Concorsi, Riccio: ‘Per il Comune laurearsi non serve’

"Nel bandire i concorsi per la copertura di istruttori nell’ambito contabile, a priori esclude chi ha una laurea in materie economiche. Perchè?"


“La politica indirizza, la burocrazia recepisce e se del caso corregge il tiro laddove i politici, umani non tuttologi, possono sbagliare qualche interpretazione. Tutto questo in un mondo ideale”. La considerazione è del consigliere comunale Eugenio Riccio che sottolinea poi. “A Catanzaro la politica indirizza, male, la burocrazia recepisce, peggio. Cosa accade? Che a farne le spese siano sempre i cittadini. Il problema è che questa volta a farne le spese saranno i cittadini più giovani di questa città, quelli che dovrebbero essere la futura classe dirigente, quelli che abbiamo convinto, con gran fatica da genitori, a costruire il loro futuro in questo Capoluogo, orientando la loro scelta di studi verso l’Università Magna Graecia, che ancora una volta formerà magari ottimi futuri manager pubblici che però andranno a fare la fortuna di altre Regioni. Perché? Perché il Comune di Catanzaro, nel bandire i concorsi per la copertura di istruttori nell’ambito contabile, a priori esclude, non ammettendoli, molti di coloro i quali hanno una laurea in materie economiche.

Ora qui non si tratta di fare una guerra tra poveri, dicendo che è  un modo per tutelare i diplomati mettendo a bando dei posti che comunque, lo sappiamo bene, possono essere ricoperti anche da chi  ha il diploma di scuola superiore. Qui si tratta di capire, prima di tutto in senso oggettivo, cosa si intende per meritocrazia e poi che visione prospettica si vuole avere della città anche nella componente sociale e culturale. Meritocrazia, a mio avviso è fornire a tutti le stesse opportunità alla partenza e premiare chi all’arrivo sarà stato più bravo.E’ questa la palestra che dobbiamo far fare ai giovani.

La visione prospettica della città invece è quella per la quale investire nel futuro significa soprattutto investire nei giovani, dimostrargli che restare è meglio che partire, non impoverire la città desertificandola. Perché il problema non è quanto traffico scorra nelle strade, quanti negozi aprano o chiudano, quanti cantieri siano attivi o da attivare, il problema è che questa città è demograficamente crollata tra una crisi generalizzata che ha fatto diminuire il numero delle nascita e per colpa di politiche non lungimiranti che hanno costretto i giovani ad abbandonare. Ci ripensi il sindaco Abramo, ma soprattutto, stia attenta la burocrazia a non svolgere solo il ruolo di scalda poltrone, non abdichi all’importante compito di garanzia della cosa pubblica, vengano revocati in autotutela quel bando, si inseriscano nuove regole per i reclutamento di coloro i quali formeranno la nuova classe dirigente di una città che non può permettersi una emorragia di risorse umane”.