Colpì alla testa per errore compagno di caccia: condannato

Omicidio colposo, otto mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena e 850mila euro di risarcimento danni ai familiari della vittima che si erano costituiti parte civile


di Antonio Capria

Otto mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena e 850mila euro di risarcimento danni ai familiari della vittima che si erano costituiti parte civile. E’ arrivata oggi la sentenza di condanna per omicidio colposo a carico del cacciatore Giuseppe Scialpi, pugliese di nascita ma residente a Catanzaro, che il 30 dicembre del 2017, nel corso di una battuta di caccia al cinghiale nel Comune di Amato, si era reso responsabile della morte del suo caposquadra, il pensionato Enel 64enne Giuseppe Mamone, raggiunto da un colpo di carabina calibro 38. 

Un incidente di caccia che aveva sconvolto il piccolo centro del Catanzarese, dove la vittima era conosciuta e stimata da tutti. 

Nel corso del processo con rito abbreviato, celebrato davanti al gap Paola Ciriaco, si sono costituti parte civile i familiari della vittima patrocinati dall’avv. Anselmo Torchia.
Secondo l’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Stefania Caldarelli, Scialpi non solo si sarebbe spostato dalla posizione a lui assegnato dal capo squadra, ma avrebbe sparato senza avere le perfetta visione del bersaglio

Secondo i difensori, gli avvocati Enzo De Caro ed Armodio Migali, l’imputato non aveva mai abbandonato la propria postazione mentre, al contrario, vi era la prova che la vittima non aveva comunicato agli altri cacciatori la propria postazione e che anzi egli era solito spostarsi da una parte all’altra dell’area sulla quale si svolgeva la battuta di caccia. Sempre secondo i difensori la vittima non indossava il prescritto gilet di colore arancio ed anzi indossava un gilet di colore verde ed un cappello di colore grigio, rendendosi così difficilmente individuabile dagli altri cacciatori.

Al termine dell’udienza la sentenza di condanna.