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Viale Isonzo: numeri, cose mai fatte e responsabilità scaricate foto

Aterp pronta ad investire per la riqualificazione ma solo dopo gli interventi da parte del Comune per ciò che concerne strade, videosorveglianza e opere di urbanizzazione IL RAPPORTO ATERP


di Giulia Zampina

Da una parte ci sono i numeri. Quelli che fotografano la situazione e che possono essere letti in ogni loro sfaccettatura. Dall’altra ci sono le situazioni, quelle incancrenite, quelle che sono diventate un tutt’uno con il territorio al punto da farne tristemente parte e l’ambiente in cui che le istituzioni (amministrazioni e politiche di maggioranza e opposizione) da un po’ di tempo a questa parte pensano essere terreno solo per le forze di polizia, salvo fare qualche passerella che dura il tempo di una fotografia. In mezzo esiste la burocrazia, quella della famosa filastrocca secondo la quale per un lavoro importante da fare Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare”.

I numeri. Prima di tutto quel 222 di Viale Isonzo diventato l’immagine del degrado di una città che non bada alle periferie. Viale Isonzo il male incancrenito da oltre 30 anni (altro numero da tener ben presente qualora si voglia fare il gioco dei corsi e ricorsi storici per individuare eventuali responsabilità senza capire che nessuno è assolto). Legge 132, si chiama così il decreto Salvini che impone l’avvio di tutta la procedura per sgomberare gli appartamenti occupati abusivamente nei quartieri periferici delle città. 10 milioni di euro è la cifra che Aterp è disposta ad investire per riqualificare quegli immobili oggi abbandonati e facile terra di conquista della malavita che scorre nelle viscere della città avvelenandola a solo discapito della gente perbene che in quei quartieri vorrebbe vivere ed operare. 350 sono state le famiglie che a graduatoria conclusa hanno rifiutato di entrare in un alloggio popolare per non dover stare in quei luoghi contaminati dal virus ostinato  della malavita. 54 gli alloggi consegnati.

Le situazioni e l’ambiente. Il ritrovamento di un ingente refurtiva in uno degli appartamenti abbandonati di viale Isonzo, ad opera della squadra Volanti guidata dal vice questore Giacomo Cimarrusti e dal commissario capo Antonio Trotta della Questura di Catanzaro diretta da Amalia Di Ruocco, è solo l’ultima attività investigativa delle forze dell’ordine che scoperchia una situazione che Polizia, carabinieri e guardia di Finanza conoscono. Già ma sembra che la conoscano solo loro. Perché a fronte di operazioni di “bonifica” a seguito di indagini o controllo del territorio costante da parte delle forze dell’ordine, per il resto è evidente la totale assenza delle istituzioni civili. E’ evidente a bordo strada dove per giorni e giorni  proliferano vere e proprie discariche a cielo aperto. E’ evidente in quelle fogne che non esistono. E’ evidente nel verde non curato che diventa folta vegetazione dove si può nascondere di tutto. E’ evidente in quegli appartamenti devastati, costruiti con fondi pubblici e oggi diventati  ricettacolo per i proventi di attività illecite. Se c’è una cosa che a Viale Isonzo è evidente, diventando quasi un paradosso, è proprio ciò che non si vede e cioè la presenza delle istituzioni diverse dalle forze di Polizia.

 

La burocrazia degli Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno. A seguito di un protocollo di legalità, firmato davanti all’ex Prefetto Latella, Aterp e Comune si impegnarono rispetto a delle cose da fare per bonificare l’area di Viale Isonzo e per regolarizzare le situazioni abusive. E’ aggiornato a marzo 2018 il report presentato da Aterp (Clicca qui per scaricarlo). Numeri, grafici, colori che rappresentano le varie situazioni. Ma, in vista del prossimo comitato per l’ordine e la sicurezza e alla luce del decreto Salvini diventato legge, quel report sarà sicuramente implementato. Se non altro con i numeri dei prossimi sfratti che l’Aterp ha già individuato, che però restano a carico del Comune che prima deve attivare videosorveglianza e bonifica, come impegni assunti durante ultima riunione interistituzionale. Ecco quindi il collo di imbuto in cui, ancora una volta, ciò che trabocca deve essere raccolto dalle forze dell’ordine, poiché, in attesa che ognuno, qualcuno, o ciascuno faccia un pezzetto di ciò che gli compete, il signor Nessuno si aggira tra quelle strade fantasma, in mezzo alle auto “civetta” dei Rom che controllano il territorio, guarda i bambini che in orario scolastico scorazzano in mezzo al degrado utilizzati come piccoli corrieri della delinquenza e intanto alimenta e fa crescere la pianta della malavita del cui frutto purtroppo si nutre l’intera città.