Catanzaro, Generazione Disagio: il gioco che è anche ironica denuncia

Per la Stagione Ama Calabria, al teatro Comunale di Catanzaro, il disagio dissacrante di Enrico Pittaluga delle attuali generazioni in cerca di identità e occupazione


di Carmen Loiacono

Cinici, dissacranti e completamente scorretti. Sono i quattro protagonisti di “Generazione disagio – Dopodiché stasera mi butto”, andato in scena ieri sera al Teatro Comunale per la stagione di Ama Calabria ospitata dal palcoscenico catanzarese. Insolito, ma divertente come pochi, lo spettacolo vincitore del Roma Playfestival 2015 – per citare solo uno dei tanti riconoscimenti ottenuti -, ha in realtà una impostazione quasi televisiva, o meglio ancora cabarettistica: al posto di una trama, per rappresentare il malessere, il disagio appunto, degli attuali trentenni, Enrico Pittaluga – autore, tra gli attori in scena -, ha scelto genialmente di proporre una sorta di macabro gioco dell’oca.

Tra tiri di dadi, imprevisti, passi avanti e indietro su un grande cartellone, tre degni rappresentanti della generazione del titolo quali il precario – lo stesso Pittaluga -, il laureando al sesto anno fuori corso – Luca Mammoli -, il disoccupato – Andrea Panigatti -, hanno “giocato” per arrivare al premio finale, il suicidio.

Partendo dal fatto che la felicità ci dà più preoccupazioni quando non c’è, invece che essere apprezzata quelle poche volte in cui si fa viva, “Dopodiché stasera mi butto” ha esasperato la sfortuna dei suoi giocatori, mettendoli alla berlina dello stesso pubblico – al quale sono state date palline di gomma da tirare contro gli attori -, all’insegna delle tre “d”, distrazione, disaffezione, disinteresse. Il tutto, ovviamente, in maniera esilarante, con una brillantezza dei testi, supportati da elementi scenici volutamente arrangiati, che ha permesso anche lo scadere del linguaggio – e dei contenuti – nel volgare, senza infastidire. Sì, perché i disagiati non sono solo coloro che stanno sul palco, ma anche quelli seduti nelle poltrone, in platea: gli attori lo ribadiscono sempre, ad ogni risata.

E’ una condizione comune che Pittaluga e gli altri – guidati dal conduttore sui generis Graziano Sirressi –, rivelano nel suo essere comune a tutti, portandoci a ridere di ciò che ci fa sentire inetti. Se da un lato lo spasso è assicurato, dall’altro il riferimento anche solo accennato ai drammi tutti umani, rimane cosa seria: il silenzio gelido della sala all’arrivo alla casella 30, quella della vittoria, quella del suicidio, l’ha detta tutta a riguardo. Così come lo spettacolo l’ha detta tutta su questo gruppo di giovani interpreti: gli attori hanno dovuto necessariamente fare leva su una preparazione notevole per portare in scena qualcosa come questo “Generazione disagio” dai ritmi elevatissimi, dalle citazioni articolate, fino alla interazione con il pubblico che è sempre un banco di prova. Riuscita, per Pittaluga & Co., che hanno saputo anche formulare una lettera d’addio con le parole suggerite dagli spettatori, “armadillo” su tutte. E’ la bellezza del teatro e ieri sera c’era tutta.