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Festa degli innamorati, San Valentino tra storia cristiana e leggenda

Don Domenico Concolino, cappellano del Campus Universitario Magna Graecia di Catanzaro, racconta perchè il 14 febbraio è una data imporatnte anche per la Chiesa


di Don Domenico Concolino*

La festa diValentino martire, che si celebra in tutto il mondo il 14 febbraio, si riallaccia agli antichi festeggiamenti di Greci, Italici e Romani che si tenevano il 15 febbraio in onore del dio Pane, Fauno e Luperco.

Questi festeggiamenti erano legati alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità. Divenuti troppo orridi e licenziosi, furono proibiti da Augusto e poi soppressi da Gelasio nel 494.

 La Chiesa cristianizzò quel rito pagano della fecondità, anticipandolo però al giorno 14 di febbraio, attribuendo al martire ternano la capacità di proteggere i fidanzati e gli innamorati indirizzati al matrimonio e ad un’unione allietata dai figli.

La cosa non deve sorprenderci poi tanto.

Ciò che il cristianesimo ha operato nel corso dei secoli, nella luce e nella forza del Vangelo, è esattamente questa ri-significazione dell’umano, di tutto ciò che tocca l’autentica esistenza umana che per fragilità o malizia, rischia di mutarsi in altro. La convinzione interna al cristianesimo è che nulla di ciò che è autenticamente umano è estraneo a Dio ed la messaggio di salvezza che viene da Gesù, e d’altra parte, nulla di ciò che è autenticamente divino può essere estraneo ad ogni uomo.

L’amore, l’amicizia, la gratuità di gesti, le relazione tra le persone, fanno parte esattamente di quel tessuto umano che va custodito è che inevitabilmente è  esposto ad involuzione e degrado. In particolare l’amore tra uomo e donna, lo sappiamo bene, può toccare vette altissime di bellezza, ma può precipitare anche in un abisso di male. Ecco allora che la convinzione che i fedeli cristiani hanno coltivato fin dall’inizio: la fede in Gesù Cristo altro non è che un folgorante incontro con quell’Amore qualitativamente differente, capace di ri-definire ogni gesto e ogni legame. Da questo punto di vista, bisogna osservare che, molti di quei ‘no’ che il vangelo spinge a professare, in realtà, vanno visti come lo sforzo di custodire la verità di quell’Amore che non smette di credere in Cristo.

Ci piace però, proprio in questo giorno, ricordare la bellissima leggenda che sta all’origine del suo essere patrono dei fidanzati e l’altra devozione del santo che ha a che fare con l’epilessia. Si tratta del racconto di una rosa regalata a due fidanzati di cui conosciamo i nomi: Sabino e Serapia e, poi, la storia vera dell’ultimo miracolo concesso da Dio a Valentino, prima del suo martirio.

La legenda vuole che il santo, si ritirava spesso nel suo giardino a meditare e pregare. E così un giorno sentendo bisticciare due giovani fidanzati, che stavano passando al di là della siepe del suo giardino, uscì loro incontro tenendo in mano una bella rosa. Il capo canuto, il volto sereno e sorridente del buon vecchio e quella rosa, tenuta in alto col gesto di donarla, ebbero il magico potere di calmare i due innamorati in piena lite. Quando poi egli, volle che tutti e due, insieme, stringessero il gambo con cautela per non pungersi e spiegò con parole vere e forti che cosa dev’essere il “cor unum” di due persone che vogliono amare, così l’amore ritornò vivo come prima. La storia continua ricordando che i due fidanzati tornarono da lui e fu proprio il Santo Vescovo a benedire il loro matrimonio.

La cosa si riseppe e da allora iniziò una interminabile processione per invocare il suo patrocinio sulle famiglie ed il santo Vescovo però, che aveva anche altre occupazioni pastorali, stabilì per quella speciale benedizione il quattordici del mese.

San Valentino pero non è solo il protettore degli innamorati, ma anche dei malati di epilessia. Un documento storicamente redatto intorno al VI secolo ci narra il martirio di Valentino grosso modo in questi termini:  Un’intellettuale di origine greca che aveva fondato una scuola di pensiero a Roma, un certo Cratone, manda a chiamare il vescovo Valentino per chiedergli aiuto. Suo figlio Cerimone è afflitto da una rara malattia neurologica che lo paralizza completamente. Cratone aveva infatti saputo da un amico che il fratello del tribuno Fonteio, afflitto dalla stessa patologia di suo figlio, era stato guarito dal vescovo. Così lo manda a chiamare.  Quando Valentino arriva a casa sua, Cratone si trova davanti il un vecchio vescovo che gli senza ambagi chiede di convertirsi al Dio dei Cristiani. Ma Cratone esita, non riesce a comprendere come sia possibile che uno si salvi per mezzo delle preghiere di un altro e come sia possibile che una semplice acqua possa purificare i peccati degli uomini. Valentino così ha l’occasione di iniziare un dialogo con lui e spiega con tutta franchezza, cosa sia l’efficacia della preghiera di intercessione, e cosa accade nel mistero dell’acqua battesimale, dove non è l’uomo ma è lo Spirito Santo che agisce in essa. Il filosofo Cratone accetta così di convertirsi e chiede a Valentino di pregare per suo figlio.  La storia documenta come il santo ritiratosi da solo in una stanzetta con il giovane malato, prega tutta la notte e ottiene all’alba la sua guarigione completa. Quel segno aprì il cuore a Dio di tutta la famiglia di Cratone ed anche un nutrito numero di scholastici, allievi del filosofo, tra i quali ci sono i giovani Procolo, Efebo e Apollonio e un certo Abbondio, figlio del prefetto di Roma, Furio Placido.  Alla fine però quelle conversioni costarono molto caro al vecchi vescovo, poiché proprio il prefetto di Roma, il padre di Abbondio, lo fece arrestare di notte e di nascosto per timore di sommosse, data la popolarità grande del vescovo e lo fece giustiziare sulla via Flaminia. Procolo, Efebo ed Apollonio ne recuperano il corpo e lo seppellirono a Terni, poco fuori la città. Fin qui la storia e da qui l’inizio del culto universale del santo, patrono degli innamorati e dei malati di epilessia.

Forse ricollocare la festa del 14 febbraio, nel contesto dello sforzo di evangelizzazione che il primo Cristianesimo ha operato nel mondo antico, potrà ridare giusta luce a tutto ciò che è tipicamente cristiano, compresa la festa di oggi, e d’altra parte distinguerlo da ciò che è estraneo al suo messaggio ed alla sua storia.

*Cappellano campus Universitario Magna Graecia Catanzaro.