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Daspo di Catania, Abramo: ‘Ci sono anche persone perbene’

Il sindaco della città sottolinea come si corra il rischio di 'criminalizzare un'intera tifoseria' che ha 'seguito le indicazioni delle Forze dell'Ordine'


Dopo la notifica del provvedimento di Daspo emesso dalla Questura di Catania, avvenuta nelle scorse ore, anche il Sindaco, prende una posizione netta e si associa a quella del presidente del Consiglio Marco Polimeni, che aveva parlato poche ore dopo la notizia, e il presidente del Club giallorosso Floriano Noto, tutti unanimi nel sostenere la stessa versione.

“Non si può colpire in maniera indiscriminata una tifoseria intera”. Afferma il sindaco, Sergio Abramo, commentando i Daspo con cui la Questura di Catania ha sanzionato 37 tifosi del Catanzaro colpevoli, secondo la ricostruzione, di aver infranto un vetro dell’autobus-navetta che li stava conducendo allo stadio “Massimino” in occasione della gara con la formazione etnea.

“Spiace dover constatare che sono già in corso di notifica i provvedimenti sanzionatori – ha aggiunto Abramo -. La condanna di ogni forma di violenza dentro e fuori gli stadi è ferma, assoluta, ma la pesantezza della punizione comminata dalla Questura siciliana mi sembra ingiustificata e sproporzionata, perché se da un lato interessa alcuni tifosi che già avrebbero avuto specifici precedenti, dall’altro si concentra anche su sostenitori che hanno raggiunto Catania solo per assistere alla partita, padri di famiglia e professionisti spinti al di là dello Stretto per l’amore che nutrono nei confronti dei colori giallorossi. Persone arrivate a Catania con mezzi propri e che poi hanno solo seguito le indicazioni delle Autorità di sicurezza, che le ha fatte salire sugli autobus del trasporto pubblico locale”.

“Le misure punitive nei confronti di chi avrebbe danneggiato l’autobus e si sarebbe macchiato di altri gravi comportamenti sono del tutto condivisibili – ha concluso il sindaco –, ma mi sarei anche aspettato, nel pieno rispetto della Giustizia e nella totale fiducia che ripongo nelle Forze dell’Ordine, che ci si fermasse all’individuazione del responsabile senza generalizzazioni che non fanno altro che impedire l’accesso agli stadi a gente che con la violenza non c’entra nulla. E che macchiano l’immagine di una tifoseria e di un’intera città che si sono sempre distinte per civiltà e correttezza”.