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Nei ruoli chiave di alcune istituzioni a Catanzaro ‘vincono’ le donne foto

Al di là dei luoghi comuni e di alcune battaglie più di forma che di sostanza, il capoluogo, dal dato anagrafico a quello istituzionale è certamente una città woman friendly, con la sola eccezione della politica 


Di Giulia Zampina

Chi considera la cosiddetta parità di genere solo una questione di declinazione di sostantivi al femminile, anche quando la grammatica griderebbe vendetta, o un fatto di ‘pari opportunità’ delle poltrone, è evidente che non si è mai guardato intorno, è chiaro che ha poca dimestichezza con la vita quotidiana e con le istituzioni diverse dalla politica a cui tutti aspirano ma in cui pochi e poche sono disposte ad impegnarsi veramente.

La bellissima installazione di Nuccio Loreti, in quel di Bellavista, come omaggio alla donna e a Catanzaro, se strettamente rapportata alla vita della città, sollecita una riflessione non da poco.

La recente affermazione elettorale di Amalia Garzaniti alle ultime votazioni per il rinnovo del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Catanzaro, ravviva l’immagine di una città che è, per usare delle espressioni tanto care alla modernità, woman friendly.

Già il dato anagrafico racconta di una città in cui su  88.615 abitanti ben 46.419 sono donne contro i 42.196 uomini.

E se è vero che bisognerà aspettare ancora qualche giorno per spere se l’impegno di Amalia Garzaniti sarà premiato con la sua designazione a presidente degli avvocati, così come è stato premiato il merito in termini di voti, guardandosi intorno si vede che già un altro ordine professionale, quello dei dottori commercialisti, ha scelto una donna, Rosa Maria Petitto.

La Questura e la Prefettura di Catanzaro sono guidate da due donne, Amalia Di Ruocco e Francesca Ferrandino, che hanno accanto; nei posti chiave, quelli dei rispettivi uffici di gabinetto, altre due donne, Anna Palmisano e Lucia Iannuzzi.

A conferma del fatto che dove il merito, l’impegno, il lavoro certosino contano e vengono riconosciuti, le donne ci sono non come specie protetta o da proteggere, ma come protagoniste attive della vita della comunità in cui vivono ed interagiscono. E anche il dato riferito all’età è del tutto positivo, perché la media delle donne che ricoprono posti di responsabilità è di 50 anni, che, stando alla tendenza della società moderna, è una fascia d’età che batte quella degli uomini che invece sono saldamente seduti su alcune poltrone da tanto di quel tempo da farli sembrare più anziani della loro stessa età. Lo stesso dicasi per molte giovani donne che arricchiscono in maniera sostanziale la classe imprenditoriale catanzarese. È di tutta evidenza che se il termine di paragone resta la politica, locale e nazionale, poiché almeno quella europea non sembra porsi il problema della differenza di genere nei ruoli chiave, allora c’è poco da stare allegri in tal senso. Restando ai fatti di casa nostra, la parità nelle ultime elezioni amministrative è stata “garantita” per legge, il consiglio provinciale è del tutto in giacca e cravatta a causa di una cervellotica normativa che premia gli amministratori tra i quali però ci sono poche donne. Lo stesso vale per molti altri ordini professionali guidati da anni da uomini, che per altro succedono a loro stessi senza la possibilità di un ricambio che non sia solo di genere ma anche di linea.

Però, guardando a Catanzaro in chiave propositiva, è possibile affermare che il segnale verso il cambiamento rispetto alla tanto paventata parità di genere, è positivo e ben augurante.

E, al di là di quelle che saranno le decisioni collegiali prese in seno al consiglio dell’ordine degli avvocati sulla successione a Pino Iannello, un bel risultato è stato raggiunto, bisogna solo sperare che non venga disperso.