Studenti di oggi e ieri per l’ultima lezione del ‘prof’ Cimino(VIDEO)

Il commiato di Franco Cimino dopo 45 anni di insegnamento davanti a una platea commossa ed emozionata 


Giornalista, professore di filosofia e scienze umane, poeta, scrittore ed attento osservatore delle dinamiche sociali alle quali partecipa attivamente , probabilmente, ciò non basterebbe a delineare la figura di Franco Cimino. Catanzarese doc e profondo amatore della sua città,  sempre pronto ad esprimere con spontaneità le sue valutazioni su svariate argomentazioni come la politica che ha sempre seguito, la cultura ed anche il sociale. Una giornata particolare quella di oggi, per Franco Cimino, che ha visto il suo svolgersi nella mattinata odierna nell’Auditorium dell’Istituto Enrico Fermi nel quartiere Lido. Parafrasando oggi è stata “l’ultima lezione” di Franco Cimino, un commiato da quella scuola che lui ha tanto amato, dedicandole quarantacinque anni di attività che si traducono soprattutto in quell’amore che lui ha donato a tutti i suoi studenti.

Una sala gremita, a seguirlo nel suo discorso, con gli studenti di oggi, ma anche quelli di “ieri”, tutto il corpo docente, i presidi e il Dirigente Scolastico dell’Istituto E. Fermi, Rita Agosto. Presenti, inoltre, Monsignor Bertolone e Monsignor Antonio Cantisani, mossi da quel profondo affetto che li ha sempre legati al professor Cimino. Presentato da un alunno, Riccardo Montanaro, Franco Cimino nel suo particolare discorso di “commiato”, ha toccato vari punti quasi a voler delineare il suo iter scolastico finalizzato a trasmettere importanti valori. Ripercorrendo “trame” filosofiche, parla “dell’infinitezza dell’essere umano”, che è preposto a svolgere un’attività “infinita”. Il lavoro, quindi, quale punto di interesse primario quasi dimenticando l’evolvere del tempo.

Ma, a dare grande vitalità al proseguo del suo discorso è una tematica suggerita dagli stessi studenti : l’amore. Un amore che, come egli sottolinea, è proprio la scuola ad infondere, rinnegando la violenza, la distinzione fra ricchi e poveri e riconoscendo invece l’uguaglianza fra le persone. Un amore che, come evidenzia, libera dalla vanità del possesso e dalla tentazione di essere al centro del mondo, un amore che va verso la “bellezza”. Quella “bellezza” che lui cita, quale mezzo per poter ammirare ancor meglio la nostra bella città e per la quale lui ha un particolare amore, vivendo nel centro storico, ma recandosi sovente anche nella sua “marina”.

Durante il suo discorso, un significativo riferimento alla nostra “ Costituzione”, quale depositaria dei “diritti” della persona e nei quali si riscoprono quei valori come il rispetto e l’amore degli uni verso gli altri. In tutto ciò, egli ribadisce che la scuola ha una grande valenza, al fine d’impartire quei valori necessari per un iter futuro, ciò può avvenire mai scindendo il “ragazzo” dallo “studente”, ma viceversa unificando questi due “elementi” essendo entrambi fondamentali. Quasi a chiusura del suo discorso, un ringraziamento ai suoi studenti per quello che gli hanno donato, perfezionandosi come insegnante ma anche come padre delle sue due figlie, Francesca e Ludovica, entrambe presenti in sala con la nonna materna. A conclusione del suo intenso discorso, si rivolge direttamente ai suoi alunni: “ Sognate alto e non smettete mai, non vi dico “addio”, perché quando sognerete è la che noi ci ritroveremo e saremo felici di esserci amati!”. Un rapporto molto intenso quello di Franco Cimino ed i suoi alunni, quasi considerati come dei “figli”, grande infatti, la commozione degli studenti che nel saluto finale hanno voluto dedicargli dei pensieri di affetto. Unitamente, un pensiero amorevole verso il papà è stato letto dalle figlie Francesca e Ludovica in segno del grande amore che li unisce. La figura di Franco Cimino, non può che definirsi una presenza importante e significativa, unendo professionalità ed amore per la sua città, certi che il suo commiato sarà solo “simbolico” poiché la sua “opera” avrà senza alcun dubbio un proseguo.

Elisa Giovene 

Ho conosciuto Franco Cimino nel settembre del 2009. Ero appena approdato all’ufficio stampa del Comune di Catanzaro senza sapere nulla del mondo (complesso) di Palazzo De Nobili. Quando mi vide seduto alla mia scrivania, mentre qualcuno mi guardava con sospetto e qualcun altro chiedeva lumi sulla mia presenza, venne subito a congratularsi. Era sincero. Mi seguiva ai tempi di Telespazio, delle mie trasmissioni di approfondimento, mi disse. E io replicai affermando che avevo apprezzato i suoi discorsi nella (sfortunata) campagna elettorale che non lo portò a diventare sindaco per una manciata di voti. Insieme abbiamo condiviso gli ultimi anni dell’Amministrazione Olivo nella quale ho avuto modo di ammirarlo quando prendeva la parola nei Consigli Comunali. O quando arrivava in ufficio, mentre il mio turno di lavoro era ormai finito, e mi sottoponeva i suoi comunicati: inviti alla lettura che necessitavano solo di essere inviati. Mi affascinava il suo modo di affrontare le problematiche che erano all’ordine del giorno. Sempre elegante e gentile nei modi, sempre arguto nel motivare le sue ragioni. Un fine politico, uno straordinario intellettuale che ha formato, per fortuna, diverse generazioni di ragazzi grazie alla sua professione di docente. Che, nonostante l’impegno politico di quegli anni, non ha mai messo in secondo piano. Oggi la scuola catanzarese lo saluta. Comincia per lui quella che molti francesi chiamano anche “grande vacance”, un modo più suggestivo per indicare la pensione. Una “lunga vacanza” che, ne sono certo, Franco vivrà ancor di più con quella voglia di impegno sociale e politico utilissimi alla nostra città. Perché lui è un innamorato pazzo (e senza interessi) di Catanzaro. E quando ne scrive emerge tutto questo amore. Auguri Franco. E grazie per quello che hai dato e che darai ancora alla nostra comunità.

Davide Lamanna