Politiche per il Sud,Cgil:governo nazionale e regionale non ci ascolta

"Nelle prossime settimane una serie di iniziative indotte dall’immobilismo e la superficialità dimostrate in questi mesi da chi esercita funzioni di governo"


Dopo Roma, il Territorio e la Calabria. L’eco della grande manifestazione sindacale organizzata nella capitale è ancora vasta. Ma l’inerzia della classe dirigente nazionale e regionale – che continua imperterrita a discutere dei vitalizi o di forme di autonomia differenziata destinate solo a minare unità e coesione del Paese – è sconcertante. L’immobilismo e la superficialità dimostrate in questi mesi da chi esercita funzioni di governo in nome e per conto del popolo ci induce nuovamente a una reazione forte, che si dipanerà già nelle prossime settimane attraverso una serie di iniziative a sostegno delle classi sociali che l’establishment ha dimenticato. Lo si legge in una nota della Cgil area vasta Catanzaro-Crotone Vibo Il Governo centrale continua a non dare ascolto alle nostre richieste che, con la straordinaria manifestazione di Roma e con l’audizione alla Commissione lavoro del Senato (il 5 febbraio), abbiamo formalmente presentato avanzando concrete proposte su Def, Quota 100, Reddito di cittadinanza e Mezzogiorno. Sinceramente, vedere rappresentanti dell’esecutivo nazionale discutere con chi protesta in Francia e non ascoltare invece chi esprime dissenso e avanza proposte nel proprio Paese è davvero preoccupante, visto che dimostra in maniera tangibile la mancanza di coerenza tra ciò che si promette di fare e ciò che (non) si fa. Se a questo aggiungiamo i ritardi e le difficoltà manifestate – e da noi puntualmente denunciate – dalla Regione in chiave di programmazione e gestione delle risorse, non possiamo che essere preoccupati per le tante opportunità che la politica continua a mancare. In questa fase storica segnata da una recessione tecnica che era facile immaginare, proprio qui al Sud si potrebbero realizzare moltissime attività virtuose( a partire dalla valorizzazione dei tiepidi segnali positivi che la Calabria registra sull’ Export annunciati dalla Svimez), se solo si cercasse di dialogare e aprire una proficua collaborazione tra i vari livelli di governo in modo da affrontare coralmente le emergenze che sono sotto gli occhi di tutti – e che se non contrastate adeguatamente rischiano di far implodere l’intero tessuto produttivo, economico e sociale di un territorio già abbastanza debole. Ecco alcuni esempi pratici su cui registriamo colpevoli ritardi, distrazioni e prospettazione di soluzioni inadeguate: emergenza della tendopoli di San Ferdinando (ad ogni morto si convoca un Comitato per l’Ordine e la Sicurezza senza che si possa comprendere mai chi debba fare cosa), questione rifiuti, ciclo integrato dell’acqua, Porto di Gioia Tauro, concreta attuazione della Zes, appropriato utilizzo delle risorse contenute nel Patto per la Calabria e le previste risorse ordinarie per il Mezzogiorno(34%) estese anche ad Anas e RfI, infrastrutture, sanità. Noi siamo convinti che per uscire dall’imbuto nel quale il Paese, il Mezzogiorno e la Calabria sono state ricacciate, occorra mettere insieme le forze che hanno a cuore il destino dei calabresi(a partire dai territori) per aprire una pagina nuova all’insegna di un vero cambiamento. Ciò che noi vogliamo favorire è l’affermazione della Legalità, del Lavoro,dei diritti e dello Sviluppo sostenibile intesi come orizzonte strategico, culturale e politico-ideale per una diversa Calabria. Spesso, abbiamo cercato di coniugare le battaglie sui territori con la richiesta di confronto per favorire l’individuazione di soluzioni condivise. Ma le nostre aspettative sono state disattese. Non per questo arretreremo di un millimetro dai nostri obiettivi e, al contrario, rafforzeremo la nostra azione al fianco di coloro i quali continuano a essere dimenticati dalla classe politica e dirigente. Come Cgil “Area Vasta” siamo impegnati con un fitto calendario di iniziative per sostenere le politiche del lavoro e non solo, sollecitando risposte immediate e adeguate. A partire da mercoledì 20 saremo a Feroleto Antico, alla Sirti,per prendere parte allo sciopero generale dei metalmeccanici per difendere i lavoratori dal rischio di licenziamento che provocherebbe un indebolimento del già fragile tessuto industriale; giovedì 21 terremo un sitin dei lavoratori edili davanti alla Prefettura di Catanzaro per sollecitare lo sblocco di opere infrastrutturali importanti per il nostro territorio; nei prossimi giorni è già previsto un incontro con alcuni sindaci del Vibonese per rilanciare le problematiche delle zone interne e dell’assetto idrogeologico del territorio; giorno 26 incontreremo il prefetto di Crotone per la vertenza dei lavoratori Abramo Customer Care SpA; stiamo inoltre organizzando incontri unitari con i pensionati per proseguire e intensificare una positiva contrattazione sociale e territoriale con i Comuni; il 28 febbraio, con l’Anpi, rifletteremo per valutare il da farsi sull’autonomia differenziata richiesta da alcune regioni del Nord; martedì 12 marzo affronteremo con diverse protagoniste le politiche di genere in una regione che dimostra difficoltà a legiferare sulla doppia preferenza; e già nei prossimi giorni terreno un Focus sulla Sanità a partire da una attenta valutazione sul progetto di legge licenziato dalla Terza commissione regionale circa l’integrazione delle aziende “Pugliese Ciaccio” e Policlinico Universitario “Mater Domini”. In questo percorso fittissimo, animeremo un vero confronto a 360 gradi per proseguire e far vivere le proposte del Sindacato dopo la grande e partecipatissima manifestazione unitaria del 9 febbraio tenutasi a Roma. Per quanto ci riguarda, dunque, continueremo fino a quando non otterremo soluzioni e risposte concrete per migliorare le condizioni di vita delle persone che rappresentiamo e per offrire l’opportunità a tanti giovani di poter restare in Calabria evitando così un consistente abbandono delle energie migliori. Se anche dopo questa lunga sessione di mobilitazione territoriale non perverranno risposte, saremo pronti a rompere i protocolli che ci portano a manifestare in luoghi distanti dal potere e da chi possiede responsabilità dirette le precarie condizioni di vita e di lavoro delle persone. Responsabilità che non esiteremo a denunciare pubblicamente attraverso appropriate forme di lotta sindacale.