Arresto sacerdoti, botta e risposta Curia Mileto-Nicola Gratteri

'Accuse inesistenti, quereleremo'. Il Procuratore: ci sono prove contro di loro


Botta e risposta Procura di Catanzaro-Curia di Mileto sulla vicenda dei due sacerdoti del Vibonese arrestati per minacce e tentata estorsione aggravata. La curia ha rdifeso a spada tratta minacciando querele, Gratteri ha risposto costruendo tutta la vicenda «Al contrario di quanto apparso sulla stampa, – ha sostenuto la Curia- non è stato don Maccarone a minacciare il debitore, evocando l’intervento di chissà chi, ma è stato questo a raggirare il sacerdote e a tentare ogni ricatto registrando a sua insaputa conversazioni telefoniche, il cui contenuto è stato artatamente alterato e articiosamente interpretato no ad accusarlo di messaggi a sfondo sessuale con la glia disabile e cose del genere, con minaccia per di più di rendere pubblici quei messaggi». «Il tutto finalizzato chiaramente a trovare una scusa e non restituire il denaro” “È grave ed immorale da parte di un padre giocare con la onorabilità di una figlia per soldi. Capito il soggetto e vista l’impossibilità di riavere il denaro prestato, don Maccarone e De Luca hanno inteso tagliare completamente i ponti con il debitore rinunciando a tutto il dovuto. In risposta il tale ha provveduto ad inventare un’accusa inesistente e a denunciare alla Dda la falsità dell’accaduto, per di più con l’aggravante maosa». «L’unica “vera” verità – ha sottolineato la Curia – è che i due sacerdoti, spinti da carità cristiana, hanno inteso aiutare e venire incontro alle richieste disperate del signor R. M., come si evince dalla dichiarazione dello stesso, dandogli in prestito “grazioso”, in data 11 ottobre 2012, la bella somma complessiva di 8.950 euro, quale acconto per pagare un debito da lui contratto. La predetta somma non è stata mai restituita, come non è stato pagato il resto del debito, a dire dello stesso interessato». «Circa l’accusa di violenza e di tentata estorsione di stampo maoso usata da don Maccarone nei confronti del debitore – afferma la Diocesi – è senza riscontri nella realtà. Avere un parente che conosce il tale dei tali, non signica avere legami e rapporti di frequentazione con certi ambienti. Le elucubrazioni evocative di senso contrario sono frutto di fantasia e di malevolenza di chi le ha costruite e le ha messe.

La risposta di Gratteri: E con una nota ufficiale, il Procuratore della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri è intervento sulla vicenda contestando che si tratti di accuse “senza riscontri nella realtà”, come sostenuto lo stesso giorno da un comunicato della Diocesi di Mileto. “I plurimi accertamenti compendiati nel fascicolo delle indagini preliminari – ha sottolineato Gratteri – recano oltre alle iniziali registrazioni versate in atti dalla vittima della vicenda estorsiva, le acquisizioni dei tabulati telefonici, gli esiti delle attività tecniche di intercettazione, nonchè le dichiarazioni delle persone informate sui fatti”. Dalle intercettazioni, fa presente Gratteri, emerge che don Graziano Maccarone, segretario particolare del vescovo di Mileto, “si era attivato per recuperare” una somma di denaro data in prestito a un conoscente, Roberto Mazzocca, “percorrendo quella che lo stesso prelato definisce la cosiddetta ‘strada parallela’”. In particolare, rivolgeva a Mazzocca “delle minacce esplicite, comunicate tramite don Nicola De Luca (il quale avrebbe dovuto fargli sapere che ‘se dovesse partire la macchina non si fermerà più’, avvisandolo di ‘stare attento, che avrebbe fatto una brutta fine’) e in ultimo”, dopo aver preso contatti con soggetti di Nicotera Marina, tra cui il cugino Tomeo Antonio Giuseppe, vicino a Mancuso Pantaleone, riferiva all’amico sacerdote di “mettersi da parte”. Maccarone poi informava De Luca – nelle date del 18 marzo e del 26 marzo 2013 – “che sarebbero intervenuti direttamente ‘i suoi cugini’ e avrebbe recuperato il denaro ‘per vie traverse’, specificando altresì che si era ‘mosso con i suoi canali’, che ‘aveva informato la cerchia che lui sapeva’ e che fosse stato per la sua volontà, li avrebbe mandati quella notte stessa a picchiare il Mazzocca”. Ma, prosegue la nota di Gratteri, le persone alle quali si era rivolto “gli avevano detto ‘non è il momento…perché ora il fuoco è troppo alto e ci bruciamo tutti…perché se agiamo…questo fa una piccola cosa…a voi rimane la macchia…non è che non vi rimane!!! Quindi non è ora…cercate un compromesso per temporeggiare e poi interveniamo…'”. “Tale ricostruzione specifica dell’evoluzione dell’indagine è resa pubblica – ha concluso Gratteri – al fine di dare massima trasparenza all’azione della Procura della Repubblica e della Squadra Mobile di Vibo Valentia, che hanno operato senza ‘artatamente alterare e artificiosamente interpretare’ le risultanze oggettive confluite nel fascicolo delle indagini”, come invece sostenuto dalla Diocesi calabrese.