Caso Occhionorelli: al via il processo per il decesso a Catanzaro

A carico dei dottori Pasquale Mastroroberto, Giuseppina Mascaro, Luigi Irrera e Pasquale Napoli. Il prof. Savino Occhionorelli dichiara in aula: “tecnicamente mio padre e’ morto come se fosse stato dentro una camera a gas”


 Davanti al Tribunale Penale di Catanzaro, presieduto da Laura Orlando, ha avuto inizio il dibattimento a carico dei sanitari dell’Utic di Catanzaro, rinviati a giudizio con la pesante accusa di aver provocato con le proprie condotte il decesso di Antonio Occhionorelli. Respinte quasi tutte le richieste avanzate dalle difese dei sanitari, rappresentati dai legali  Ioppoli, Romeo, Vista e Savastano, così come richiesto dal Pubblico ministero e dalle parti civili, è stato quindi il momento delle toccanti testimonianze dei figli della vittima, ovvero  Luca Occhionorelli,  e Savino Occhionorelli, rispettivamente assistiti e difesi da Arturo Bova ed Antonio Lomonaco, i quali hanno ricostruito le fasi che hanno condotto alla morte del loro padre. Particolarmente toccante è stato il contributo di Savino Occhionorelli, stimato professionista nel campo della medicina di Ferrara, il quale ripercorrendo le ultime ore di vita del proprio congiunto, alla luce del quadro clinico emerso in cartella, ha così dichiarato in aula “non si sono accorti che non c’era abbastanza ossigeno nel sangue per garantire la sopravvivenza di mio padre e, pertanto, la sua morte è tecnicamente simile a quella che può generare una camera a gas”. Terminate le audizioni, l’udienza è stata aggiornata al prossimo 25 marzo per proseguire con gli altri testi d’accusa, sostenuta in aula dal sostituto procuratore dott. Andrea Buzzelli.