Sulla mia pelle, il film che mette tutto in discussione foto

Successo di pubblico al Polifunzionale di Fontana Vecchia per la proiezione della pellicola che racconta gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi 


Di Giulia Zampina 

Se c’è un senso nell’affidare una struttura pubblica ad una o più associazioni per farla vivere, questo senso va certamente trovato nei contenuti di cui si è capaci di riempire degli spazi e nella funzione sociale a cui si tende. E l’operazione divulgativa del film “Sulla mia pelle”, che racconta gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, fatta dalle associazioni Kinema e Caffè delle arti, al centro polifunzionale di via Fontana Vecchia, ha assolto perfettamente a tutto ciò, permettendo ad un numeroso pubblico di poter vedere un lavoro cinematografico che oggi è al centro non solo del dibattito culturale ma della cronaca stessa. Non c’è stato posto per tutti, molti sono rimasti fuori, ma il messaggio dell’incontro è passato e arrivato. Un centro di aggregazione apre le porte, unisce facendo diventare le differenze un valore. 

Il lungometraggio sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, ha certamente commosso tutti, facendo uscire dalle carte processuali il dramma di una morte su cui ancora non vi è unanimità di vedute scientifica, ed una vicenda umana e famigliare davanti alla quale è difficile non rimanere confusi. Ma, stando ai commenti, ha anche diviso, forse per fortuna, creando un dibattito che non mette in discussione la crudeltà del destino toccato a Stefano.

Restano sullo sfondo della storia, appena tratteggiate, altre eventuali responsabilità nell’intera vicenda. Stefano Cucchi incontra molti sanitari in quella settimana, si affida ad un avvocato d’ufficio che, stando al racconto, lo lascia al suo destino, è a contatto con gli agenti penitenziari. Tutte persone che forse avrebbero potuto fare qualcosa per aiutare Stefano. Persone che invece scelgono di restare ai margini di quella vita assolvendo ognuno al proprio compito senza provare ad andare oltre e capire cosa fosse realmente accaduto. 

Il film è sostenuto da ottime interpretazioni e da una regia adeguata. 

Non è una pellicola davanti alla quale si possa, in un senso o nell’altro restare indifferenti, non guardare questo film per pregiudizio è sbagliato quasi quanto guardarlo in modo assolutamente di parte. Questo film mette tutto in discussione, dal ruolo della famiglia a quello delle istituzioni, rafforzando l’idea che siamo parte di un sistema complesso in cui ognuno dovrebbe fare la sua parte.