci siamo recati presso il Centro Ornitologico per l ‘avvistamento dei volatili, struttura, unica in Calabria, che si trova sul monte Covello, nel cuore dell’istmo di Catanzaro, a metà strada tra lo Ionio e il Tirreno, in un luogo che rappresenta un crocevia obbligato nella migrazione per molte specie di uccelli, in particolare rapaci. A riceverci l’ing. Luigi Sabatini, il quale ci ha spiegato che i rapaci, a differenza di altri uccelli, migrano sulla terra e che nel caso specifico il nostro Centro si trova sulle rotte della migrazione di ritorno: salendo dall’Africa verso il nord Europa i rapaci passano sulla Spagna, al ritorno sulla Calabria. La migrazione di ritorno inizia a metà agosto e finisce verso metà ottobre. In questo periodo si riesce a vedere stormi enormi di uccelli, soprattutto falchi Pecchiaioli. In un pomeriggio si riescono a contare anche più di mille, mille e cinquecento uccelli insieme. Di solito arrivano dalla Sila e seguono tre direttive principali, a seconda del vento che soffia al momento. Se il vento è forte i rapaci volano bassi e passano proprio sul Centro Ornitologico, altrimenti sul canale del fiume Pesipe o sulla parte della Carìa di Girifalco. Il gruppo più numeroso è quello dei Falchi Pecchiaioli, circa 20, 30mila nel corso dell’anno, ma si possono avvistare anche il Nibbio Bruno, il Capovaccaio, il Nibbio Reale, il Gheppio, la Poiana e così via, più di una ventina di specie di rapaci. In questo periodo, febbraio, nella zona sono presenti i pettirossi, anche loro uccelli migratori che nonostante le loro piccole dimensioni sono capaci di attraversare il mare. Nella zona nidificano anche i Grillai, nelle pareti di arenaria, o in primavera, fino a giugno/luglio si possono ascoltare i Luì Piccolo, l’uccello più piccolo che abbiamo in Italia, o la Cinciallegra, il Merlo, ecc. Il personale di Lega Ambiente Circolo di Girifalco, che gestisce il Centro Ornitologico, ha censito, sul monte Covello, circa 90 specie diverse di uccelli. Dopo pranzo il tour è continuato nel paese di Borgia con la visita alla Chiesa Matrice intitolata a San Giovanni Battista, da poco restituita al culto dopo un lungo ed attento restauro. A farci da accompagnatori gli apprendisti ciceroni dell’Istituto Comprensivo “Sabatini” di Borgia preparati dalla loro prof.ssa Angela Cristofaro Deonofrio. La costruzione risale al 1816 e si presenta a tre navate con facciata neoclassica in pietra, serrata da due torri campanarie di cui, quella ad est, più bassa ed incompleta. La pianta è a croce latina a tre navate: quella centrale coperta da volta botte, mentre quelle laterali sono coperte da cupole. Le tre campate sono scandite da pilastri arricchite da lesene con capitelli e basamento a finti marmi. Lo scultore Maurizio Carnevali è l’autore dell’altare in marmo bianco di Carrara, progettato con un’ampia superficie frontale composta da tre pannelli raffiguranti il “Cammino di Emmaus” e dell’ambone che ripropone le linee architettoniche dell’altare: tre lastre che recano i simboli del Vangelo e della Passione. La giornata si è conclusa con una veloce visita alla Chiesa dell’Immacolata, sul fronte ovest dell’isolato della Chiesa Matrice. Girifalco, Borgia, Monte Covello. Bellezze di una terra speciale, contenute in pochi chilometri, a testimoniare quanto ci sia da scoprire e da valorizzare nella regione. Per questo, l’attività del FAI qui, ancor più che altrove, diviene preziosa ed insostituibile.

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