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A Catanzaro il potere mafioso ‘brilla di luce riflessa’

Tiene anche davanti la Corte d'appello l'accusa contro la cellula catanzarese della malavita di Cutro


di Giulia Zampina

In origine era Terremoto. Poi diventò KYterion. Al nord venne conosciuta come Aemilia.  Ma tutto ruota intorno a quella cellula criminale che si forma, come scrivono i giudici. lungo la statale 106.

Ieri la Corte d’appello di Catanzaro ha pronunciato la sentenza a carico degli imputati ritenuti affiliati e sodali della cosca di Cutro agli ordini del boss  Nicolino Grande Aracri accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso e di estorsioni, tentate e consumate coinvolti nel maxi blitz antimafia Kyterion.

La Corte di appello  ha inflitto condanne che vanno dai 14 a 1 anno di reclusione. I giudici di secondo grado, riformando la sentenza emessa il 7 febbraio 2018, hanno sentenziato lievi sconti di pena per Gennaro Mellea detto Piero  condannato a 14 anni e 9mila euro di multa (in primo grado era stato condannato a 15 anni e 12mila euro di multa) ; 7 anni di reclusione per Roberto Corapi ( 9 anni in primo grado), per Alex Schicchitano 6 anni di carcere e 5.800 euro di multa( in primo grado 7 anni di carcere e 7mila euro di multa). Confermata la condanna a carico di Esterino Peta  ad 1 anno di reclusione e 2mila euro di multa. Condanna anche per Dario Cristofaro che era stato assolto in primo grado. 
A colpire, più di tutto per capire come si è evoluta la criminalità nel capoluogo, è che sostanzialmente le accuse contro Gennaro Mellea hanno retto anche davanti ai giudici di secondo grado. 
I GIUDICI HANNO VALUTATO UN FENOMENO.Per ricostruire la conformazione dell’organizzazione catanzarese, peculiare ma non rara, i giudici hanno dovuto procedere con un’attività di tipo logico deduttiva tanto da doversi confrontare  non con la prova di un fatto ma di un fenomeno.
IL VINCOLO CONTINUATIVO CON CUTRO. E’ innegabile, secondo i giudici, che sia esistita un’associazione  criminosa per la formazione e la permanenza di un vincolo  continuativo finalizzato alla commissione di una serie indeterminata di delitti, con la predisposizione comune dei mezzi occorrenti per la realizzazione del programma delinquenziale e con la perdurante consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio criminoso e di essere disponibile ad operare per l’attuazione del comune programma illecito.
I giudici, nela caso di specie, hanno potuto rilevare,  la segretezza del vincolo, l’esistenza di rapporti di comparaggio tra gli adepti, l’uso di un rituale particolare per l’iniziazione dei nuovi associati, il rispetto assoluto del vincolo gerarchico, l’utilizzazione di un linguaggio criptico, l’accollo delle spese di giustizia da parte della cosca.
IL DOPPIO BINARIO DELLA MALAVITA CATANZARESE. L’esistenza della associazione catanzarese si regge, secondo i giudici,  su di un doppio binario: da un lato è diretta promanazione del locale di Cutro, dal quale deriva la forza di intimidazione e le direttive criminali, dall’altro, nella zona del catanzarese, ha avuto un proprio ambito di autonomia costituendo , soprattutto nella zona sud della città, un centro di interessi e ponendosi quale autonoma organizzazione criminale.
DA CUTRO A CATANZARO IL CRIMINE CORRE SULLA SS 106. E così dalle indagini avviate sul sodalizio capeggiato da Nicolino Grande Aracri gli investigatori sono giunti  a ricostruire i contatti che il capo del locale di  Cutro aveva con il responsabile della cellula esistente su Catanzaro che nell’anno 2013 si era imposta sul territorio con una serie di intimidazioni ai danni di attività commerciali nel quartiere Lido di Catanzaro attraverso il posizionamento di bottiglie molotov.
LA POSIZIONE DI BOSS DI NICOLINO GRANDE ARACRI. Dalle ricostruzioni investigative, dalle dichiarazioni dei collaboratori ma, soprattutto, da quella incredibile fonte d’informazioni che è stato lo stesso Nicolino Grande Aracri nel corso delle conversazioni intercettate all’interno della tavernetta e del casale, è stato possibile infatti ricavare, come una sorta di restituzione cartografica, lo schema organizzativo del locale di Cutro.
GENNARO MELLEA ‘IL FIDATISSIMO’ In particolare, come già visto, Nicolino – uomo scaltro e sospettoso – aveva costituito intorno a sé una serie di filtri, limitando al massimo i suoi contatti diretti con gli affiliati. Solo alcuni fidatissimi erano ammessi a colloquio con lui.
Uno di questi era proprio Gennaro  Mellea  che era l’interlocutore di Grande Aracri con riferimento alla criminalità catanzarese il quale all’epoca dei fatti gestiva anche il business della videosorveglianza privata, come rileva dalle carte, essendo titolare di una ditta di videosorveglianza, anche se, nel periodo di osservazione da parte delle squadre di polizia giudiziaria, Mellea era sempre in attività in un maneggio. Ma la dimistichezza con gli impianti di video sorveglainza spiegherebbero anche come, durante tutti gli attentati perpetrati in quegli anni ai danni di imprenditori catanzaresi, le video camere fossero spesso eluse.
L’INTERESSE PER LE VICENDE CATANZARESI.Le intercettazioni ambientali forniscono un fondamentale elemento per comprendere come Nicolino Grande Aracri fosse interessato alle vicende catanzaresi nelle quali interveniva direttamente soltanto in caso di necessità, quando cioè la associazione sul posto non riusciva a risolvere da sola alcune problematiche.
ANCHE LA MALAVITA CATANZARESE HA LE CARATTERISTICHE DELL’ASSOCIAZIONE MAFIOSA. Preme sottolineare sin da subito che questo aspetto- e quindi il forte legame tra il locale di Cutro e la cellula catanzarese- non deve trarre in inganno e far concludere che quella di Catanzaro non abbia le caratteristiche della associazione mafiosa perché priva di una sua reale autonomia decisionale.
L’ingerenza di Nicolino Grande Aracri negli affari criminali delle altre associazioni è caratteristica propria del suo modo di fare crimine, numerosi sono stati i richiami fatti alla gestione indiretta da parte di Nicolino anche del locale di Isola Capo Rizzuto, storicamente ed indubbiamente costruita su base associativa.
La capacità di essere il supervisore degli affari illeciti in un territorio così ampio, non sottrae alle organizzazioni criminali che con il locale di Cutro facevano, e tutt’ora fanno affari, le caratteristiche proprie di una associazione criminale di tipo ‘ndranghetistico.
MELLEA GESTIVA UNA SUA STRUTTURA CRIMINALE.In altre parole, affermare che Mellea agiva per conto di mano di gomma sul territorio catanzarese, non significa escludere in radice, ed a priori, la possibilità che Pierino gestisse una propria autonoma  struttura criminale organizzata proprio al fine di eseguire quel programma criminoso con lui concordato.
PERSONE DOTATE DI SCARSE CAPACITA’ ORGANIZZATIVE E CRIMINALI HANNO ESERCITATO IL POTERE MAFIOSO VIVENDO DI LUCE RIFLESSA La mutualità degli interessi e quindi la comunanza almeno parziale dell’obiettivo criminale tra l’associazione di Cutro e quella di Catanzaro, lungi dal determinare uno svilimento della capacità criminale della cellula catanzarese amplifica, al contrario, la sua pericolosità in quanto la capacità intimidatoria e di assoggettamento proveniente dalla casa madre ha fatto si che anche persone dotate di scarse capacità organizzative e criminali abbiano potuto agire sul territorio di propria competenza esercitando il potere mafioso “brillando di luce riflessa”.