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La ‘vita normale’ di Hasan, da Nassiriya al ‘Pugliese-Ciaccio’

Dopo aver aiutato i soldati italiani a Nassiriya ed essere stato etichettato per questo in Iraq come 'taditore della patria', l'infermiere Hasan, costretto alla fuga per mare, in Italia è riuscito a tornare in ospedale grazie a un tirocinio


Negli occhi da Hasan Mohammed oggi c’è la gioia di chi si è riappropriato di una vita normale. Di chi, dopo un lungo girovagare con l’incognita di non sapere in che porto approdare, ha trovato un’accoglienza che gli ha restituito la dignità di uomo. Quarantasette anni, 44 vissuti a casa sua, in Iraq, dove svolgeva l’attività di infermiere. Poi quella collaborazione con i soldati italiani, a Nassiriya, e quell’etichetta di “traditore della patria” che gli hanno accollato i suoi connazionali, costringendolo a fuggire via. Era il 2015. Il mare. Il naufragio nelle acque della Turchia. La sopravvivenza nel cammino che lo ha portato ad attraversare diversi paesi. Infine l’Italia, la Calabria, Girifalco. E’ qui, nello Sprar “l’Approdo”, che Hasan ritrova il calore di rapporti umani che lo fortificano. Gli operatori della Fondazione “Città solidale” che gestiscono quel centro lo fanno sentire a casa. E lui si spende per guadagnarsi quel riscatto prima umano e poi sociale che oggi lo ha portato a rindossare il camice da paramedico nei corridoi di un ospedale.

Il reparto di Terapia del dolore del “Pugliese-Ciaccio”, da poco più di 20 giorni, può contare anche sul suo apporto

«E’ lì  – racconta a Catanzaroinforma l’educatore Francesco Lamanna – che sta portando avanti un tirocinio formativo che durerà tre mesi. Un caso certamente unico in Calabria e probabilmente con pochi eguali nel resto del paese». Ed è il risultato di una “buona prassi”, quella che ha visto attorno allo stesso tavolo l’Azienda Ospedaliera, grazie al direttore sanitario di presidio Francesco Talarico, l’associazione “Sassolini” con il referente Rosario Russo (tra l’altro responsabile del reparto di “Terapia del dolore” dell’ospedale cittadino),  la Fondazione “Città solidale”, con il presidente padre Piero Puglisi e il Comune di Girifalco, in qualità di ente titolare dello Sprar.

«L’esperienza di Hasan è la dimostrazione che il percorso proposto ai migranti nelle nostre strutture – spiega padre Puglisi – porta a risultati che per qualcuno potrebbero essere davvero impensabili. Per me non è certo una sorpresa. Così come non lo è per i nostri operatori e per i calabresi di quelle comunità che ogni giorno sperimentano l’accoglienza. Ci sono tanti “Hasan” a Girifalco così come a Gasperina, a Squillace, in molti altri paesi della Calabria. Storie di integrazione che devono far notizia perché quei barconi che arrivano sulle nostre coste – prosegue il sacerdote – sono carichi di uomini e donne che hanno sì un bagaglio di sofferenza ma anche tante esperienze di vita che possono essere messe al servizio del prossimo. Ringrazio davvero tutti coloro che si sono prodigati per rendere possibile questa esperienza».

In corsia Hasan, che è seguito dalla tutor Maria Rita di Carlo, ha instaurato rapporti cordiali con tutti. In pochi giorni è riuscito a farsi apprezzare per le sue doti professionali e umane, così come era successo non appena arrivato a “L’Approdo”. Nello Sprar di Girifalco, di cui è responsabile Massimo Olivadoti, si era messo subito in evidenza per la capacità di collaborare non solo con gli altri ospiti ma anche con gli operatori e gli abitanti nel paese. Del resto Hasan si sta impegnando anche per diventare mediatore culturale. Con la sua forza di volontà non c’è dubbio che lo vedremo presto anche in questo delicato ruolo.