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Riforma sulla crisi di impresa, cosa prevede la nuova legge? (VIDEO)

Se ne è parlato in un seminario organizzato da Confindustria Catanzaro nel corso del quale è stata spiegata la norma ed i primi articoli applicabili dal 15 marzo


Non solo le grandi aziende, ma soprattutto le medie e le piccole imprese saranno coinvolte dalla riforma legislativa che riguarderà la crisi d’impresa e dell’ insolvenza. Dal 15 marzo saranno immediatamente applicabili i primi 16 articoli anche se la norma che in sostanza riforma la parte del codice civile che riguarda il vecchio “Fallimento”, la cui parola sparirà definitivamente, anche per alleggerire la posizione dell’imprenditore che certamente non vuole assolutamente trovarsi in quella posizione, ne contiene circa 390. Un modo anglosassone di approcciare alla materia e per non mettere l’imprenditore in crisi, in ancora più in crisi. Questo lo spirito del legislatore.

A spiegare la norma che sarà già attuativa e che per i restanti sarà soggetta a discussioni nei prossimi mesi, Aldo Ferrara, presidente di Confindustria Catanzaro, Maurizio Ferrara, segretario generale della Camera di Commercio di Catanzaro, figura che presiederà anche l’organismo che andrà a comporre lo stato di crisi delle diverse aziende, Enrico Mazza di Unindustria Calabria e Lorenzo Pagliuca, delegato nazionale sul fisco di Piccola industria.

“La normativa – ha spiegato Aldo Ferrara – è stata pubblicata il 14 febbraio e per alcuni aspetti sarà operativa dal 15 marzo e sarà fortemente impattante sulle imprese, in termini di costi, perché bisogna procedere ad una modifica degli statuti, in termini organizzativi perché bisognerà implementare dei modelli sulla base di indici che fanno emergere quando una impresa sta per entrare o è entrata in uno stato di crisi, in termini di rischi e di responsabilità per gli amministratori. Per questo noi accendiamo i riflettori sulla normativa prima ancora che abbia attuazione perché i nostri imprenditori e i loro consulenti siano consapevoli di ciò che comporterà”.

Le imprese dovranno, dunque, utilizzare intelligentemente i 18 mesi di tempo per correre ai ripari e adeguarsi a quello che la norma della riforma prevede. 

“La legge – ha rimarcato Enrico Mazza – non è rivolta solo alle imprese in crisi, ma anche a tutte le altre. Vorrei inoltre precisare che qualsiasi tipo di impresa di qualsiasi forma giuridica e dimensione è coinvolta. Mi sono domandato spesso se è una minaccia o una opportunità per le imprese e le professioni. Lo spirito del legislatore è quello di favorire l’esercizio dell’impresa. Quello dell’alert è quello di intervenire a tempo debito per cercare di superare la crisi e garantire la continuità aziendale. Quello che mi domando è se lo spirito con cui si accoglierà la norma sarà uguale per tutti”.

La Camera di commercio è chiamata in prima linea dalla legge perché proprio lì saranno istituiti gli organi per gestire le crisi delle imprese. “Non bisogna mai dimenticare, però – ha detto Maurizio Ferrara – che il fallimento è un incidente di percorso e se l’imprenditore è in buona fede ed ha la volontà di sanare e di uscire dalla situazione in cui si trova dando continuità aziendale, l’impresa è un bene pubblico, rappresenta occupazione, impresa sociale, è come tale deve essere salvaguardato. Questo è lo scopo della norma, ancora in fase di interlocuzione”.

Ma a cosa serviranno questi procedimenti di Alert? Lo ha spiegato Lorenzo Pagliuca. “I procedimenti di allerta serviranno per poter consentire alle imprese sane una giusta continuità e consentire ai meno fortunati una riabilitazione veloce nell’interesse di un sistema Paese che ha bisogno di costruire e investire. Non è penalizzante, ma un cambiamento che aspettavamo da tanti anni”.